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Caro Stato mio, quanto ci costi E’ apprezzabile il gesto del Capo dello Stato di rendere pubblica la spesa per il Quirinale. Che però risulta eccessiva e sproporzionata
Sia onore al merito! Lo rendiamo volentieri al Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, che per la prima volta fa sapere ai connazionali quanto incida l’apparato del Quirinale sulle uscite dello Stato. Un gesto encomiabile, senza dubbio, che però fa rabbrividire di fronte alla notevole impennata, registrata negli ultimi 10 anni, del numero di dipendenti, quindi della cifra che i contribuenti pagano per mantenere in funzione la macchina della maggiore carica statale. Basta andare sul sito www.quirinale.it, per rendersene conto. Ed inorridire, anche se si appura che il fabbisogno, mantenendo fede all’impegno di riduzione delle spese preso a suo tempo da Ciampi, è inferiore di 1 milione di euro rispetto a quello preventivato nel bilancio pluriennale 2006-2008. Decisamente un buon segno che, però, non basta a far digerire il totale che resta comunque alto, direi scandaloso: ben 224 milioni di euro ai quali vanno aggiunti gli 11 milioni derivanti da “entrate proprie, quali gli interessi attivi sui depositi e le ritenute previdenziali”. Un totale di 235 milioni di euro, contro i 20 scarsi della Presidenza tedesca e i 32 (qualcuno dice 90) di quella francese. Sono 470 miliardi di vecchie lire che se ne vanno (le cifre riportate tra virgolette sono tratte daI sito Internet su citato), “per l’11%”, in servizi (attività di cerimoniale e rappresentanza istituzionale e la manutenzione del Palazzo del Quirinale, della tenuta di Castelporziano e relativo parco naturale, nonché della residenza di Villa Rosebery; e “l’87%” in retribuzioni e trattamenti di quiescienza”. E’ questo 87% a far pensare che il Colle presidenziale sia diventato il paese di Bengodi, ove trovano pane e companatico (e che companatico!) i tanti dipendenti che, tra l’altro, ricevono uno stipendio doppio rispetto a quello medio di un impiegato statale di pari grado: il personale cosiddetto di ruolo (“987 unità, di cui 84 appartenenti alla carriera direttiva, 124 alla carriera di concetto, 228 alla carriera esecutiva e 551 ausiliari”), più quello in stretta collaborazione con il Presidente (“85 unità”), più gli addetti alla sicurezza (“1086 unità, di cui 297 appartenenti al Reggimento dei Corazzieri”). Un totale di 2.158 soggetti, contro i 300 della Regina Elisabetta, i 543 del Re di Spagna, i 466 del Presidente degli Usa, e i 1000 dell'Imperatore del Giappone. Con un incremento, in 10 anni, del 35,4%, cui consegue un aumento della spesa pari al 61%, inflazione detratta. Nel 1987, cioè 20 anni fa, il Quirinale costava solo 73,5 milioni di euro, benché le competenze presidenziali fossero identiche a quelle odierne. E nonostante l’indennità dell’inquilino del Colle sia aumentata, nel frattempo, solo di 8.000 euro circa, sui quali dal gennaio 1997 grava, per volontà dell’allora Presidente Scalfaro, l’Irpef. Vergognoso. Che sia per questo che la stampa ne ha parlato poco, la televisione per nulla? In pari data era arrivata la notizia che l’Unicef, per salvare la vita a 4 milioni di persone, soprattutto donne e bambini, chiede quest’anno ai donatori di tutto il mondo 635 milioni di dollari, pari a 488 milioni di euro. Poco più del doppio di quanto spendiamo a Roma per il solo Quirinale! Un assurdo del quale lo stesso Capo dello Stato si rende conto, tanto da comunicare che “il Segretario Generale ha provveduto ad istituire due Commissioni di studio sulla funzionalità dell’assetto organizzativo e sulle procedure di spesa del Segretariato Generale, che dovranno concludere i propri lavori entro il 30 giugno 2007”. Ma i cui risultati saranno resi pubblici solo se “compatibili con la riservatezza”! Mi scuso per l’abbondanza dei numeri. Ma essi dimostrano bene quanto la politica italiana costi al Paese: non è un caso che i nostri parlamentari ed europarlamentari siano i più pagati nell’Unione Europea; che i consiglieri regionali sfiorino lo stipendio dei senatori; che il Governatore della Banca d’Italia abbia la retribuzione più alta tra i suoi pari grado del mondo, con la sola eccezione di quello di Hong Kong; che il dirigente della fallimentare Alitalia goda di un compenso superiore a quello dell’attivissima Lufthansa; che il nostro Primo Ministro arrivi quinto in graduatoria, con i suoi 18.553 euro mensili, dopo il premier nipponico (24 mila), statunitense (22.784), elvetico (21.276) e tedesco (21.262), battendo di gran lunga lo stesso Presidente della Francia che ha un salario mensile lordo di 6.627 euro. Una politica a cinque stelle troppo lussuosa per un’Italia che, a detta dello stesso Prodi, versa in una situazione economica tutt’altro che eccellente; ove il Governo, con l’ultima Legge Finanziaria, ha toccato pesantemente il bilancio delle famiglie italiane. Ove, però, si contano, nelle attuali 78 Università (nel ‘45 erano 27!), 37 corsi di laurea, che incidono sui budget statali con gli stipendi di personale, docenti ed assistenti, nei quali si registra un solo studente iscritto; e dove i Presidenti delle Regioni acquistano voti pagandoli con finanziamenti, pubblici e succulenti, a sagre e/o manifestazioni enogastronomiche (il Governatore del Lazio, Marazzo, ha appena devoluto 68 milioni di euro!); o spendendo, come ha fatto Bassolino a Napoli, 617 milioni di euro per “risolvere l’emergenza-rifiuti”, che è ancora emergenza. Salvo rifarsi aumentando le tasse locali. Una politica a cinque stelle, la nostra, che contrasta con i continui proclami alla solidarietà. Da quella classe dirigente che, evidentemente, ha fatto suo il modello di vita impostato sul principio del predicare bene e razzolare male. E pretende poi anche l’applauso! Egidio Todeschini |