Dipende da noi rinnovare la Costituzione

Le modifiche apportate alle Istituzioni. Più poteri al Primo Ministro e

diversificati i compiti delle due Camere. Gli esempi degli Stati esteri

 

A pochi giorni dall’appuntamento referendario (le nostre schede dovranno arrivare ai rispettivi Consolati entro e non oltre il 22 giugno) per l’approvazione o meno della revisione costituzionale messa a punto ed approvata nella precedente Legislatura, cerchiamo di saperne di più. Della correzione del federalismo introdotto nel 2001 abbiamo già parlato. Vediamo ora di riassumere le novità relative alle Istituzioni, incominciando dalla Presidenza della Repubblica. E’ ridotta a 40 anni (finora 50) l’età minima per diventare Capo dello Stato. Alla sua elezione parteciperanno anche i Presidenti di Regione ed un certo numero di delegati provinciali. Perde alcuni poteri: può sciogliere le Camere solo su richiesta, dimissioni o morte del Primo Ministro o quando questi sia stato sfiduciato dalla Camera dei Deputati; non sceglie più il Premier e può nominare solo 3 (non più 5) “deputati a vita”. Però acquista altre prerogative, tra le quali la nomina dei presidenti delle Authority e del Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL).
  Più complesse le innovazioni al Parlamento. Si abolisce l’assurdità, tutta italiana (siamo l’unico Paese occidentale con tale sistema legislativo), del cosiddetto “bicameralismo perfetto”, grazie al quale le leggi devono essere approvate, in un testo identico, dalle due Camere, con conseguente aggravio di tempo e di spesa. Con la riforma, i compiti dei Senatori e dei Deputati sono distinti. Il Senato si occuperà solo delle leggi che riguardano le materie su cui Stato e Regioni hanno competenze comuni. Diminuisce il numero dei membri (che potranno essere più giovani, visto che l’età per essere eletti scende a 25 anni, dagli attuali 40): 252 (oggi sono 315), più 42 rappresentanti di Regioni e Province. Non ci saranno, invece, i 6 Senatori delle circoscrizioni estere, che passeranno alla Camera dei Deputati. Anche questa sarà più ridotta e ringiovanita: per candidarsi basterà aver compiuto 21 anni (oggi 25), gli eletti saranno 518 (attualmente sono 630), più i 18 eletti all’estero e i parlamentari a vita, oggi insediati al Senato. Alla Camera, che decide in maniera definitiva, competono le leggi riguardanti le materie riservate allo Stato.

La modifiche più significative riguardano il Governo. Si rafforzano i poteri del Premier che è scelto dai cittadini con elezione diretta e nominato dal Presidente della Repubblica; non avrà bisogno della fiducia per insediarsi: i Deputati potranno esprimersi esclusivamente sul suo programma; nomina e revoca i ministri e potrà sciogliere la Camera (compiti che oggi spettano al Capo dello Stato). Determina la politica generale del Governo e garantisce l'unità d’indirizzo politico e amministrativo. Può essere sottoposto ad una mozione di sfiducia, firmata da almeno un quinto dei Deputati ed approvata a maggioranza assoluta. In tal caso, il Premier si dimette ma il Presidente della Repubblica deve indire nuove elezioni. Dimissioni obbligate e nuove votazioni anche se la sfiducia è respinta con il voto determinante dell’opposizione.
  Nuova pure la possibilità di presentare una mozione di sfiducia con contemporanea designazione di un altro Primo Ministro (sfiducia costruttiva). Con una condizione basilare: che il proposto appartenga alla maggioranza espressa dalle elezioni. Se passa, il Premier si dimette e il Presidente della Repubblica nomina il designato dalla mozione. Cambia pure la Corte Costituzionale: all’elezione dei suoi membri parteciperanno anche i rappresentanti regionali; si riducono da 12 a 9 gli anni di permanenza alla Consulta; alla scadenza, per 3 anni, i giudici non potranno ricoprire cariche pubbliche.    

   Fin qui le modifiche più importanti tratte dal testo della legge approvata a novembre 2005. Estremamente più lungo, a rigore, l’elenco delle critiche che ha suscitato, sfociate in polemiche a volte violente e nella decisa presa di posizione per il “no” dell’attuale maggioranza. Non sto a riportarle: basta aver sfogliato qualche quotidiano nazionale o seguito una trasmissione televisiva per sapere che, in merito, si è detto tutto ed il contrario di tutto.

   Due giudizi, però, mi hanno particolarmente colpito: l’accusa di aver approvato la riforma con i soli voti del centrodestra; e la profezia avanzata da Scalfaro (passato dal Quirinale alla Presidenza del “Comitato del No”) secondo il quale “così si ritorna al fascismo”! Si riferiva ai nuovi poteri riconosciuti al Capo del Governo. Non sono un costituzionalista, non ho competenza per giudicare. Però la prima critica mi sembra infondata: perché mai i Padri Costituenti avrebbero previsto il referendum confermativo (senza quorum) in caso di approvazione a maggioranza ridotta? E forse anche interessata: l’ipotesi, formulata dal centrosinistra, di correggere l’articolo 138 della Costituzione, imponendo, per ogni revisione, una (improbabile) maggioranza di due terzi, renderebbe pressoché impossibile modificare in futuro la Carta Suprema. 

   Circa il timore espresso dall’ex Capo di Stato, mi sono preso la briga di controllare, su Internet, come funzionano le Istituzioni in quattro Stati europei. E ho scoperto che, se si esclude la Francia ove vige il semipresidenzialismo, in Germania il Cancelliere (il cui nome appare sulla scheda elettorale) è eletto dal Parlamento, quindi dalla coalizione o dal partito che ha vinto; che può essere sfiduciato ma solo con mozione costruttiva oppure si ritorna alle elezioni (dice niente il fatto che dal 1945 ci sono stati solo 7 Cancellieri?). Ho scoperto che in Inghilterra il Premier può essere eletto o in maniera diretta (col voto su un’apposita scheda) o indiretta (attraverso la sua designazione dai partiti che lo sostengono); che è la Regina a sciogliere la Camera ma solo su richiesta del Premier, alla quale non può rifiutarsi; che è possibile una “sfiducia costruttiva” ma solo se il nuovo proposto fa parte della maggioranza governativa. Che in Spagna è il Re a nominare il Primo Ministro ma sulla base dei risultati elettorali (nomina, cioè, il leader del partito che ha ottenuto più voti). Non mi pare che in questi Paesi viga il fascismo! La nuova Costituzione, benché abbia qualche imperfezione che andrà corretta (c’è il tempo, prima che entri in vigore), intende legare la volontà dei cittadini alle Istituzioni, ridurre la partitocrazia, consolidare il Governo. Davvero è da bocciare?    

Egidio Todeschini

 

 

11.6.2006