La vittoria del
Bene sul Male
La
società del terzo millennio cambia, ma ancora non si
affranca dagli errori di Adamo. Dalla Pasqua un messaggio
di speranza
In Quaresima è tradizionale linvito
della Chiesa allastinenza e al digiuno. E' un
impegno che prendiamo con noi stessi per prepararci alla
Pasqua, e magari lo manteniamo rinunciando, per esempio,
al cioccolatino, alla sigaretta, al caffè. Ma ne
afferriamo appieno il valore? Siamo certi di non
assoggettarci a quel piccolo sacrificio giusto per
mettere a tacere la coscienza, salvo poi continuare nella
vita quotidiana a cedere alle seduzioni del consumismo,
del potere e del prestigio? Quante volte ci ricordiamo
che "non di solo pane vive l'uomo"?
Significative, a questo proposito, due letture della
Messa della prima domenica di Quaresima, tratte una dalla
Genesi (3,1 e seguenti), l'altra dal Vangelo di Luca (4,1
e seguenti). Di primo acchito è difficile leggere la
correlazione tra il peccato originale e i quaranta giorni
di digiuno e di preghiera che il Cristo trascorre in
preparazione del sacrificio che l'attende: l'Eden, ove
Dio ha posto i nostri progenitori, è un giardino
rigoglioso e verdeggiante che offre riparo e
sostentamento all'uomo; Gesù invece si ritrova in un
deserto ove la vegetazione non cresce e il vento non fa
stormire le foglie, muove solo la sabbia. Nel Paradiso
terrestre Adamo si lascia convincere dalla compagna a
mangiare del frutto del Bene e del Male; il Figlio della
Vergine, al contrario, sa resistere alle tentazioni del
diavolo. Là i nostri capostipiti scaricano le proprie
responsabilità, addebitandole lei sull'animale
tentatore, lui sulla capacità persuasiva di Eva; qui Gesù
trae la sua forza dalla parola di Dio. Agli uni arriva la
condanna ad una vita di lavoro e di sofferenze, l'Altro
invece è alla fine servito e riverito.
Sono differenze sostanziali. Dovremmo riflettere su quel
"giardino" bello, vivo e tranquillizzante che
l'uomo trasforma in "deserto" spoglio, sterile
e desolante, a dispetto della sua intelligenza. Dovremmo
cogliere la natura delle tentazioni - il prestigio, la
presunzione della conoscenza, la voglia di potere - con
le quali il Maligno insidia ognuno di noi, compreso il
Cristo nella sua identità umana. Dovremmo comprendere il
significato di quel continuo riferimento alla Parola del
Signore: solo ascoltandola si trova la via della salvezza.
Perché l'Onnipotente ci ha riconosciuto il libero
arbitrio, cioè la libertà di scegliere il cammino che
porta alla perdizione o alla vita eterna, ma ci ha
fornito anche il "cartello segnaletico" delle
Sacre Scritture e l'esempio del Figlio, che aiutano a
seguire la strada giusta.
Invece la perdiamo spesso, sia come individui sia come
società, magari senza neppure accorgercene. La perdiamo,
la strada, quando applaudiamo o semplicemente non
protestiamo di fronte a certi progressi della scienza e
della tecnica, per esempio la clonazione o la correzione
genetica, che offendono il principio stesso del dono
divino della creazione. Quando stimoliamo, con il nostro
silenzio e forse con il consumo, la ricerca medica
diretta più a soddisfare i capricci degli opulenti (l'elisir
di lunga vita, il Viagra, la pillola del giorno dopo) che
non i bisogni dei poveri. Quando chiediamo allo Stato la
laicità delle legislazioni sul divorzio, sull'aborto,
sulla fecondazione artificiale in nome di una libertà
civile che contrasta con il nostro essere cristiani. La
perdiamo, la strada giusta, quando viviamo con
indifferenza il crescente divario tra ricchezza materiale
e povertà morale; quando restiamo insensibili al grido
di dolore che ci viene da popolazioni torturate dalla
guerra, dall'indigenza, dal totalitarismo, dal fanatismo,
alle quali sappiamo offrire solo l'umiliazione
dell'elemosina o la solidarietà senza costrutto di Porto
Alegre (è forse "cristiano" chi sovvenziona i
no-global in giro per il mondo, invece di dedicare la
propria disponibilità a chi ha veramente fame? Ed è
credibile il terzomondismo dei no-global che spendono e
distruggono, senza con ciò alleviare le miserie dei loro
protetti?). La perdiamo quando non stimoliamo i nostri
governanti a cogliere la giusta indignazione del Santo
Padre nel constatare che, nel Forum sociale affiancato
alla Convenzione per la Costituzione europea, mancano i
rappresentanti delle religioni in genere, di quella
cristiana in particolare.
E' triste pensare che tra qualche giorno sarà Pasqua e
che a Gerusalemme, ove il Cristo è risorto per vincere
il Male, c'è ancora il deserto creato dall'invidia,
dalla sopraffazione, dall'odio, dalla voglia di prevalere
a tutti i costi. Ma è anche sconsolante pensare che, avendo
noi occidentali progredito, anche per effetto
dell'insegnamento cristiano, nella scienza, nella
tecnica, nella stessa democrazia per ottenere il diritto
ad una vita migliore, non sentiamo più il dovere
di vincere pigrizie, egoismi, presunzioni e paure. Quindi
di vivere la Pasqua non come festa da passare "con
chi vuoi" ma come dono per riconquistare quell'Eden
che le nostre debolezze ci hanno fatto perdere.
Egidio Todeschini
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