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Il pessimo esempio viene dai politici L’Italia in cima alle classifiche negative. L’avversario diventa nemico da eliminare, la furbizia la fa da padrona, il trasformismo impera
A seguire la politica italiana c’è da restare sconcertati. Ci si trova di tutto e di più, tranne quel senso dello Stato che dovrebbe animarla. Abbondano insulti e litigi, bugie e furbizie, contraddizioni e violenze verbali, invidie e trasformismi, sperperi e clientelismi, contorsionismi e smentite. Tanto da far pensare che il vero problema nazionale sia il comportamento dei nostri politici, quel loro modo di agire che rivela tutte le carenze di rispetto per le opinioni altrui e di amor patrio. E che manifesta le rivalità personali e partitiche alle quali ubbidiscono. Un atteggiamento diffuso, indipendentemente dalla coalizione di appartenenza e dal livello, statale o amministrativo, in cui operano. Nel centrosinistra le due “sinistre”, riformista e massimalista, si guardano in cagnesco; i cattolici e i radicali si detestano; tutti sproloquiano a ruota libera e vanno per la loro strada, ubbidendo all’ideologia ed inseguendo le proprie ambizioni. Unico collante, la smania di potere e l’antiberlusconismo. Troppo poco, per governare e reggere le sorti del Paese o di un Ente locale. Nel centrodestra non va meglio: anche qui si registrano dissensi, rivalità interne, molto protagonismo e l’incapacità di addivenire ad un’unica strategia che permetta, per il bene dell’Italia, di svolgere nel migliore dei modi il ruolo dell’opposizione. Che invece si presenta spesso divisa, quindi inefficace, in quanto alcuni suoi esponenti puntano soprattutto ad incrementare l’area dei consensi al proprio partito e/o a raggiungere l’ambita carica, e relativa gratifica, della leadership. Poco incoraggiante, come atteggiamento. Stando così le cose, non stupisce appurare che l’Italia è sempre in testa alle classifiche più negative. E’ lo Stato in cui si registra il maggior numero di partiti e partitini (circa una ventina!); è l’unico a riconoscere ai parlamentari un assegno pensionistico dopo solo 2 anni e sei mesi di Legislatura e 5 anni di contributi; è quello in cui Legislature e Governi reggono meno; è il più oneroso riguardo le retribuzioni dei propri parlamentari, ministri, magistrati, Capi di Stato e presidenti di Regione, i quali, tra l’altro, possono godere contemporaneamente di laute pensioni ed alti stipendi. L’Italia è il solo Paese “democratico” in cui la politica assomiglia ad una specie di “guerra civile fredda” contro l’avversario, percepito come nemico da abbattere e da insultare; è l’unico che, a muro di Berlino caduto, conta ancora due partiti che si rifanno allo sconfitto comunismo di cui seguono i canoni fallimentari; è ineguagliato nel fenomeno di quel trasformismo dal quale nasce il termine, tutto italico, di voltagabbana. Ed è anche quello in cui, dall’alto, viene il peggior esempio di chi predica bene e razzola male. E’ vero ma sconcerta il giudizio (Corriere della Sera) di Beppe Severgnini: “I partiti, in Italia, non sono un mezzo per uno scopo (come accade nelle democrazie mature). Sono invece veicoli per le ambizioni e le vanità individuali, riserve di potere, strumenti di pressione, serbatoi di ricordi e nostalgie”. Avvilisce sapere (il Giornale) che, nonostante i 4.500 euro mensili percepiti per le spese di segreteria, dei 683 “portaborse” dei deputati, solo 54 hanno un contratto in regola, gli altri 629 essendo pagati 800 euro al mese e in nero. Che, a dispetto della battaglia contro l’evasione fiscale, proclamata da Prodi, nei corridori dei Ministeri si vendono bibite ma non si rilasciano scontrini. O che, a Finanziaria approvata con relativa diminuzione delle retribuzioni camerali, i parlamentari hanno trovato il modo di aumentarsele ugualmente, praticamente all’unanimità. Demoralizza appurare che il Parlamento incassi 14 milioni di euro di contributi e ne spenda 187 per le pensioni. Sconforta pensare che è “onorevole” il rifondarolo Francesco Caruso sul quale pendono 29 procedure giudiziarie per “rapine, incendi e devastazioni”; che Sergio D’Elia, terrorista coinvolto nell'assassinio di un poliziotto, sia oggi deputato e Segretario d’Aula. O che il ministro Ferrero scelga come consulente per la tossicodipendenza l’ex brigatista Ronconi, interdetta dai pubblici uffici. Scandalizza vedere che la fiducia a Prodi passa grazie al voto del “transfuga” Follini, votato nelle liste del centrodestra, e a quello di Pallaro, l’italo-argentino eletto grazie alla Legge Tremaglia, che non dovrà poi sottostare alle leggi italiane. Siamo abituati, ormai, alla prevalenza dell’ideologia sulla dignità nazionale, ma fa allibire che a Canicattì (Sicilia) la Giunta comunale abbia dedicato una via al Maresciallo Tito, il massacratore degli Istriani; che in moltissime città italiane, Roma compresa, s’intitolino all’assassino Lenin viali o piazze; o che il “verde” Pecorario Scanio strepiti contro l’agricoltura geneticamente modificata ma non abbia niente da eccepire contro la decisione inglese di autorizzare l’inserimento del Dna umano entro ovuli animali. Siamo avvezzi anche agli sperperi pubblici ma trasecoliamo ad apprendere che il Ministro delle Finanze intaschi, per i 24 anni trascorsi alla Banca d’Italia, ben 11.000 euro al mese di pensione, ai quali aggiunge i 198.000 mensili d’indennità ministeriale; o che, dal 2003 al 2005, grazie alla riforma Bassanini, il 34% dei dipendenti pubblici abbia avuto una promozione, e relativo scatto retributivo, indipendentemente dal merito. Non entro nel tema della riforma elettorale sulla quale Giovanni Sartori (Corriere della Sera, 6 marzo) rileva che, nemmeno menzionata nei 12 punti stilati da Prodi per la fiducia, è poi diventata “prioritaria, purché largamente “condivisa”. L’editorialista si chiede: “Ma condivisa da chi, tra chi? Tra tutti, ivi inclusi i «nanetti» (partitini, partitucci e cespugliotti)”, e prosegue, sconsolato, che “i nanetti combatteranno a morte qualsiasi riforma sensata, visto che qualsiasi riforma sensata ne deve richiedere la decapitazione”. Non meravigliamoci allora se, da un’indagine testé conclusa in Inghilterra, gli Italiani risultino avere “lo stato di salute mentale peggiore d’Europa”. O se abbondano, nella società, delinquenza, protagonismi, violenze, abusi e furfanterie ed appannano l’immagine d’Italia. Tentiamo invece di salvarla. Egidio Todeschini
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