La Storia ignorata maestra di vita

La scuola araba di Milano e le relative polemiche. Pretese e doppiopesismi. La diversa esperienza della nostra emigrazione

  

Da settimane si discute, anzi si polemizza, sulla chiusura, per motivi d’igiene, della scuola egiziana di Milano, a pochi metri di distanza dalla contestata moschea di viale Jenner ove, a quanto si sa, si predica l’odio per l’Occidente e si benedice il terrorismo. Quel che sorprende, in tutta questa storia, è soprattutto il ritardo - 15 anni, mica uno scherzo! - con cui le Istituzioni del capoluogo lombardo si sono accorte dell’esistenza di una sede scolastica “illegale”.

D’accordo, nel 1990 il terrorismo islamico non aveva ancora dichiarato la sua guerra. E all’epoca i musulmani residenti in Italia, con o senza permesso di soggiorno, erano relativamente pochi e i bambini che, ogni mattina si recavano, da soli o accompagnati, in via Quaranta potevano (forse, ma ho qualche dubbio) passare inosservati. Ma nel 2001 le cose sono cambiate, in un crescendo spaventoso di terrorismo e di morti.

C’è stato l’attentato alle Torri Gemelle di New York, che comunque seguiva ad altre stragi; ci sono stati, un po’ ovunque, tanti massacri di innocenti, uccisi dai kamikaze. E pende ancora e sempre la minaccia, anche sull’Italia, di altri “zainetti” carichi di dinamite, di nuove carneficine.

C’è stata anche la progressiva presa di coscienza dell’ambiguità di alcune organizzazioni musulmane, a parole sollecite a condannare le azioni terroristiche, in pratica propense a “comprenderle”, quasi fosse lecito, morale e meritorio sacrificare la vita propria ed altrui in nome di Allah. Senza contare quel che succede nelle 611 moschee, per lo più create e sovvenzionate con fondi delle Autorità locali, sparse in tutta Italia. E’ il musulmano vicedirettore del Corriere della Sera, l’egiziano Magdi Allan, a dircelo: “Talune di esse esaltano i kamikaze come “martiri” e sono colluse con il terrorismo internazionale di matrice islamica”. In altre (più moderate?) “i predicatori incitano a non aver nulla a che fare con gli Italiani e con i cristiani”.

Nelle scuole la musica non è molto diversa, a giudicare dalla risposta di un allievo di via Quaranta ad una precisa domanda del giornalista che l’intervistava: “Nelle lezioni di storia araba c’insegnano che gli Israeliani sono tutti terroristi”. E, con tutti questi antefatti, a Milano solo ora scoprono che quella scuola è illegale? Ed hanno anche bisogno di una scusa, la mancanza di sicurezza e d’igiene dello stabile, per farla chiudere?

Incredibili anche le fasi successive, quando iniziano da una parte le contestazioni, dall’altra i “tavoli” per trovare un accordo: vuol dire riconoscere la qualifica di “interlocutori” a chi dovrebbe invece essere punito per attività illegali. E sa di resa il compromesso raggiunto che lo stesso Magdi Allan ritiene lesivo della dignità dello Stato (Corriere della Sera, 6 ottobre). Il Ministro Moratti lo ha per fortuna bloccato, ponendo il veto ad una soluzione che, grazie ad alcuni personaggi di sinistra fedeli al doppiopesismo, avrebbe mantenuto i musulmani sul piedestallo di superiorità sul quale credono di trovarsi, da seguaci del Corano.

Offrire loro gratuitamente una sede “idonea” avrebbe voluto dire non riconoscere l’illegalità della scuola, sottovalutarne l’istigazione all’odio ed il suo venir meno al dovere d’integrazione con la società italiana. Sovvenzionarla anche con soldi pubblici (sempre contestati agli istituti privati d’impianto cattolico in nome della Costituzione) sarebbe stato ingiusto.

E sorprende appurare che, nel milanese esistono, in alcune scuole statali, corsi pomeridiani di arabo (3 ore) e di religione islamica (1 ora). A spese dei contribuenti. Spontaneo l’interrogativo: l’arabo sì e il giudaico o rumeno o filippino no? Il Corano sì, l’Ebraismo invece, il Buddismo o il Confucianesimo no? Immediato anche il riandare ai corsi consolari di lingua e cultura italiana. Che io sappia, la Svizzera e gli altri Paesi europei non ci hanno mai economicamente sovvenzionati. Certo, ci hanno dato la disponibilità delle aule, ma a determinate condizioni, tra le quali la regola elvetica di promuovere solo l’allievo già promosso nella scuola locale. Inoltre nei nostri istituti privati: programmi e soldi  italiani ma lingua del posto obbligatoria. Il che, del resto, nella stessa Milano vale per la scuola tedesca o quella svizzera, regolarmente riconosciute. Alle quali l’Italia ha giustamente imposto il nostro esame di quinta elementare, per garantire la conoscenza della cultura e lingua nazionale, e favorire così l’integrazione.

I musulmani invece, gli stessi che nei loro Stati di origine proibiscono chiese e riti cristiani, dovrebbero poter fare come a loro è più comodo, insegnare solo le loro materie, la loro parlata e relativa grafia, la storia faziosamente manomessa, magari anche il rigetto totale di quelle che sono le nostre conquiste storiche: la democrazia, la libertà di pensiero e di religione, il rispetto dei diritti e l’osservanza dei doveri.
   Abbiamo già permesso fin troppo, in nome della tolleranza: dalla macellazione per dissanguamento all’invasione dei marciapiedi per le rituali preghiere, dall’adeguamento alle regole islamiche dei pasti serviti nelle scuole o nelle carceri alla malcelata bigamia con seconda o terza moglie mimetizzata sotto false spoglie di parentado. Accettiamo anche, senza fiatare, che a Mazara del Vallo (Trapani) funzioni una scuola, sovvenzionata dalla Tunisia, ove gli allievi studiano solo tunisino e francese.

   Mi sembra una follia. Che non trova giustificazione neppure nei precedenti della nostra emigrazione. La quale ha creato sì scuole e Missioni ma non ha mai preteso d’imporre le proprie regole e le proprie usanze. E questa è Storia inconfutabile. Vogliamo impararne la lezione?

Egidio Todeschini  

  

15.10..2005