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Le accuse a Pio XII basate su falsità storiche Il “silenzio” di Papa Pacelli era necessario. Tacque ma mobilitò la Chiesa e salvò dallo sterminio nazista un milione di ebrei
Si è parlato anche troppo dei tanti avvenimenti italiani registrati nelle scorse settimane: la sommossa nel rione cinese di Milano, lo scontro politico per l’ambigua soluzione dell’affaire Mastrogiacomo, le divergenze su Alitalia e Telecom, i congressi dei socialisti e dell’Udc, le discussioni sulla legge elettorale, il perdurare dell’ostilità laicista contro chi si oppone ai “Dico”, gli sforzi congressuali per dar vita al Partito Democratico. Un argomento sul quale era opportuno attardarsi è stato invece trascurato: penso al nuovo “gelo” tra Vaticano e Israele, in occasione della “Giornata della Memoria” con cui, il 16 aprile, gli Israeliani ricordano la Shoah. Gelo sorto a seguito della decisione del nunzio apostolico a Gerusalemme, mons. Antonio Franco, di non partecipare alla commemorazione, in segno di dissenso per la didascalia che accompagna, nel museo dell’Olocausto, la foto di Pio XII, presentato come “razzista” che “non protestò né verbalmente né per iscritto” contro il genocidio nazista. Decisione che l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede ha commentato sostenendo che “decine di migliaia di sopravvissuti portano con sé una verità che è tutt’altra di quella sostenuta dal Vaticano”. E che ha fatto esprimere, ad un funzionario del Ministero degli Esteri ebraico, la convinzione che “la storia non si può cambiare”. Neppure di fronte ad un’interpretazione falsata di essa? Mi ha stupito il fiacco risalto dato alla vicenda dai media nazionali. La maggior parte, infatti, si è limitata a pochi accenni, senza entrare nel merito, quando la crisi si è risolta con la promessa, da parte degli Israeliani, di “riesaminare la questione”. Ancora? A distanza di oltre 60 anni e con la documentazione, ormai disponibile, che riconosce a Pio XII, tra l’altro, il merito di aver salvato l’80% degli ebrei italiani? I quali, nel 1944, palesarono, attraverso le comunità ufficiali, il sentimento di riconoscenza e gratitudine per la sua “paterna sollecitudine” e la valida “attività di assistenza e salvataggio”. L’episodio non è nuovo e la stampa, se imparziale, avrebbe dovuto ricordarlo. Già nel 2005 la foto di Pio XII era stata esposta con la stessa didascalia, a dir poco offensiva. Già allora molti vescovi si erano rifiutati di partecipare al memoriale. E già allora le autorità israeliane avevano garantito, al precedente nunzio apostolico, mons. Sambi, la disponibilità ad “un riesame della questione”. Non mantennero l’impegno! Eppure, ad asserire che quel Pio XII, di cui ancora oggi s’infanga il nome, riuscì “a salvare 740.000, forse 850.000 ebrei”, compresa buona parte dei residenti nel ghetto romano, fu, nel 1967, un ebreo, lo storico Emilio Pinchas Lapide. Non solo: Paolo VI, tra il 1964 e il 1965, conferì ad un gruppo di gesuiti, storici di fama internazionale come P. Blet, R. A. Graham, A. Martini e B. Schneider, l’incarico di far luce in merito e di pubblicare atti e documenti vaticani sulla Seconda Guerra Mondiale. Ne uscirono 12 volumi, l’ultimo dei quali, quello riassuntivo, è di quest’anno, è firmato da Pierre Blet e cita le prove scritte tratte dall’Archivio della Santa Sede e riporta fatti e successi. Ciò nonostante, si continua ad elogiare la “condanna” dell’Olocausto da parte di Papa Wojtyla, contrapponendola al “silenzio” correo di Papa Pacelli. Possibile che non si capisca che, per limitare lo sterminio, era più utile il muto aprire le porte di conventi, parrocchie, monasteri ed ospitali case di cattolici, che non una pubblica disapprovazione che avrebbe solo peggiorato la situazione? Poteva ragionevolmente protestare, il Pontefice? E, se lo avesse fatto, quanti ebrei avrebbe salvato? Se avesse fatto il diavolo a quattro, i morti sarebbero stati “solo” 6 milioni o molti di più? Certo, mantenne sempre un atteggiamento molto diplomatico, Pio XII, anche se, nel 33, sostenne che “Una legge umana è impensabile senza un ancoraggio nel divino. E questo ancoraggio non può basarsi su un “divino” inteso in senso arbitrario, la razza”. Preferì la sicurezza dell’azione costante e silenziosa alle plateali e dannose proteste ufficiali. Sapeva benissimo che ogni tentativo contro Hitler sarebbe stato un suicidio ed avrebbe comportato l'esecuzione di un maggior numero di ebrei e di sacerdoti. Non è un caso se, come rileva lo storiografo don Francesco Martino, “negli ambienti mondiali, cristiani ed ebraici, vi era grandissimo rispetto, se non ammirazione, per l’azione umanitaria svolta dalla Santa Sede nel corso della seconda guerra mondiale…Un giudizio unanime che Papa Pacelli avesse svolto il suo compito… in maniera eminente”. Anche alcuni ebrei famosi - Albert Einstein, Golda Meir, Moshe Sharett, il rabbino Isaac Herzog, tra gli altri - gli espressero la loro gratitudine per quanto aveva fatto. Il cambio di opinione inizia a manifestarsi solo nel 1954, quando fonti marxiste attaccarono Pio XII, dipingendolo “collaboratore e colluso, ossequiente ed obbediente al nazifascismo, che colpevolmente stette a guardare, senza far nulla, lo sterminio degli ebrei”. Calunnie che, usando gli Ebrei come pretesto, servivano solo a vendicarsi di un Pontefice che, già nel 1939, aveva, con l’enciclica Summi Pontificatus, preso posizione contro il razzismo ma anche contro l’ideologia che presentava la religione come “oppio dei popoli”. E che nel luglio del ’49 aveva scomunicato i comunisti. Nasce così la propaganda che lo vuole “Papa Tedesco e Fascista”, nonostante abbia diretto ed organizzato la rete di assistenza agli ebrei, coinvolgendo Segreteria di Stato, Nunzi Apostolici, Vescovi, religiosi e personalità laiche, in un gioco di squadra silenzioso e discreto che salvò, secondo le stime attuali, circa un milione di israeliti, 9000 dei quali solo a Roma, facendo interrompere, il giorno stesso del loro inizio, i rastrellamenti nel ghetto: circa 5.000 trovarono rifugio in 155 conventi, 3.000 presso la residenza di Castelgandolfo, 60 nell’Università Gregoriana e molti nella cantina del Pontificio Istituto Biblico. Centinaia trovarono asilo in Vaticano. Il Talmud insegna che "chiunque salva una vita, è considerato dalla Scrittura come se avesse salvato il mondo intero". Pio XII ha adempiuto questo detto talmudico più di ogni altro leader, quando fu in gioco la sorte dell’ebraismo europeo. A riconoscerlo è l’ebreo David G. Dalin. Sulle verità del quale, invece, prevale ancora la calunnia dei “sinistri”. Egidio Todeschini |