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L’altra casta, quella dei sindacati Tutela più se stessa che i lavoratori. Costa ai contribuenti milioni di euro e gode di un potere che la politica non osa contrastare
Mentre scrivo, il problema Alitalia è ancora irrisolto né si sa come andrà a finire, se con la cessione ad Air France, con il fallimento della società, con la “cordata” nazionale invocata da Berlusconi o con l’arrivo di nuovi acquirenti. Intanto si registrano le solite polemiche, le abituali discordanze tra ministri e l’immancabile scaricabarile delle responsabilità. In tutto questo déjà vu, si nota però una novità: la presa di posizione d’illustri opinionisti e docenti universitari, di idee politiche diverse, quali Ostellino, Imarisio, Ichino, Panebianco ed altri, contro le italiche corporazioni sindacali, interessate solo a tutelare i loro infiniti benefici. Che, finora, solo i Radicali avevano cercato, inutilmente, di ridurre. Sarà un caso, ma è significativo che proprio ora esca il libro L'altra casta, scritto da Stefano Livadiotti, giornalista de L'Espresso, che definisce i sindacati “macchina di potere e denaro”; dei quali elenca tutte le storture, compresi “gli organici colossali con migliaia di dipendenti pagati dal contribuente, lo sterminato e parzialmente detassato patrimonio immobiliare, i vantaggi, i privilegi… soprattutto la perdita d’identità, le debolezze e i limiti nel recitare il ruolo importante che dovrebbero avere nel Paese”. Con il risultato di far decadere, agli occhi degli italiani, “l’immagine del sindacato come di un soggetto responsabile, capace di farsi carico degli interessi generali del Paese”. Poco stimati ma capaci di moltiplicarsi all’infinito: basti pensare che le corporazioni sindacali scolastiche sono 43! E che nell’Alitalia, l’azienda più sindacalizzata del Paese, solo l’Enav, Ente controllori di volo, conta 13 sigle, tutte potentissime, se la più piccola (5 iscritti!) riuscì, nel 2007, a far cancellare 320 voli in un giorno! E se riescono ad imporre perfino una “speciale indennità riservata al personale viaggiante per la temporanea assenza del lettino a bordo di alcuni Boeing 767-300, centinaia di euro che, per non creare odiose discriminazioni, sono stati corrisposti anche a chi volava su aerei dotati delle cuccette in questione” (da Marco Imarisio, Corriere della Sera, 5 marzo). Certo, nei tempi andati i sindacati hanno avuto un’enorme importanza e svolto un ruolo basilare contro lo sfruttamento dell’operaio in genere, dei minorenni in particolare. Infatti le prime associazioni italiane, sorte alla fine del 1770, si chiamavano Società di Mutuo Soccorso (SMS); composte da diverse classi sociali, alcune delle quali si riferivano alla Chiesa, si proponevano l’obiettivo, mediante versamenti volontari, dell’assistenza sanitaria gratuita e del diritto a sussidi in caso di disoccupazione, malattia, infortunio, vecchiaia o decesso. Nel 1891 si trasformarono in Camere del Lavoro con lo scopo di migliorare, mediante arbitrati, salari ed orari degli operai. Nello stesso anno usciva l'enciclica di Leone XIII, la Rerum Novarum, base di tutta la dottrina sociale della Chiesa, i cui punti salienti ruotavano attorno al principio della difesa e della dignità del lavoro umano, insieme al riconoscimento della proprietà privata, alla condanna del marxismo ateo e del liberalismo tendente allo sfruttamento. Le Camere del Lavoro si fondono in seguito nella CGL (Confederazione Generale del Lavoro) che nel 1918 conta già un milione di iscritti. Abolita nel 1925 (il fascismo, tra l’altro, aveva eliminato il diritto di sciopero), rinasce nel 1944 come CGIL dalla quale nel 1948 si distaccano Cisl e Uil. Nei primi anni 60 l'azione sindacale è intensa e porta, nel 1971, a notevoli risultati e alla legge che assicura la conservazione del posto di lavoro prima e dopo la maternità. Poi la progressiva trasformazione in una casta che, contrariamente a quella dei politici, non è neppure eletta dal popolo. Qualche cifra, per comprenderne le dimensioni. Sono ben 720.000 (sei volte di più dei carabinieri!) gli addetti ai lavori, tra dipendenti e delegati, con un costo annuo per il contribuente italiano, mediante trattenute automatiche su salari e pensioni, di 1 miliardo 845 mila euro. Ammontare di cui non si ha neppure un rendiconto ufficiale che ne chiarisca l’uso. E che sarebbe accettabile, nonostante l’enormità, se veramente i sindacalisti tutelassero i lavoratori. Vivono invece sulle spalle dei pensionati visto che, secondo dati forniti dall'Eurobarometro, quasi il 50% degli aderenti è già in quiescenza. Non solo: godono anche dell’esenzione dell’Ici sugli immobili di loro proprietà e, a incarico sindacale terminato, entrano con estrema facilità nelle Istituzioni nazionali: nel disciolto Parlamento ce n’erano 80, tra deputati e senatori, compresi i due Presidenti delle Camere, Bertinotti e Marini, tutti ricandidati, insieme ad altri 4 presenti nelle liste del Pd; nel Governo Prodi si contavano 2 ministri (Damiano e Ferrero), 2 vice-ministri ed altrettanti sottosegretari. I più sfortunati (si fa per dire!) si accontentano del ruolo di sindaci, o diventano consulenti o consiglieri dell’Inps. Che attualmente ne conta ben 6.000! L’abbandono della trattativa per Alitalia, da parte di Air France-Klm, è l’ultimo atto dell’eccessivo potere sindacale che, per dirla con Ostellino (Corsera), “per anni, in nome dell’occupazione, ha retto la coda al malcostume politico di gonfiare gli organici della compagnia di bandiera per ragioni clientelari. Il malcostume politico ha retto la coda ai sindacati pompando soldi dei contribuenti nell’azienda per tenerli buoni”. Una depravazione che la Politica non sa o non vuole contrastare. Anche perché, a determinarla, concorre pure l’intoccabile casta degli “ex”. Egidio Todeschini
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