Quel Crocifisso rimosso dal cuore

La pretesa di Smith e la sentenza del giudice Montanaro. La scristianizzazione della società ed il rischio di islamizzazione.
A episodio chiuso, qualche osservazione in merito

 A fine ottobre la sentenza emanata a L'Aquila dal giudice Montanaro fece inorridire l'Italia. Perfino chi normalmente non critica mai le decisioni della Magistratura prese in quell'occasione una netta posizione nei confronti del giudice che, a dir poco con molta leggerezza, aveva accolto l'istanza di Adel Smith ed emanato l'ordinanza con cui s'imponeva di togliere il Crocifisso nella scuola frequentata dai suoi due figli. Nel paesello degli Abruzzi scoppiò la rivolta: il sindaco ordinò la chiusura della scuola, i maestri fecero picchetto davanti all'uscio insieme con gli alunni, i genitori protestarono vivamente, perfino la guardia giudiziaria che doveva eseguire il mandato si rifiutò di ubbidire, invocando i propri sentimenti di cattolica.
  Fu grido unico ed unanime: il Crocifisso non si tocca. Vi si accodarono anche i cosiddetti "laici", coloro che, in nome della libertà di culto, in altre occasioni ne avevano criticato la presenza nei luoghi pubblici. Gli stessi musulmani residenti in Italia presero le distanze, mentre politici, storici, opinionisti, giuristi, ciascuno dal proprio punto di vista, scrivevano e dicevano di tutto, inesattezze comprese, come quella che fa dello Smith uno straniero (invece è italiano, convertito all'Islamismo) che, in quanto tale, non può dettar legge a casa nostra. Si sostenne il valore "storico e culturale" della Croce, si ricordò la conquista di civiltà e di umanità ottenuta con Essa dall'Occidente cristiano, si citarono le opere di artisti e scrittori ispirate dal Cristo morto, si rilevò la mancanza di reciprocità, in materia di religione, dei Paesi arabi, s’ipotizzò il rischio di una islamizzazione progressiva del Paese, della quale la pretesa di quel "provocatore" era solo il primo ma significativo sintomo.
  In pochi giorni lo scandalo finì nel nulla. Il Consiglio di Stato impugnò in termini di legge l'ordinanza che fu, di fatto, sospesa; il Crocifisso rimase al suo posto, sulle bianche pareti di una scuola di un paesello del quale avremmo ignorato ancora il nome, senza questo episodio. Che è già passato nel dimenticatoio o quasi: le poche tracce che rimangono servono solo ad alimentare la polemica nazionale sul diritto di voto amministrativo da riconoscere, o meno, agli immigrati.
  Io, da uomo di Chiesa, continuo a rifletterci. Penso che quel giudice conosce, forse, le leggi ma certo ignora l'apporto del Cristianesimo su dette leggi. E mi convinco che, se in Italia, come ho appurato nei giorni delle critiche ad oltranza, sono migliaia le classi che non hanno più il Crocifisso (tolto per effettuare le tinteggiature delle pareti e "dimenticato" poi in un cassetto, o eliminato per non "ferire la sensibilità dei nostri allievi di religione non cristiana") ciò significa che la società italiana non coglie più il peso formativo ed educativo di quel simbolo. Rifletto che ben pochi, commentando il fatto, hanno rilevato nei giusti termini il valore di fede del nostro Crocifisso e ne deduco che si sono perse, o si stanno perdendo, la memoria del Dio che si è fatto Uomo per noi.
  Non è da oggi che si legge, nel modo di vivere delle nostre società, la scristianizzazione dell'Italia e dell'Europa intera. Che continuano a proclamarsi cristiane ma che del Cristianesimo non seguono più né i Valori né i precetti. Che, in nome della laicità dello Stato, non ritengono neppure di poter fare appello, nella futura Costituzione europea, alle origini e alle tradizioni cristiane che sono state alla base della Storia e della civiltà del Continente. Che si vergognano, per "buonismo" o semplicemente per ignoranza, ad affermare la superiorità dell'insegnamento del Cristo che non incita ad uccidere "l'infedele", ma spinge a convertire con l'esempio e con la parola; che non invita alla vendetta ma al perdono; che non c'impone la Sua volontà, portandoci di conseguenza al fatalismo, ma ci lascia il libero arbitrio; che accoglie trionfante il figliol prodigo del quale non soppesa gli errori commessi ma la sincerità del pentimento.
  Certo, ci proclamiamo ancora cristiani o cattolici ma i partecipanti al sacrificio domenicale della Messa sono sempre di meno; siamo cristiani e tuttavia pratichiamo il divorzio, dimenticando l'imperativo "l'uomo non separi ciò che Dio ha unito"; distruggiamo con l'aborto una vita della quale non siamo padroni; sottovalutiamo il valore sacramentale del matrimonio, equiparandolo alla convivenza delle coppie di fatto; aumenta la pederastia, che era pratica pagana; ci abbandoniamo a costumi e modi di vivere sempre più improntati al piacere, all'egoismo e all'indifferenza. In nome della libertà, abbiamo imboccato la via della licenza e del relativismo che rende lecito tutto ciò che piace.
  Per questo è più reale di quanto non sembri il rischio di scristianizzazione del nostro mondo occidentale. Ci scandalizziamo per l’ordinanza di Montanaro ma il Crocefisso, di fatto, lo abbiamo già rimosso dal nostro cuore.

Egidio Todeschini