Rialzati Africa! Il programma della ChiesaTerminato il secondo Sinodo per il continente. I vescovi presentano i nuovi progetti: riconciliazione, pace e giustizia per tutti
“Alzatevi, mettetevi in cammino”. Quella espressa a marzo scorso da Benedetto XVI a Yaoundé, capitale del Camerun, fu un’esortazione a vincere la passività che genera povertà e forme di governo dittatoriali. “Lasciatevi riconciliare! - aveva aggiunto - Nessuna differenza etnica o culturale, di razza, di sesso o di religione deve divenire tra voi motivo di contesa. Siamo tutti figli dell’unico Dio”. Poi consegnò ai Presidenti di 36 Conferenze Episcopali Africane e ai Vescovi delle Chiese Cattoliche Orientali e d’Egitto, l’“Instrumentum laboris”, il progetto preparato per il secondo Sinodo per l’Africa. Il primo Sinodo aveva avuto luogo nel 1994 con questa tema: “La Chiesa in Africa e la sua Missione evangelizzatrice verso l’anno 2000”: un esame del passato ed un impegno per il futuro, da affrontare vagliando “gli elementi sia positivi che negativi nei segni dei tempi”. Cioè valutare i successi dell’evangelizzazione nel continente, ma anche individuarne le miserie ed i mali; onorare l’eroismo e lo spirito pionieristico dei missionari e al contempo rilevare la proliferazione delle sette e la politicizzazione dell’Islam. Dar rilievo allo sviluppo culturale, sociale, economico, religioso e politico - tra l’altro, la fine dell’apartheid - e biasimarne i regimi dispotici e dittatoriali, la corruzione, l’aumento della povertà ed il triste genocidio in Ruanda. Un progetto impegnativo, l’evangelizzazione, intesa come cultura, dialogo, giustizia e pace, che ebbe un certo successo in quel continente afflitto da miseria, guerre, persecuzioni e dittature, grazie all’impegno e, spesso, al sacrificio di missionari, sacerdoti e suore. Dal 1994 al 2008 ne sono morti ben 521, il che non ha spento la vocazione sacerdotale: i sacerdoti cattolici sono aumentati dai 17.000 del 1970 ai 27.000 del 2000. Successo che fece maturare in Giovanni Paolo II l’idea di convocare un secondo Sinodo. Il 13 novembre 2004 (giorno in cui, 1650 anni fa, nasceva Sant’Agostino, Africano e Padre della Chiesa) stabilì di indirlo nell’ottobre 2009, 15 anni dopo il primo, sul tema della salvezza e della riconciliazione, della giustizia e della pace. Tema che ben si adatta ad una terra ove s’alternano morte e speranza, armi e progressi, “luci ed ombre” che richiedono ancora impegno e sacrifici. Dove vivono - quando sopravvivono - bambini soldato, donne mutilate, famiglie distrutte dalla fame, bimbi sottoalimentati (l’Africa ha una mortalità infantile del 75%, contro l’11% dell’Europa), gente che fugge per miseria e disperazione. E’ questa l’Africa che, dal 4 al 25 ottobre, è stata raccontata a Roma dai Vescovi africani che hanno narrato la storia della loro gente, la desertificazione di terre coltivabili, la distruzione della flora e della fauna, la costante violazione dei diritti umani. E che hanno chiesto alla Chiesa di promuovere l’educazione ambientale e di creare, nelle Università cattoliche locali, facoltà di Scienze Politiche per dare ai futuri politici “una formazione spirituale, dottrinale, pastorale e pratica”. Soprattutto di contribuire alla riconciliazione, superando le diversità etniche che continuano ad alimentare conflitti e tensioni, per arrivare al dialogo interreligioso, soprattutto con l’Islam che però “deve superare qualsiasi forma di discriminazione, di intolleranza e di fondamentalismo” che lo caratterizza. Un dialogo che tuteli, quindi, il diritto fondamentale della libertà religiosa, perché ogni fede può essere annunciata, non imposta. Invito diretto soprattutto agli abitanti del Sudan, Paese che negli ultimi tempi ha visto l’orrore di cristiani crocifissi. I Vescovi hanno anche rivolto una serie di appelli: ai sacerdoti, perché siano casti e poveri; ai cattolici in politica, perché combattano la corruzione; ai governi, perché sostengano le famiglie povere; ai padri di famiglia, che siano mariti e padri responsabili; ai giovani - in Africa il 60% della popolazione ha meno di 25 anni - che non siano violenti; alla Comunità internazionale, perché tratti l’Africa con rispetto e dignità, cambi le regole del debito estero e fermi lo sfruttamento delle multinazionali; agli Stati occidentali, perché accolgano i migranti. Un appello particolare è stato rivolto in merito al problema dell’Aids, da combattere soprattutto con la fedeltà coniugale e la continenza. Ha ancora tanti problemi, l’Africa, ma registra oggi un aumento notevole di cattolici, passati dai 2 milioni dell’inizio del Novecento agli oltre 160 attuali. Crescita dovuta all’incremento delle strutture ed istituzioni ecclesiali (seminari, Università Cattoliche, centri di formazione per i religiosi e scuole); incremento che spinge Benedetto XI a dire che essa “rappresenta un immenso polmone spirituale, per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza”. Quella che, in Occidente, si adegua al peggior relativismo morale, al materialismo e ad un’errata concezione di multiculturalismo. Non a caso qui aumentano i crimini, i divorzi, gli aborti, il bullismo giovanile, le convivenze, le aberrazioni sessuali, gli atei e il vuoto nelle chiese, mentre diminuiscono le nascite ed i battesimi, così che nel mondo i Cattolici (17,4%) sono, oggi, meno dei Musulmani (19,2). Non a caso i Giudici del Tribunale di Strasburgo, forse ignari o immemori della tradizione cristiana europea, sentenziano l’abolizione del Crocifisso nelle scuole; o gli scienziati si vantano di usare le staminali per mettere al mondo bambini senza padre né madre. Gli impegni presi dai Vescovi africani durante il Sinodo sono stati praticamente ignorati dalla stampa che ha rilevato solo la battuta sul prossimo “Papa nero” e la denuncia del dramma dei migranti. Un caso anche questo? Egidio Todeschini 9.11. 2009 |