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Il Cristianesimo fa parte della storia europea Assurda sentenza della Corte di Strasburgo che obbliga l’Italia a togliere i crocifissi dalle aule scolastiche. E’ frutto d’ignoranza e pregiudizio
La Corte dei diritti dell’uomo, su istanza di Soile Lauti, Italiana di origine finlandese e socia dell'Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti), ha stabilito che la presenza della Croce nelle classi costituisce “una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni, nonché della libertà di religione degli alunni”. La signora, dopo i ripetuti fallimenti registrati in Italia, si era rivolta a Strasburgo, dove le hanno dato ragione, stabilendo anche un risarcimento di 5.000 euro per “danni morali” da parte del nostro Governo. Maggioranza ed opposizione hanno reagito con critiche dure alla sentenza: Berlusconi, rilevando che “l’Europa non può non dirsi cristiana”, ha preannunciato il ricorso; per il neo segretario del Pd, Bersani, tale verdetto rappresenta “un passo indietro nella lotta per la laicità”, perché “travolge il buon senso”; Di Pietro lo ritiene “senza capo né coda”; Gasparri ricorda che “nessuno può privarci dei nostri simboli e della nostra identità”; Casini asserisce che “nessun crocifisso nelle aule scolastiche ha mai violato la libertà religiosa, né la crescita e la libera professione delle fedi religiose”; critico anche Fini, il quale si augura che “la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni”. Commenti negativi anche sui giornali: se Feltri, direttore de il Giornale, parla di “un tasso alcolico troppo elevato” dei Giudici, Magris, del Corriere della Sera, interpreta polemicamente l’ordinanza come un dono fatto al Capo del Governo da un “rubizzo, giocondo e svampito Babbo Natale”; lo respinge come “atto odioso” Alberto Melloni, docente universitario di Storia del Cristianesimo, asserendo che “i giudici avrebbero dovuto riflettere di più prima di emetterla”. Ovviamente, pure la Santa Sede contesta: la Cei parla di “una visione parziale e ideologica”; per l'Osservatore Romano “la sentenza colpisce…una grande tradizione, non solo religiosa, del continente europeo”; secondo padre Lombardi, la decisione rivela un'ottica “miope e sbagliata”. Più drastico Pier Luigi Fornari che, su Avvenire, sostiene che “ha del ridicolo e lede i diritti di un popolo a rappresentarsi con i simboli che crede più opportuni: bandiera, crocifissi, statue, etc. La Corte Europea di giustizia (o ingiustizia?) conosce la differenza tra laicità ed identità nazionale?”. Il Card. Bertone, partendo dalla constatazione che “le nostre città, le strade, le scuole presentano simboli religiosi”, si augura “che altri governi facciano ricorso per una vicenda che non riguarda solo l'Italia”. Una precisazione s’impone: la Corte dei diritti dell’uomo non è organo dell’UE ma del Consiglio d’Europa che la istituì nel 1949; vi partecipano 47 Paesi, tra i quali i non comunitari Azerbaijan, Turchia e Moldavia. Ad emanare il verdetto sono stati 7 Giudici (tra questi, anche l’Italiano Vladimiro Zagrebelski, ex componente del CSM e capo dell'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia nei Governi Prodi e D’Alema) che evidentemente ignorano - o fingono di ignorare - che i Musulmani credono in Gesù, sia pure solo come profeta e non come Figlio di Dio; e che, come scrisse su l’Unità l’ebrea Natalia Ginzburg, per i Semiti Cristo è “un perseguitato e morto nel martirio, come è accaduto a milioni di Ebrei nei lager”. O sono stati convinti più dal pregiudizio ed un errato concetto d’integrazione e rispetto delle diverse religioni, che non dalla saggezza. Che avrebbe dovuto ricordare loro che, Svizzera a parte, nell’Unione Europea si contano 7 Paesi (Finlandia, Svezia, Danimarca, Islanda, Irlanda del Nord, Norvegia, Malta) che hanno la Croce sulla bandiera! Imporranno loro di cambiare lo stemma nazionale? Non sanno, i Giudici, che in Italia l’obbligo del Crocifisso nelle scuole, fu sancito nel 1857 (legge Lanza) e ribadito nel 1928; che i Patti Lateranensi, che ne confermano la presenza nelle aule, sono stati inseriti nella Costituzione repubblicana? Che il Crocifisso svetta anche sui campanili delle chiese? Che nei musei o agli angoli delle strade spiccano sculture e quadri raffiguranti Gesù o la Madonna? Che “domenica” significa dies Domini, cioè giorno del Signore, a ricordo della Sua Resurrezione? Hanno pure trascurato il fatto che la Croce Rossa è simbolo del pronto intervento sanitario; che da due millenni gli anni si calcolano dalla data di nascita di Cristo; che spesso le piazze, gli ospedali, i palazzi storici, le scuole, perfino le prigioni sono intitolate a Santi, alla Vergine, al Bambino Gesù; che il Crocifisso esprime la civiltà e la storia italiana ed europea. Esporlo è testimoniare l’eredità millenaria e la cultura del Continente, non solo una fede condivisa. O quei politicamente corretti signori di Strasburgo pensano che, per non offendere la “libertà di religione”, si debbano cambiare nomi, sistema di datazione degli anni e giorno settimanale festivo? E magari abolire pure lo studio di alcuni scrittori, Dante e Manzoni, per esempio, o ignorare Giotto, Leonardo, Michelangelo e tanti altri? Tutto, dalla pittura alla letteratura, alla scultura, alla musica classica, parla del Crocifisso, simbolo di amore. Che “non genera nessuna discriminazione”. Parole della Ginzburg la quale, nel 1988, scrisse che Gesù ha diffuso l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini; che rappresenta una “rivoluzione”, l’immagine di “uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo, cancella l'idea di Dio ma conserva l'idea del prossimo … Prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi… E nessuno aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini”. Pensieri e verità non a caso ora spesso menzionati. Certo, tutte le Chiese, non solo la Cattolica, si sono macchiate di violenze, prepotenze ed ipocrisie ma tali misfatti non cancellano l’amore di Cristo. E in nome della libertà e della giustizia si sono innalzate ghigliottine o creati gulag che la storia ha condannato, ma solo il Cristianesimo ha forgiato i sentimenti, la fede, le tradizioni, i valori dei popoli europei. Proibirne i simboli con una sentenza dettata da ignoranza e pregiudizio significa violarne l’anima. Significa soprattutto dare origine ad un altro totalitarismo, dopo quello giacobino o marxista. E’ questo che vogliono i Giudici di Strasburgo? Egidio Todeschini
15.11.2009 |