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Gli Italiani chiedono soprattutto sicurezza Troppa criminalità e la gente ha paura. Un problema che va affrontato con serietà e senza pregiudizi. Anche riformando la Giustizia
I responsi delle recenti elezioni, politiche ed amministrative, mettono bene in luce lo stato d’animo degli Italiani, preoccupati non solo per l’inflazione che riduce la possibilità di arrivare con lo stipendio a fine mese, ma anche, direi principalmente, per il reiterarsi di fatti criminali che mettono a dura prova la loro sicurezza ed incutono paura. Ai quali reagiscono inviando al Governo, in Parlamento e negli Enti delle città più a rischio quei partiti, la Lega in particolare, che se ne sono maggiormente fatti interpreti, promettendo più controlli da parte delle Forze dell’Ordine, maggiore intransigenza nei confronti dei clandestini, più severità e meno lungaggini nel sistema giudiziario. C’è da inorridire infatti a seguire la cronaca nera nazionale, per l’efferatezza di alcuni delitti e la barbarie dei numerosi stupri o atti di violenza registrati negli ultimi tempi, anche su ragazzine, handicappati e bambini. Ma è aberrante registrare l’eccessiva discrezionalità di alcuni giudici e quelle lentezze procedurali che spesso comportano la scarcerazione dell’imputato per decadenza dei termini di custodia cautelare. Ed avvilisce venire a conoscenza delle regalie riservate alle varie caste regnanti in Italia, mentre si giustifica con l’insufficienza di fondi pubblici la scarsità di poliziotti e di carabinieri o la mancata costruzione di nuovi penitenziari. Non sorprende, quindi, che la gente chieda giustizia e sicurezza e bocci con il voto quanti hanno dimostrato di non essere in grado o di non volere affrontare e contenere la criminalità. A tal fine necessitano una congrua dotazione di uomini e di mezzi di polizia e maggiore inflessibilità nel far rispettare le regole. Il governo Prodi ha invece ridotto i finanziamenti alle Forze dell’Ordine e, modificando la Bossi-Fini o non dando completamente corso al decreto di espulsione dei clandestini, ha accentuato il tasso di illegalità, consolidando nei delinquenti la convinzione che violare le regole resta, spesso, senza conseguenze. A tale opinione ha contribuito anche l’indulto, voluto dall’allora Ministro di Giustizia, Mastella, che ha permesso di rimettere anzitempo in libertà e di restituire al loro disonesto lavoro migliaia di rapinatori, ladri, assassini. Il provvedimento che doveva riportare a norma l’eccessivo numero di carcerati è servito a ben poco, se, nel giro di qualche mese, il capo della polizia, Giovanni De Gennaro, poteva dire alla commissione Affari costituzionali che “si era registrato un incremento di 1.952 rapine e di 28.830 furti”; se, analizzando le statistiche penali regionali, si scopre che l’aumento dei crimini va di pari passo con quello degli scarcerati; e se, in meno di due anni, si contano di nuovo 52mila detenuti, nonostante i 27mila usciti grazie alla sospensione della pena, 12.000 dei quali, tra Italiani e stranieri, sono ritornati in galera. Cosi s’incrementano la sfiducia nella Giustizia e l’ostilità nei confronti dello straniero. Le statistiche ed i confronti con altri Paesi aiutano a capire. Incomincio con un sorprendente dato, pubblicato da Herald Tribune: le nostre prigioni scoppiano, ma l’Italia ha il tasso d’incarcerazione tra i più bassi d’Europa: 75 persone ogni 100.000 abitanti, contro le 88 della Germania, le 91 della Francia, le 136 della Romania, le 150 della Spagna, le 151 dell’Inghilterra. Anche la Svizzera ha un tasso superiore al nostro. Nazioni, queste, nelle quali non si rimettono in libertà, come successo a Padova, 15 criminali specializzati in furti e rapine, “per decorrenza dei termini di custodia cautelare”, non essendosi, in 6 mesi, trovato il tempo (o la voglia) per l’udienza preliminare! E dove nessun procuratore ritiene che il delinquente che deve rimpatriare entro 5 giorni possa “aspettare periodi più convenienti per i trasporti, più costosi ed affollati nei periodi di vacanze”! A Busto Arsizio è capitato. Sono due esempi tra i tanti. A stare ai dati emessi recentemente dal Viminale, nei primi 8 mesi dell’anno scorso sono state denunciate o arrestate 567.000 persone, il 35% delle quali (203.000) forestieri. Di questi, il 16% è rumeno, etnia che risulta al primo posto per omicidi, violenze sessuali, rapine, traffico di droga e tratta di esseri umani. Certo, la Romania ormai fa parte dell’Unione Europea ed i suoi cittadini, quindi, sono più o meno liberi di entrare nel territorio italiano. Ma sarebbe bastato chiedere deroghe alla loro immigrazione, come ha fatto la maggior parte degli Stati UE. Senza contare che pure i “comunitari” possono essere rinviati al loro Paese se, in 3 mesi, non dimostrano di avere lavoro e domicilio: la Francia lo fa, perché noi no? E che possono essere espulsi, se delinquono, le direttive europee in materia essendo esplicite. Anche quelle italiane, in teoria. Salvo poi scoprire che, nel 2006, sono stati rimpatriati 13.397 clandestini su 124.383 identificati: come dire, circa uno su dieci. E che i 540mila (e forse di più) ancora residenti aumentano annualmente anche grazie al lavoro nero, ragione principale di attrazione, che vede l'Italia al secondo posto con il 16-17%, subito dopo la Grecia che ha il primato negativo con il 20%. La media europea è del 5%, mentre in Gran Bretagna è del 2%, in Francia del 5%, in Germania del 6%, in Austria dell'1,5%. Non è un caso se il leader dell'Udc, Casini, riconosce che la causa dell'aumento della delinquenza è dovuta alla permissività del nostro Paese ove il rispetto della legge è diventato tanto facoltativo da trasformare l’Italia “nella terra dove tutto è permesso e niente è punito”. E dove si spendono milioni di euro in enti inutili e in “indennizzi” per i parlamentari non rieletti, ma non se ne trovano per nuove prigioni. Egidio Todeschini
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