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Vigilare sugli immigrati e aiutare i poveri I clandestini sono in continuo aumento ed anche i casi di criminalità. I rimedi governativi limitati da polemiche e dal sistema giudiziario
In Italia, il problema dell’immigrazione, clandestina o meno, è diventato uno degli argomenti predominanti, sul quale s’imbastiscono ogni giorno ipotesi, promesse, accuse, polemiche e le immancabili manifestazioni di piazza. A renderlo più scottante del solito contribuiscono l’incremento degli sbarchi, soprattutto a Lampedusa (38.000 nel 2008, come dire l’80% in più rispetto all’anno precedente); l’aumento della criminalità a firma di stranieri (secondo dati forniti dal precedente Ministro degli Interni, Giuliano Amato, il 68% dei borseggi, il 51% dei furti nelle abitazioni e il 39% delle violenze sessuali); l’ambiguità di alcune leggi; la bonomia di qualche giudice; i lunghi tempi processuali; i contrasti, molto polemici e poco concreti, dei politici. Aggiungiamoci il ricorso a mano d’opera straniera pagata in nero e il quadro è completo. Un quadro negativo che necessita di provvedimenti urgenti, da prendere senza lasciarsi trasportare dalla malafede o dal pregiudizio ideologico, e che logora il senso di sicurezza dei cittadini che, sottoposti ad angherie criminali di ogni genere, reagiscono, a volte, con barbari atti di xenofobia, quando non di vero razzismo. Eppure, educati dalla Storia ad accogliere ed accettare il forestiero e dalla religione ad amare il prossimo, gli Italiani, che conoscono per esperienza diretta il dramma dell’emigrazione, non mancano di comprensione e benevolenza nei confronti degli stranieri. A suscitare paura sono i clandestini, attualmente circa 540mila (ma non si hanno cifre esatte in merito). Solo alcuni sono delinquenti, ovvio: la maggior parte è gente che ha pagato a caro prezzo un passaggio via mare sperando di poter finalmente sfuggire alla miseria o alle tirannie di cui soffriva in Patria. Persone che hanno vissuto le peripezie di un viaggio infernale, a volte la morte di un familiare o di un amico; patito la "prigionia" in un Centro di prima accoglienza (Cpa), dai quali, a volte, si sottrae con la fuga; o, spazientiti per l’attesa di più mesi necessari per farsi riconoscere lo status di rifugiato politico, protestano, come ha fatto giorni fa a Massa, nel centro della Croce Rossa Italiana, una cinquantina di loro, qui trasferiti dal Cpa di Lampedusa. Gente bonaria alla quale, però, si aggiungono i violenti, i ladri, i delinquenti per natura o per tradizione culturale. In teoria possono essere mandati via; in pratica le espulsioni sono scarse (uno ogni 10) e ciò per diversi motivi, tra i quali la difficoltà di appurare il Paese di origine (nel 2006 solo per 8.298 irregolari) o perché i clandestini, ricevendo solo il cosiddetto foglio di via, poi s’imboscano. Dice niente che, sempre nel 2006, gli invitati ad allontanarsi furono 77.562, ma solo 2.396 abbandonarono veramente l’Italia? Tra i violenti, i Rom commettono i delitti più odiosi, omicidi (15,4%), violenze sessuali (16,2%), rapine in casa (19,8%), furti d’auto (29,8%), estorsioni, traffico di droga, sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani. Sono liberi di entrare ed uscire dall’Italia, perché cittadini dell’UE, ma restii a lavorare, inclini ad educare, al furto e all’elemosina, figli e bambini; noncuranti delle più elementari regole d’igiene e refrattari ad ogni forma d’integrazione con il Paese ospitante, tant’è che, in un solo anno, ne sono stati arrestati 1.100 e denunciati più di 2.000. Certo, come dice il ministro Frattini, potrebbero essere rinviati al loro Paese per scontare la pena sancita da un tribunale italiano. Ma i tempi sono lunghi a causa della lentezza dei nostri processi e del fatto che - sono parole di Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia - “la sentenza italiana deve passare al vaglio di quella romena”. Intanto costano 400.000 euro al giorno ed intasano le nostre carceri, già sovraffollate. Ma non sono i soli a delinquere: molti clandestini, arrivati in Italia convinti di trovarvi l’Eldorado e magari spinti al crimine per sopravvivere, puntano - ben motivati - sulla italica non certezza della pena. Infatti l’immigrazione continua, anzi, aumenta, e Lampedusa rappresenta il punto di sbarco più frequentato. Donde il malessere dei residenti e degli attuali 1318 ospiti del Cpa, previsto per 800 persone; da qui gli scontri tra il ministro degli Interni, Maroni, che punta su un rimpatrio più immediato dei cittadini degli Stati (Egitto, Tunisia, Albania e Libia) con i quali vige un accordo, ed ha dato il via ad un nuovo Centro d’accoglienza, ed il sindaco dell’isola, De Rubeis, che si ribella a tale prospettiva. Con una politica più lungimirante l’Unione Europea, per limitare almeno l’immigrazione dovuta alla miseria, dovrebbe sostenere un più razionale aiuto economico e sviluppo delle zone d’origine degli immigrati. Però c’è da chiedersi perché in Italia il problema sia affrontato sempre con polemiche. Gli immigrati, disposti a fare quei lavori che i connazionali ormai rifiutano, ci avvantaggiano. Ben vengano quindi. Tuttavia, per limitare l'afflusso di clandestini e non fare identificare lo straniero con il criminale, occorre conciliare i doveri cristiani con gli interessi reciproci e il ripristino della legalità. Valorizzare, cioè, “la nostra antica tradizione di accoglienza” ma anche “essere fermi con coloro che si rendono protagonisti di reati e non accettano le regole fondamentali della convivenza”, come ha suggerito il Card. Bertone. Come dire: processi rapidi, pene certe ed espulsioni altrettanto certe in caso di reati. Gli ha fatto eco il Papa che ha chiesto “efficaci risposte politiche”, tra le quali l’educazione degli immigranti al “dovere della legalità”. Ne terranno conto i politici e i magistrati? Egidio Todeschini
7.2.2009 |