Voto all’estero: finalmente è realtà

Coronato il desiderio degli Italiani nel mondo. Una battaglia durata cinquant’anni.
E, per gli scettici, l'opzione del voto in Patria

Data storica, il 20 dicembre del 2001, per gli Italiani all'estero. Si è avverato un sogno, meglio, il sogno che sembrava destinato a restar tale: partecipare alla vita politica della Patria senza l'obbligo di un rimpatrio fugace e costoso, a volte - dipendeva dalle distanze - impossibile. Finalmente è legge, possiamo votare restando nel nostro Comune di residenza, affidare alla posta le nostre scelte, diventare a tutti gli effetti cittadini di serie A e non sentirci più umiliati da chi ci definiva, nelle ricorrenze obbligate, "Ambasciatori d'Italia", salvo poi negarci, sotto mille pretesti, quel diritto politico che la cittadinanza, per Costituzione, ci accordava.
E' stata una lunga battaglia, quella che l'on. Tremaglia, oggi Ministro degli Italiani nel Mondo, ha condotto dal lontano 1955, quando, con il sen. Ferretti, presentò per la prima volta al Parlamento un disegno di legge con il quale concretizzare il voto all'estero. Chiedeva per noi, allora, il solo diritto attivo, cioè la possibilità di eleggere; il diritto passivo, ossia essere eletti, essendo inimmaginabile. Non passò e non passarono le successive proposte, una per ogni Legislatura, tutte affondate o da un voto negativo o da uno scioglimento anticipato delle Camere. Oppure "dimenticate". E solo Dio sa se le motivazioni dietro le quali, di anno in anno, tutte le forze di centro e di sinistra si trinceravano a sostegno della loro opposizione - tempi non maturi, scarsa conoscenza da parte degli emigrati della nostra politica, mancanza di Anagrafe degli espatriati, rischio di ribaltamento dei risultati nei collegi nazionali, o altro - non nascondessero invece interessi più personali e di partito. E fu così che alle speranze della prima generazione si sommarono le delusioni della seconda e l'indifferenza della terza.
Ma si continuò a parlarne, anche perché l'on. Tremaglia non dermodeva. Ne aveva fatto un punto di onore al quale sacrificò, via via, le originarie intenzioni: dal voto puramente attivo passò, per convincere le sinistre, a quello passivo, con l'istituzione di una circoscrizione estera. Rinunciò alla preferenza per il voto in Consolato, vincendo le proprie riserve su quello per corrispondenza. Accettò, senza troppo protestare, la riduzione della rappresentanza dell'emigrazione da 30 (20 camerali e 10 senatori) a 18 (rispettivamente 12 e 6). Acconsentì a far partecipare alla presentazione dei nuovi disegni di legge i partiti avversari, condividendo così il "merito" dell'innovazione. Ma continuarono, lui ad incassare sconfitte, gli Italiani all'estero ad aspettare, e sull'uno e sugli altri cadde a più riprese, come nel 1995 o nel 2000, la doccia fredda di un nuovo rinvio, di un inaspettato smacco, di tempi tecnici imprescindibili, di una Legislatura che arrivava a termine. Sembrava una farsa e forse lo era.
Ora siamo finalmente arrivati in porto. La nuova legge ci regala, per le politiche e per i referendum, una circoscrizione estera unica, con quattro ripartizioni elettorali: Europa (compresa Federazione Russa e Turchia), America del Centro e del Nord, America del Sud, Africa+Asia+Australia+Antartide, in ognuna delle quali ci sarà un eletto con il maggioritario, gli altri con il proporzionale. Si voterà per corrispondenza, mediante plichi preaffrancati, uno per ogni elettore, inviati dai Consolati e a questi rispediti entro le 16 (ora locale) del giovedì antecedente le elezioni in Italia, pena l'incenerimento. L'inoltro in Italia è fatto con valigia diplomatica, lo spoglio avverrà contemporaneamente a quello nazionale. Identiche le incompatibilità (per es. rappresentanza parlamentare in un altro Stato), l'impossibilità di iscriversi in più liste, l'imposizione delle 500-1000 firme per la convalida delle candidature, le scadenze per la presentazione delle liste; la campagna elettorale si svolgerà secondo gli accordi che lo Stato italiano firmerà con i diversi Paesi. Sempre per corrispondenza, mediante moduli inviati dagli uffici consolari, avverrà, entro un anno dalla data in vigore della legge, l'aggiornamento dell'Anagrafe. Vengono meno, ovviamente, le agevolazioni di viaggio.
Tutti felici, dunque? No. Qualcuno ritiene che il voto passivo sia inutile e dannoso: cosa possono fare 12 camerali espatriati contro 618 stanziali - o 6 senatori contro 309 -, magari senza padronanza linguistica e neppure uniti da un unico obiettivo, sia per differenze partitiche e di coalizione, sia per le diversità di esigenze dei diversi collegi elettorali, se non cedere all'inevitabile scambio di favori che sa di ricatto? E gli eleggibili come faranno a farsi conoscere dagli elettori, che sono circa 3 milioni? Altri insistono sul costo dei rimborsi viaggi settimanali che la rappresentanza dall'estero comporterà all'erario, quindi ai contribuenti in Patria. O sull'inevitabile ignoranza dei giochi politici (perfino Berlusconi, nel 94, ne pagò lo scotto!), magari della Costituzione, dei regolamenti parlamentari, forse delle necessità nazionali e di quell'interesse collettivo che deve, o dovrebbe, avere la precedenza su quelli di parte.
Non sono in pochi a criticare la "rivoluzionaria" innovazione. A parlare con l'emigrato, l’anonimo, quello senza cariche ufficiali in Comites, Associazioni, Comitati, patronati et similia, si sbatte spesso contro due costanti: o il disinteresse per la politica italiana o il rifiuto dei collegi esteri. Forse per tacitare gli scettici, è prevista l'opzione per il voto in Italia, previa comunicazione scritta agli Uffici consolari (entro il 31 dicembre dell'anno precedente alle elezioni o, in caso di fine anticipata della Legislatura, entro 10 giorni dall'indizione delle nuove elezioni). Alla prossima votazione, dalla partecipazione alle urne, dal numero di quanti avranno optato per il voto in Patria, e dai risultati del primo Parlamento con 18 rappresentanti degli Italiani all'estero si vedrà se hanno ragione gli scettici o se ha avuto ragione Tremaglia.

Egidio Todeschini

4 gennaio 2002