L’immigrazione va affrontata con serietà

Polemizzare non serve a risolvere il problema. Che va trattato con

razionalità e umanità. Bloccando il mercato delle persone

 

Fa discutere, in Italia, il “pacchetto” sicurezza - che, tra l’altro, allunga a 6 mesi il soggiorno nei Centri di Espulsione e limita i matrimoni di comodo - approvato alla Camera in concomitanza con il rinvio in Libia dei barconi carichi di migranti. Provvedimenti che, pur apprezzati dalla maggioranza dei cittadini, hanno fatto gridare allo scandalo ed accusare il Governo e gli Italiani di razzismo. Tra i critici: una parte dell’opposizione, molti giornalisti, gli aderenti al Meeting "per un'Europa di Pace" (Assisi, 8-10 maggio), alcuni membri delle Organizzazioni internazionali e qualche religioso, tra cui Mons. Marchetto che ha ribadito la personale convinzione che le leggi italiane in materia sono macchiate dal “peccato originale di criminalizzare gli emigranti irregolari”.  

Certo, ognuno è libero di giudicare secondo coscienza, da laico, liberale, cristiano, terzomondista; ma è occorre tener presente che i flussi migratori hanno avuto, negli ultimi anni, un incremento enorme, accompagnato dal silenzio colpevole e dalla mancanza di lungimiranza e prevenzione delle Istituzioni europee; che la conseguente criminalità (a detta del capo della Polizia, Antonio Manganelli, la popolazione carceraria è formata per il 38% da immigrati clandestini) è tale da alimentare insicurezza e paura; che nessun Paese è in grado di presidiare il Mediterraneo da solo; che la crisi economica incide sui bilanci familiari e sul lavoro di tanti Europei; che il terremoto in Abruzzo e le alluvioni hanno aggravano i conti dello Stato.

Indubbio che chi ha diritto d'asilo meriti rispetto e, soprattutto, aiuto; e che quanti emigrano per sfuggire alla fame e alle guerre possano essere accolti, se accettano le regole del Paese in cui si stanziano; ma è inammissibile che, invece di suggerire soluzioni ragionevoli o provvedimenti più equi ma efficaci, si sprechi, per motivi elettorali o per pregiudizio politico, tempo in polemiche ed in accuse assurde, alle quali si aggiungono menzogne e volute dimenticanze. Ingiusto accusare l’Italia di razzismo e xenofobia perché effettua quei respingimenti fatti da ogni Governo, compreso il primo di Prodi (come Fassino ha ammesso), come quello che nel 1997 provocò la tragedia del canale d’Otranto ove morirono 108 persone; perché allunga a 6 mesi la permanenza nel Centri di Espulsione, quando in Germania è di un anno e mezzo e in Gran Bretagna perfino di 10; o perché include nel pacchetto sicurezza il reato di immigrazione clandestina, previsto altrove come norma di civiltà. 

Perché scandalizzarsi per il trattato firmato da Berlusconi con Gheddafi, il quale s'impegna a riprendersi i migranti che partono dal suo Stato, se esso è la fotocopia di quello presentato nel 2007 da Prodi e non portato a termine? Perché - come ha fatto l’Alto Commissariato per i Rifugiati (Unhcr) per obbligare l’Italia ad accogliere i rinviati in Libia - affermare che trattasi di “individui che cercano protezione internazionale”, se nessuno può individuare, a bordo di una chiatta, chi ha diritto all’asilo? Perché condannare oggi l’Italia, in nome dell'umanità e della carità, senza mai biasimare Malta che, pur incassando soldi dall'UE per far fronte all’immigrazione, respinge i barconi dalle acque territoriali e ospita i migranti in Centri insalubri? Perché non si è urlato allo scandalo quando Zapatero, nel 2005, diede ordine di sparare contro i barconi, per non farli entrare in acque spagnole? Perché l’Onu, che al leader libico ha assegnato la presidenza della Commissione diritti umani, oggi insinua che non è affidabile “non avendo firmato la convenzione di Ginevra del ’51”?

Verità ignorate, si preferisce insistere sul “razzismo” del Governo che non concilia “rigore e umanità”. O non informando che il diritto all'asilo, per convenzione internazionale, è dovuto solo a chi è “personalmente” a rischio nel suo Stato, non a chi non vi trova lavoro e cibo; oppure attribuendo al Vaticano, quindi al Santo Padre, la condanna espressa a titolo personale da qualche ecclesiastico. O interpretando il parere del Consiglio europeo (che non è l'Ue) come voce ufficiale di Bruxelles, quindi dell’Unione Europea. O facendo appello alla nostra tradizione umanitaria e alle origini multietniche degli Italiani, dimenticando che il multiculturalismo scivola facilmente nel relativismo.

E’ solo buonismo di facciata pensare di fare entrare tutti in Italia o in Europa, se non si può garantire loro una vita dignitosa. Nel nostro Stato gli stranieri (3.987.112), la maggior parte Musulmani, sono aumentati, in un anno, del 13,6%. Ma la popolazione cresce anche in Africa, passando dai 170 milioni dell’inizio del ’900 ai 930 di oggi, il che fa pensare che le correnti migratorie aumenteranno nei prossimi anni.

Da qui la valenza europea del problema, da risolvere con raziocinio, non con menzogne e doppiopesismi, e tenendo presente che il nostro Continente non può accogliere tutti. Polemiche e bugie rischiano solo di aggravare una situazione già critica; e, alimentando la fama di un'Italia aperta a tutti, d’incrementare il vergognoso mercato di gente umana. Che invece, dopo i primi respingimenti, sembra diminuito.

Egidio Todeschini

 

23.5..2009