Grave il silenzio sul traffico di organi
 

I bambini orfani o abbandonati sono le vittime preferite. Una sintonia tra tecnica medica e lucro che è una barbarie

 

A fine gennaio Maroni dichiarò pubblicamente che “sono presenti e sono stati rintracciati in Italia traffici di organi di minori”. Il Ministro prendeva spunto da uno studio del Censis dal quale si appurava che erano state avviate in merito alcune indagini della Magistratura “senza peraltro arrivare a prove concrete”; e che alcuni espianti sarebbero avvenuti “in centri privati, non ufficiali, molto attrezzati e totalmente sconosciuti al Servizio sanitario nazionale”. A farne le spese, forse, 400 bambini, dei 2.751 minori immigrati, 2.124 dei quali non accompagnati, poi scomparsi. Alla notizia seguirono, sui quotidiani nazionali e per pochi giorni, diversi articoli sui Paesi ove più facilmente si reperiscono le giovanissime vittime e quelli nei quali si effettuano i trapianti; sul costo di un rene piuttosto che di un polmone, perfino del cuore. Poi su questi macabri affari è caduto il silenzio.

D’accordo, l’informazione deve ubbidire alle sue leggi, la prima delle quali impone di seguire gli eventi più eclatanti della cronaca. E, nella Penisola, si è registrato di tutto, in questi primi mesi dell’anno: dalle votazioni in Sardegna alle dimissioni di Veltroni da segretario del Pd e successiva elezione di Franceschini; dalle frequenti vicende di stupro, e successivo decreto legge, al caso Englaro e relative polemiche; dalle rivolte a Lampedusa alla contestata norma che istituisce le ronde; dai ripetuti casi di razzismo alle discusse regole sulle intercettazioni telefoniche; dall’ipotizzato ripristino dell’energia nucleare alla modifica della legge elettorale per le europee (proporzionale con sbarramento al 4%). Certo, fatti a volte importanti, a volte spiacevoli o deprecabili, ma che, comunque, non dovrebbero distrarre l’attenzione dal dramma della tratta di minori spinti alla delinquenza e/o alla prostituzione oppure sfruttati per un immondo commercio di organi.

Un mercimonio non nuovo, del quale si era già parlato negli anni scorsi; che ha portato, nel 2003, ad approvare una legge che mise l’Italia tra i Paesi con il maggior numero di norme preventive e repressive. Non sufficienti, tuttavia, se il fenomeno non si è ridotto; se, sulla sua entità le cifre non cambiano, nel tempo, anzi aumentano. Nel 2001 si seppe che, a Kabul, un cuore fruttava circa 15.000 euro, un rene o una cornea la metà; che erano centinaia i bambini afgani, di età fra i 4 e i 10 anni, rapiti ed usati come “pezzi di ricambio”, per poi essere gettati per strada o nei fossati. Nel 2004, prezzi, numeri e Paesi coinvolti erano mutati. In peggio. L’agenzia Fides, legata al Vaticano, rivelò che un fegato poteva costare 30.000 euro; che, ogni anno, i minori rapiti o venduti per tale mercato ammontavano a un milione; che Roma, ove arrivava gran parte dei minorenni “spariti”, rappresentava uno dei crocevia del viaggio degli orrori. Ne seguì un’indagine della Procura capitolina, conclusasi senza successo, e Maroni, quest’anno, parla ancora di “scomparsi”.

Esseri umani, in gran parte giovanissimi, sfruttati o rapiti soprattutto nei Paesi dell’Est, in particolare nella poverissima Moldavia. I cui abitanti, non avendo mezzi economici per vivere o per comprare un documento falso ed emigrare, cedono spesso al ricatto: dacci un organo e ti diamo 3.000 euro o un passaporto. Una cifra irrisoria ma che basta per non morire di fame. O per pagarsi il viaggio clandestino. Alcuni acconsentono e partono per Istanbul, dato che, secondo la denuncia del Censis, a gestire l’aberrante mercato è un’organizzazione criminale che agisce tra Moldavia e Turchia.

Un traffico del quale fanno le spese più di 70mila minori, orfani, abbandonati da genitori emigrati o messi in orfanotrofi per proteggerli dal freddo delle loro casupole e dalla fame. Il governo moldavo promette di dimezzarne il numero ma le associazioni non governative, nelle quali volontari e preti ortodossi cercano di salvare i bambini da un destino di sofferenza e sopraffazione, contestano: “Il ministero non è interessato a chiudere gli Internat”. Da dove i piccoli, specialmente le adolescenti, sono comprati e prelevati, spinti prima alla prostituzione, poi all’espianto di uno o più organi, poi, a volte, uccisi.

I trapianti avvengono prevalentemente ad Istanbul ma anche in Asia (in Cina a fornire la “merce” sono i condannati a morte! E l’India è famosa per il traffico di membra a basso costo!), in Medio Oriente e nel Sud America, la tratta degli esseri umani essendo, dopo il traffico di droga, l’attività criminosa che comporta i maggiori guadagni. Secondo le leggi del mercato, l’offerta è legata alla domanda. Come dire che si vende ciò che altri comprano. E a comprare sono gli Occidentali, Italiani compresi. Forse perché non sanno a chi appartenevano, gli organi, e come sono stati procurati? Per questo è deleterio il silenzio che periodicamente cade su tale mercimonio.

Per contrastarlo, Maroni ritiene di attuare l’accordo internazionale di Prum, cioè d’istituire una “banca dati nazionali del Dna”. Basterà? Possiamo solo sperarlo. Positivo anche l’accordo tra i ministeri della Giustizia e delle Pari opportunità, la Direzione Nazionale Antimafia e l’Università di Trento per studiare il fenomeno dai procedimenti penali in corso, onde conoscere meglio le rotte del traffico, i trafficanti e le vittime. Fondamentale, invece, la collaborazione, annunciata dal Ministro degli Interni, tra Viminale e Comuni italiani, “per assegnare i giovanissimi immigrati sbarcati a Lampedusa a comunità familiari che li tengono, li accudiscono, e li fanno crescere”. Cioè, far prevalere l’amore di molti sull’egoismo di pochi. E sarebbe già un ottimo risultato.

Egidio Todeschini

  1.3.2009