I cristiani perseguitati nel mondo arabo

Prevista una manifestazione per scuotere le coscienze occidentali. Incredibile: l’iniziativa è del musulmano Magdi Allam ma Tv e quotidiani tacciono

 

Mi segnalano un articolo, sul Corriere della Sera, del 13 maggio scorso. Porta la firma del vice direttore Magdi Allam che esordisce con un’invocazione: “Salviamo i cristiani del Medio Oriente”. Lo leggo con attenzione e mi sento venire i brividi addosso. Perché vi trovo dati statistici terrificanti sulle angherie e i tormenti ai quali sono sottoposti i cristiani che vivono sulla “sponda meridionale ed orientale del Mediterraneo”, 10 milioni dei quali, dalla fine della Grande Guerra ad oggi, sono stati costretti a emigrare. A dimostrazione, se ne avevamo di bisogno, del fanatismo del mondo islamico fondamentalista.

Non si arrende il giornalista che oggi circola protetto dalle guardie del corpo e che, già nell'estate del '67, quindicenne del Cairo, fu sbattuto in cella, sospettato di essere una spia di Israele solo perché flirtava con una ragazza ebraica. E’ dettagliato il suo resoconto dal quale si appura che, in soli 4 anni dal 2003 ad oggi, del milione e mezzo di cristiani residenti in Iraq ne sono rimasti solo 25.000, nonostante l’accorato appello, ripreso anche da Benedetto XVI, per porre fine alla «più feroce campagna di assassini, sequestri, esproprio di beni e case, cacciata e dispersione, liquidazione dei diritti religiosi e civili, da parte di gruppi estremisti religiosi per il semplice fatto che non siamo musulmani».  

Appello finora senza risultati, se il vescovo ausiliare di Bagdad, Mons. Shlemon Warduni, manifesta recentemente su Avvenire il proprio disappunto per il fatto che «i cristiani non stanno facendo nulla mentre qui si muore, si viene rapiti, costretti a convertirsi all'islam o a pagare per ottenere protezione, a cedere le proprie figlie a dei delinquenti per evitare ritorsioni o a fuggire lasciando tutto il lavoro di una vita. Dagli Usa e dall'Europa solo silenzio». C’è da rabbrividire, anche perché ciò non avviene solo in Iraq.

In Palestina la situazione non è migliore, se Allam può ricordare che, nel 1948, i cristiani rappresentavano il 20% della popolazione, tre quarti dei quali, “vittime di persecuzioni e del drastico calo del tenore di vita”, pur di sopravvivere ha scelto, dopo l'avvento al potere di Yasser Arafat nel 1994, di darsi alla fuga. Tanto da diventare estrema minoranza perfino nelle nostre città sante: “a Betlemme erano l'85% della popolazione nel 1948, oggi sono solo il 12%. A Gerusalemme dal 53% della popolazione nel 1922, sono precipitati al 2%”.

Altrove non va meglio. In Sudan si registra il genocidio di un milione e mezzo di cristiani. Fu genocidio anche il massacro di altrettanti Armeni in Turchia ove oggi ne rimangono circa 100 mila. In Libano nel 1932 erano maggioranza (55%), oggi sono calati al 27%. In Egitto i Copti sono passati dal 15-20% al 6% attuale. Idem in Siria: le comunità cristiane si sono ridotte dal 25% a circa il 7%. E’ ancora Allam a scrivere che “in quasi tutti i paesi musulmani, dall' Algeria al Pakistan, dall'Indonesia alla Nigeria, dall'Arabia Saudita alla Somalia, i cristiani sono vittime di vessazioni e discriminazioni”. E a ribadire che “non possiamo più continuare ad assistere inermi a queste barbarie. Ecco perché propongo di indire una manifestazione nazionale a difesa dei cristiani perseguitati in Medio Oriente e altrove nel mondo, da svolgersi a Roma e che potrebbe coincidere con il 30 giugno, la festa liturgica dei protomartiri romani. Una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell'insieme della nostra civiltà umana”.

Ripeto, c’è da rabbrividire. Perché a chiederci di uscire dall’inerzia con cui “stiamo assistendo in modo pavidamente e irresponsabilmente inaccettabile alla persecuzione e all'esodo massiccio di centinaia di migliaia di cristiani”, è un musulmano. Ma anche perché, dopo la pubblicazione dell’articolo, nessun canale televisivo, nessun quotidiano nazionale, tranne Avvenire e Il Foglio, ha creduto di riportare e diffondere la notizia. Lo stesso Corsera non ne ha più parlato e, per sapere se l’invito ha avuto seguito e quando avrà luogo la manifestazione, occorre andare su Internet (google.it / persecuzione dei cristiani) o sul sito del  “forum” di Allam. Dal quale si apprende che si terrà a Roma il 4 luglio; che, per aderire, basta inviare una mail a salviamoicristiani@gmail.com o telefonare allo (0039) 3387113421; e che è stata sottoscritta da personaggi noti, tra cui l'on. Mario Mauro, vice Presidente del Parlamento europeo, e da illustri sconosciuti.

Ne scorro la lista. Non vi trovo il nome di Pannella o di altri radicali: ma come, fanno lo sciopero della fame per ottenere dall’Onu la sospensione della pena di morte e non si muovono per la sopravvivenza dei cristiani? Non sono punizioni definitive quelle impartite a padre Ragheed Ganni, ucciso a Mosul per aver rifiutato di convertirsi all’Islam, o a don Andrea Santoro, fatto fuori in Turchia? O quella sancita in Pakistan contro chi afferma che “Gesù Cristo è figlio di Dio”? Cosa è, se non statistica di condanne a morte, la segnalazione del World Christian Enciclopedia di David Barrett, nella quale si legge che “su 70 milioni di martiri cristiani in duemila anni, 45 milioni sono quelli degli ultimi cento anni”? E cosa, se non pena capitale, la lapidazione prevista in Iran, Afghanistan o in Sudan per l’apostasia?

Non mi stupisco di non trovarvi il nome del prof. di matematica Odifreddi per il quale “i cristiani sono tutti cretini” e quindi, evidentemente, non degni di vivere; ma cerco invano gli onorevoli Caruso, Grillini, Luxuria e Diliberto o i ministri Pecoraro Scanio, Ferrero e Pollastrini che, in nome della “libertà”, hanno partecipato al Gay Pride svoltosi a Roma il 16 scorso. Che valore ha una battaglia per le libertà dell’uomo (tra l’altro risoltasi in una carnevalata volgare nelle forme e aggressiva negli slogan contro il Papa, vestito da nazista, e contro la Chiesa), se poi non si ritiene di garantirle anche a chi vuol essere libero di professare la propria fede?

Non vi trovo neanche i pacifisti alla Agnoletto e alla Casarini, sempre pronti a “combattere” per la pace ma solo ad intermittenza ideologica. E neppure Vattimo, filosofo, ex europarlamentare e giornalista, presente a piazza San Giovanni “per difendere i diritti di tutti”, nel quale “tutti” non comprende però, evidentemente, quelli dei cristiani perseguitati, discriminati ed uccisi nel mondo arabo. E neanche quel don Franco Barbero - la notizia è su Internet - che festeggia il Gay Pride a Torino, ritenendo “importante continuare a lottare perché i diritti si espandano e ognuno/a possa vivere secondo ciò che è”, ma non ritiene di dover riconoscere gli stessi diritti anche a chi crede nel suo Dio.

Non è solo stolta incoerenza. E’ incapacità di guardare al futuro. Quando attraversavano l’oceano per colonizzare l’America, i cristiani degli Stati che oggi formano l’Unione Europea costituivano il 14% della popolazione mondiale, oggi sono il 6%, nel 2050 saranno il 4%. Intanto gli islamici aumentano. La Francia è il Paese che più si avvicina alla stabilità demografica. Ma anche quello in cui ci sono più musulmani praticanti che cristiani battezzati. Vogliamo rendercene conto?

  Egidio Todeschini

22.6.2007