Rispondo a tre domande importanti

Mafia, governo, nucleare: quesiti che meritano un approfondimento. Per saperne di più, per capire meglio, per valutare senza pregiudizi

  

Con mia sorpresa mi sono state rivolte tre domande. Una sulla politica estera (“Perché l’Iran non può avere l’atomica ed altri Paesi, tra cui l’India, sì”?); la seconda sull’attuale situazione politica italiana (“Il Capo dello Stato non potrebbe dare l’incarico per il nuovo Governo ad un “moderato” perché formi un Esecutivo di centro”?); la terza sulla Giustizia (“Come mai i familiari di Provenzano non sono stati arrestati, benché si sapesse che gli mandavano quotidianamente gli alimenti”?).

Mi sono sentito lusingato ma anche impreparato. Ho preferito, prima di rispondere, trovare spiegazioni convincenti e soprattutto obiettive. Però, mentre cercavo di saperne di più, ho pensato che, forse, ad essere incompetente in materia ero in buona compagnia. Così ho deciso di rendere pubblici quesiti e chiarimenti, con il vantaggio, magari, di avere altri ragguagli da chi può completarli con più competenza.

Incomincio dall’ultima che è, a dispetto dell’argomento, la più facile. Perché moglie e figli del mafioso non sono sotto inchiesta? Semplicemente perché non ci sono, per ora, prove sicure a loro carico, che invece esistono per il nipote arrestato. Certo, gli facevano avere cibo ed indumenti vari ma ciò non significa che ne conoscessero il nascondiglio: è possibile che ricevessero il cosiddetto “pizzino”, cioè il bigliettino con le richieste dell’interessato, e facessero fronte alla bisogna, senza saperne niente di più. Possiamo supporre che ne fossero a conoscenza ma le “supposizioni” non sono “prove”. Occorrono certezze, che per ora mancano. Ci saranno in futuro? Impossibile dirlo: le indagini proseguono ed è, se non probabile, almeno verosimile, che i familiari di Provenzano saranno, prima o poi, interrogati. Resterà comunque difficile dimostrare che, a domanda in merito, rispondano il vero. Anche la falsa testimonianza ha bisogno di adeguati accertamenti. Ciò spiega, forse, perché finora non siano stati convocati, tanto meno arrestati. A chi è digiuno di diritto, tutto ciò può sembrare assurdo, addirittura inaccettabile. Tuttavia è lo scotto che dobbiamo pagare al “garantismo”, se non vogliamo cadere nelle maglie del giustizialismo che facilmente scivola nel pregiudizio.

Passiamo alla nostra politica interna. La Costituzione tuttora vigente non dà molti poteri al Capo dello Stato. Non solo: i pochi poteri che gli sono riconosciuti sono sempre limitati da un “beneplacito” che deve venire da altre Istituzioni. E’ vero che la Legge massima gli riconosce il potere assoluto di scegliere il Capo di Governo, (art. 92: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio”). Ma è altrettanto vero che, da decenni, tale sua autorità è stata tacitamente limitata. Infatti è ormai consuetudine radicata che egli, prima di dare l’incarico, ascolti i Presidenti delle Camere ed i capigruppo dei singoli partiti.   

Prassi certamente utile fino a che il sistema politico italiano non permetteva l’alternanza, in quanto consentiva di scegliere un Primo Ministro più di altri suscettibile di avere la fiducia delle Camere. Ora che, almeno in teoria, abbiamo instaurato il bipolarismo e che le due coalizioni si presentano all’elettorato indicando il nome del “premier”, tale usanza non ha più motivo di essere; a maggior ragione l’inquilino del Quirinale non può scegliere un nome diverso da quello cui gli elettori hanno dato la vittoria.

Tanto meno gli è consentito, sia pure indirettamente, invitare a formare un Governo con esponenti dei partiti di centro, cioè più “moderati”, benché sconfitti dalle votazioni, escludendo quelle forze politiche, a torto o a ragione, ritenute estremiste. Prima di tutto perché il suo ruolo gl’impone l’obbligo di essere “sopra le parti” e di rappresentare tutti gli Italiani, anche quelli che optano per l’estrema destra o l’estrema sinistra. In secondo luogo perché così violerebbe la regola prima della democrazia (e della Costituzione), secondo la quale il popolo è – o dovrebbe essere - sovrano. Ultimo ed altrettanto importante motivo: perché così cadremmo di nuovo nell’innaturale e rischioso sistema della non alternanza.

E veniamo all’ultimo dubbio: perché l’Iran non può avere l’atomica ed altri Paesi sì? Per due motivi, uno storico, l’altro legato alle attuali circostanze. Quello storico si riduce ad un dato di fatto: l’Iran, nel 1970, firmò, insieme a tanti altri Stati, il Trattato di non proliferazione con il quale s’impegnava (come dice il Trattato stesso), “ritenendo che la proliferazione delle armi atomiche accrescerebbe seriamente il pericolo di conflitto nucleare…, di porre termine, il più presto possibile, alla corsa a tali armamenti e di prendere misure efficaci sulla via del disarmo nucleare”.

Con la firma, l’Iran (all’epoca c’era ancora lo Scià) accettava di non importare o esportare materiale nucleare destinato all’atomica; di proseguire nella ricerca solo per scopi energetici; di accettare controlli da parte delle Commissioni abilitate a ciò. Poi subentrò Khomeini; poi il fondamentalismo islamico prese piede; poi diventò terrorismo contro “ i giudei ed i crociati”. Ora, e qui passiamo alla cronaca recente, il Paese è retto da un fanatico dal nome impronunciabile e dalle idee minacciose. Il quale dice che la ricerca è fatta solo “per scopi di energia”, però rifiuta di fare effettuare i controlli; afferma di “essere in regola” ma minaccia di reagire ad un eventuale attacco dell’Occidente con “l’atomica che in 12 minuti farebbe fuori gli Israeliani”. Un matto, quel Capo di Governo, che sorride sempre con fare, all’apparenza, molto bonario ma che non perde mai l’occasione d’istigare il suo popolo all’odio verso lo Stato d’Israele: che “per completare l’opera di Hitler, deve sparire”; che eventualmente “può spostarsi in altra zona del globo”; che “insidia l’unità del mondo musulmano”.

Mi si dirà: l’India non ha firmato ma Bush le ha concesso il via alle ricerche nucleari. Vero. Ma l’India ha accettato i controlli ed i limiti e non lancia minacce verso il mondo intero. Non mi sembra differenza da poco.     

Egidio Todeschini

8.5.2006