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Dio è disgustato dell’umanità?
Il
neopaganesimo dei tempi moderni. Le bibliche condanne,
gli errori del passato, le colpe di oggi
"Dio è disgustato dell'umanità". Mi
è rimasta impressa, a dispetto del passare dei giorni, l'affermazione
sconfortata e sconfortante del Santo Padre a commento del lamento di
Geremia. Era l'inizio dell'Avvento, dovevamo prepararci al Natale. E dal
Papa, lo stesso che ha costantemente ammonito a tenere aperte "le
porte della speranza", che ha fustigato, al bisogno, ma sempre
invitando ad aver fede nella misericordia del Signore, apprendiamo che
l'Onnipotente si "è chiuso nel Suo cielo". Se è
vero, è sconvolgente. Se è vero, bisogna chiedercene il
perché, individuare, per scacciarlo e vincerlo, il demone di quel
neopaganesimo dei tempi moderni che ha messo sull'altare infide e
sfuggevoli divinità dai nomi accattivanti: Denaro e Mercato,
Prestigio e Fama, Bellezza e Potere, ed anche Libertà (intesa però
come licenza).
"Dio è disgustato". E' sentenza che ricorda più
la biblica condanna di Sodoma e Gomorra o l'evangelica sfuriata del
Cristo contro i mercanti del Tempio, che non la bontà dell'Eterno;
che non fa pensare alla benevolenza del Padre al quale chiedere "perdona
loro perché non sanno quello che fanno", ma piuttosto parla della
severità del castigo inflitto all'uomo con il Diluvio universale.
Già, il Diluvio Universale. Una mia conoscente mi aveva
confessato, durante i lunghi giorni di pioggia dell'autunno scorso, di
aver imputato l'anomalia climatica alla rottura del patto: quel "mai
più" giurato dall'Onnipotente che ora, di fronte alla
cattiveria degli uomini, è costretto a rimangiarsi la parola. Le
era sembrata un'eresia, e aveva ragione, perché non è Dio che
viene meno alle Sue promesse, siamo noi che Lo offendiamo con la nostra
indifferenza, con il nostro definirci monoteisti e vivere da politeisti,
avendo sostituito il Dio Unico e Vero con gli dei fasulli che la
mondanità, il modernismo, il conformismo e l'egoismo ci fanno
accreditare e venerare.
Intendiamoci, non è da oggi che l'umanità offende il
Signore. Qualche "laico" si è infatti chiesto se, dall'anno
zero, Egli ha mai potuto essere fiero dell'uomo, che ha fatto (e fa)
guerre in Suo nome, che a suo tempo massacrava gli infedeli, che ha
inventato i roghi dell'Inquisizione, che non ha saputo preservare dalla
frenesia del potere temporale neppure la Sua Chiesa. Qualcuno, il
filosofo Zecchi per esempio, afferma che, anzi, attraverso i secoli, ci
siamo allontanati dal peccato, siamo diventati più saggi, perché
abbiamo fatto leggi che salvaguardano i diritti civili, abbiamo
sviluppato la scienza mettendola al servizio dell'uomo e, illuminati
dalla luce del Signore, abbiamo fatto qualche passo verso il bene.
E' vero. Ma oggi sostituiamo – o tendiamo a sostituire – la Sua luce
con quella dell'uomo che presume di essere Dio, che sostituisce all'umanesimo
l'umanitarismo, che forse crede che "Dio è malato" (è
il titolo di un libro di Veltroni) e non si accorge che è la
follia del positivismo a sconvolgere le nostre menti. Oggi disgustiamo
Dio non con l'impudicizia dei comportamenti, che c'è sempre stata,
ma con l'ostentazione dell'essere impudichi; non con la violazione dei
doveri, nei secoli ricorrente, ma con l'odierna pretesa di avere solo
diritti; non con l'offesa ai Valori cristiani, spesso dimenticati, ma
con il loro totale annullamento; non con il venir meno ai Dieci
Comandamenti, costantemente trasgrediti, ma con la scristianizzazione
dei costumi; non con gli errori, perennemente commessi, ma con l'ambizione
di trasformarli in legittime regole di vita. Pretendiamo di avere, in
tal modo, abolito l'ipocrisia e non ci accorgiamo di averla rimpiazzata
con la presunzione, se non con l'arroganza.
"Dio è disgustato". E' verosimile, se dobbiamo
giudicare dal disgusto di noi umani di fronte a certi fatti di cronaca.
Certo, non esistono più le stragi degli Ugonotti, non si bruciano
più le pulzelle di Orléans, il Papa non si arma più, alla
Giulio II, per muovere guerra e non fa più figli, come il Borgia.
Certo, aborriamo l'Olocausto (ma dimentichiamo spesso i gulag),
manifestiamo nelle piazze (ed anche nelle chiese) il nostro pacifismo,
proclamiamo l'uguaglianza dei diritti, il rispetto della persona, la
libertà delle opinioni. Ma riteniamo "progresso" il
nostro modello di vita improntato più al permissivismo che non al
Vangelo.
Quel permissivismo che fa sbandierare in pubblico nudità ed
esperienze sessuali; che indulge a chiamare "compagno" o
"compagna" il coniuge, come se la santità del
matrimonio fosse neo di cui vergognarsi; che pretende di clonare un
individuo, di ricorrere all'aborto, di vantarsi delle devianze sessuali,
di ridurre l'amore a puro erotismo, di fare ricorso alla fecondazione
artificiale. Quel permissivismo che spinge a ritenere "normale"
il tredicenne napoletano che perde la vita tentando il furto di un
motorino (non di un qualcosa con cui sfamarsi); che concede al musulmano
(e italiano) signor Smith di dire impunemente che il Papa è un
"extracomunitario", che la Chiesa è "un'associazione
a delinquere", che il Crocefisso è un "cadaverino che
spaventa", che "l'Olocausto non c'è stato e comunque
non è stato terminato". Quel permissivismo che ha distrutto
nei giovani la fiducia nel futuro, se è vero, come pare, che
aumentano anche presso gli adolescenti le patologie legate alla
depressione, alle quali si pensa di ovviare, non offrendo loro dedizione,
tempo, premure ed educazione, bensì il prontuario farmaceutico e
le prescrizioni del Prozac. Quel permissivismo che ha mistificato il
male. Ammettiamolo, a distruggere la speranza non è il Papa con
la sua denuncia, è l'ottusa presunzione di noi mortali.
Egidio
Todeschini
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