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I problemi irrisolti della nostra Italia Dagli Stati Uniti il ritratto di un declino nazionale. Fa male ma le ultime vicende, da Napoli al caso Contrada, purtroppo confermano
Si adatta poco alla politica italiana il proverbio “anno nuovo, vita nuova”. In Italia gli anni passano ma la solfa rimane la stessa: parole, polemiche, promesse, sprechi, doppiopesismi e un nulla di fatto. Basta seguire le quotidiane vicende per rendersi conto di quel “declino” nazionale, anche psicologico, che il New York Times ha rilevato e Prodi negato. E’ triste ammetterlo ma è così: una carrellata sugli ultimi eventi basta a dimostrarlo. Prendiamo l’emergenza “immondizia” che appesta Napoli e dintorni. Il vertice di Palazzo Chigi ha portato a questi risultati: nominato, per 120 giorni, un supercommissario al fine di “uscire dalla logica del commissariamento”!; inviato l’Esercito per spazzare; garantito lo smaltimento nei siti già individuati in estate; promessa la costruzione di “almeno tre termovalorizzatori o gassificatori”; concessi 4 mesi ai Comuni perché avviino la raccolta differenziata, altrimenti scatterà “l'immediato commissariamento”. Non se ne chiariscono però le cause né si licenziano i responsabili di tale vergogna che dura da 14 anni, benché Bassolino, sindaco di Napoli, poi Presidente di Regione e “Commissario” per i rifiuti, abbia dilapidato 1.825 milioni di euro: per il termovalorizzatore di Acerra, i cui lavori, iniziati 4 anni fa (di norma ne basta 1), sono ora sospesi; per pagare vice commissari o “esperti” risultati inutili; per assumere 1.100 netturbini che non lavorano (è denuncia della Cisal); per istituire 18 “Consorzi” che la Commissione parlamentare ha definito “luoghi d’incontro fra camorra e mala amministrazione”; per mandare in Germania – ove la “monnezza” diventa energia! - quintali di rifiuti. Versione macroscopica dell’immobilismo e del clientelismo italiano che ha molti altri esempi. E’ da più di 15 anni che si parla di riforme costituzionali, di istruzione da migliorare, di leggi elettorali, di confronti costruttivi tra gli schieramenti, di riduzione dei partiti, di abolizione del bicameralismo perfetto, di più poteri al Capo di Governo, di federalismo fiscale, di riduzione della spesa pubblica, di “anomalie” tutte italiane. Non si è risolto nulla. Basti pensare alle interminabili bagarre per trovare un accordo su una legge elettorale nazionale decente e condivisa. Si guarda all’estero e ci si dimentica che: il semipresidenzialismo alla francese, proposto da Franceschini, non è attuabile senza una modifica della Costituzione; il sistema tedesco, auspicato da Casini e Bossi, trova forza nella norma costituzionale germanica che proibisce “le alleanze puramente elettorali”; quello spagnolo a circoscrizioni elettorali più ridotte, cui s’ispira Veltroni per ridurre i partiti, contrasta con la nostra Magna Carta. Il modello di Gerardo Bianco (Pd), un misto tra proporzionale e collegi uninominali, con sbarramento (4%) e premio di maggioranza, scontenta parecchi, soprattutto nella coalizione cui l’autore appartiene. Su tutti, la spada di Damocle del referendum (a giorni la decisione della Consulta), contestato dai partiti minori. Un tira e molla che riguarda anche la 194, legge che, 30 anni fa, legittimò l’aborto. A fine dicembre la rimette in discussione il “laico” Giuliano Ferrara che prende spunto dalla “moratoria della pena di morte”, approvata dall’Onu, per chiedere: se è immorale uccidere un colpevole, perché è lecito far fuori un innocente, solo perché non ancora nato (l’embrione è essere vivente fin dal concepimento)? La senatrice Binetti (Pd) approva totalmente, Veltroni (Pd) definisce la 194 una “conquista di civiltà” ma riconosce che “l’aborto non è un diritto ma un dramma da contrastare”, il ministro Livia Turco (Pd) prende le distanze. Partono le polemiche e si rimane, per ora, sul nulla di fatto. Anche sul piano del prelievo fiscale che limita consumi ed investimenti e fa crescere l’inflazione troviamo un contrasto tra le tante promesse di ridurlo ed la continua crescita che si registra. Prodi si vanta di aver fatto ripartire l’economia italiana ma, a dargli torto, c’è Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia. E l’aumento di benzina, luce e gas e di altri beni di consumo. Il Capo del Governo pretende pure di aver ridotto spesa pubblica, sprechi e doppiopesismi. Peccato che i deputati si aumenteranno di 200 euro il loro già lauto stipendio; che, nel 2006, i rimborsi elettorali sono ammontati a 200 milioni di euro (contro i 73 della Francia); che sono stati concessi milioni di euro a favore degli Italiani all’estero, ma solo nei Paesi, Svizzera compresa, nei quali è stato eletto un candidato di sinistra; che si spendono 270 milioni per una diga in Calabria, ove però manca l’acqua; che Dini, con un ultimatum al Governo passato subito nel dimenticatoio, chiede, tra l’altro, di ridurre gli impiegati pubblici ed abolire le Province; che Fioroni prima auspica il ritorno degli esami autunnali di riparazione, poi fa marcia indietro ed in compenso garantisce l’assunzione, entro 3 anni, di 140 mila precari della scuola, indipendentemente dalla loro preparazione. Non meravigliamoci poi se, nelle indagini internazionali, l’Italia risulta agli ultimi posti per quanto riguarda l’istruzione dei giovani; tanto meno se, al concorso per l’assunzione di nuove toghe, su 43 mila concorrenti ne sono stati promossi solo 322, gli altri essendo risultati “troppo ignoranti”, carenti perfino in ortografia e grammatica. E non meravigliamoci neppure se, dopo polemiche durate alcuni giorni, l’ex dirigente del Sisde Contrada, nonostante i suoi 76 anni ed uno stato di salute alquanto precario, rimane in galera, mentre il tunisino Azouz, sospettato di spaccio di droga, può godersi gli arresti domiciliari; e l’ex terrorista rosso Adriano Sofri ha visto tramutarsi la sua detenzione in una passerella da star e può lavorare in una biblioteca comunale. Potrei continuare, magari parlando dell’affare Alitalia che danneggia il Nord, ma non vorrei rovinare la giornata ai miei lettori!
Egidio
Todeschini |