I presunti privilegi fiscali della Chiesa

L’UE chiede chiarimenti all’Italia. La sinistra, che si professa a favore dei poveri, incoerentemente applaude. Scoppiano le polemiche

 

 Non passa giorno, in Italia, senza che si registri un attacco alla Chiesa e al clero, l’una e l’altro accusati d’ingerenza nella politica, di scandali vari, di mentalità retrograda e conservatrice. E addirittura insultati e minacciati di morte. Un sentimento antireligioso che non ha nulla in comune con l’antico ed italico scontro per il potere tra Guelfi e Ghibellini; risente invece dell’attuale libertà di costumi e del relativismo imperante che fa ritenere lecito tutto ciò che piace.

Motivi che escono dai confini della Penisola e determinano il modo di agire anche a livello UE. Non è un caso se, dopo infinite discussioni e polemiche, gli addetti ai lavori decisero di non inserire, nella Costituzione europea, il richiamo alle origini cristiane del Continente. Un episodio, tra altri, che la dice lunga sul rigetto, implicito o espresso, dei valori cristiani. E che porta a non sorprenderci più di tanto dell’iniziativa della Commissione Europea che, tramite Jonathad Todd, portavoce della commissaria alla Concorrenza, Neelie Kroes, ha chiesto al nostro Governo «informazioni supplementari» su «certi vantaggi fiscali delle Chiese italiane» che rappresenterebbero, dice, “un aiuto illegale di Stato”.

Si riferisce espressamente, Todd, alla finanziaria 2006 del Governo Berlusconi che esenta dall’Ici (Imposta comunale sugli Immobili) gli edifici di proprietà delle religioni “riconosciute dallo Stato, anche se non destinati al culto”, e riduce al 50% l’imposta delle imprese commerciali della Chiesa. Il portavoce ammette anche che tale richiesta nasce in seguito a “segnalazioni ricevute nel 2006 da parte di soggetti italiani”, di cui però omette i nomi.

A Bruxelles non hanno ancora deciso se aprire un'indagine in merito, la prima dell'antitrust europeo sulla Chiesa cattolica, anche se in Belgio c'è già stato un contenzioso del genere per una questione di Iva: si dichiarano, per ora, insoddisfatti della prima risposta data dal Governo attuale – di cui s’ignora il contenuto - ed attendono, per prendere una risoluzione, ulteriori approfondimenti.

Che intanto arrivano dal segretario della Cei, Mons. Giuseppe Betori, il quale, su “Avvenire”, quotidiano dei vescovi italiani, dichiara: “Non possiamo fare a meno di precisare che l'esenzione dall'Ici … si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale; che deriva dalla legislazione ordinaria ed è del tutto uguale a quella di cui si giovano gli altri enti non commerciali, in particolare il terzo settore”. Ed aggiunge: “Chi contesta un tale atteggiamento dello Stato verso soggetti senza fini di lucro operanti per la promozione sociale in campo esistenziale, sanitario, culturale, educativo, ricreativo e sportivo, manifesta una sostanziale sfiducia nei confronti di molteplici soggetti sociali … particolarmente attivi nel contestare il disagio e la povertà. Sarebbe incongruo che lo Stato gravasse quelle realtà, ecclesiali e non, che perseguono fini d’interesse collettivo”.

Impossibile dargli torto. A questo punto, resta solo da vedere come andrà a finire la vicenda e sperare che a Bruxelles si ravvedano, rendendosi conto dell’assurdità dell’iniziativa e dell’irragionevolezza di chi l’approva. E magari ci spieghino perché mai la Commissione non si muove di fronte a ben altre disparità che contrastano con la “libera concorrenza” tanto sbandierata dall’Unione e rappresentano, queste sì, “illegali aiuti di Stato”. Possibile che non abbia nulla da dire sull’età della pensione, da noi più bassa di quella degli altri Stati comunitari, o contro le tasse imposte alle nostre imprese, soprattutto piccole e medie, messe così in condizione di non poter competere con quelle europee?

Possibile che non abbia niente da rilevare sui privilegi retributivi, di quiescenza (2 anni e mezzo di vita parlamentare!), di cumuli pensionistici di cui godono gli innumerevoli personaggi, eletti o assunti, delle nostre Istituzioni, dal Quirinale in giù? Che non sappia che, alle feste dell’Unità, per pranzi, bibite, panini ed altro non si rilasciano scontrini (notizia rivelata da un inviato de il Giornale)? Che ceda ai suggerimenti bisbigliati all’orecchio da chi disprezza la Chiesa ed il suo operato, e non ascolti mai gli Italiani che, ad alta voce, chiedono più equità e meno trattamenti di favore a profitto dei politici e dei loro portaborse?

A rigore, non sorprende il silenzio, in merito, del “cattolico adulto” Prodi che ha tutto da guadagnare a non contrastare i propri infidi e discordi alleati. Stupisce invece, e molto, notare che solo il succitato Avvenire ed il Giornale abbiano creduto opportuno ricordare che l’esenzione dall’Ici, prevista per tutti gli enti senza fini di lucro, compresi quelli religiosi, non è una trovata del Governo Berlusconi per acquisire l’appoggio degli ecclesiastici; essa risale all’epoca dell’istituzione dell’imposta, cioè al 1992, quando Primo Ministro era Amato. Una paternità che i radicali, oggi i più ostili alla legge, faranno magari fatica ad accettare ma che è pura verità. 

E lasciano di stucco gli strilli contro la Chiesa ed i suoi presunti privilegi fatti da quei personaggi di estrema sinistra che, dicono, si battono per la difesa e la tutela dei più indigenti, compresi – è polemica di questi giorni – i “lavavetri” abusivi. Ma non riconoscono che le mense o i dormitori per i poveri, allestiti dagli enti cattolici, non sono ristoranti o alberghi, ma opere di carità a favore dei bisognosi. Pecca d’incoerenza Marco Rizzo, capo delegazione dei Comunisti italiani all'Europarlamento, quando sostiene che “se lo Stato è laico, deve esserlo anche nell'applicare le norme»; ed anche il vice presidente del gruppo Verdi-Pdci del Senato, Natale Ripamonti, allorché si augura che “la posizione del nostro Paese, decisamente europeista, sappia orientarsi per superare questo privilegio che rimane in capo (sic!) agli enti ecclesiastici”.

E pecca di pregiudizio antireligioso Maurizio Turco, deputato della Rosa nel Pugno, quando sostiene che “c'è un solo metodo per appurare cos'è un privilegio fiscale: se a parità di attività vi è un differente trattamento, c'è discriminazione”; ed anche il suo collega di partito, Roberto Villetti, quando afferma che “le informazioni richieste dalla Commissione europea al governo italiano sulle esenzioni fiscali concesse al Vaticano non sono il frutto di un'azione diabolica della Bonino, ma del fatto che esistono privilegi”.

Gente che alza un polverone al quale dà subdolamente la patina della laicità. Forse per velare i benefici di cui impunemente godono i supposti sostenitori della “distribuzione dei redditi”; di sicuro, per mascherare la carenza di servizi statali ai quali supplisce la Chiesa.

Egidio Todeschini  

12.9.2007