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Paura del nucleare e scarsa
informazione
La rivolta di Scanzano. I pareri degli scienziati, i
pregiudizi della gente, la realtà esistente. E la figuraccia
finale del Governo
Quando è sorto il "caso Scanzano",
mi sono trovato d'istinto a sostenere la causa dei cittadini di quel
paesello lucano. Vedevo alla televisione le facce impaurite ed
arrabbiate dei locali, uomini e donne, giovani e vecchi, da sempre
abituati ad una vita frugale fatta di lavoro, quando c'è, e di
speranza, che è sempre l'ultima a morire, e mi sono sentito
solidale. Era in gioco, a quanto dicevano, la loro salute, la
sopravvivenza del paese, quel poco di reddito che agricoltura e turismo
garantiscono loro. Stando così le cose, avevano perfettamente
ragione a protestare ed attuare l'occupazione del sito destinato, per
decisione governativa, a diventare centro unico di raccolta delle scorie
nucleari nazionali. Poi il "caso Scanzano" si è
allargato. I picchetti hanno occupato strade ferrate e automobilistiche
della provincia, suscitando la protesta dei viaggiatori; i docenti hanno
intruppato gli allievi, mandandoli ad gridare il loro "no" in
piazza; il primo cittadino ha promesso di battersi "anche a costo
della vita"; i parroci hanno annunciato processioni; i no global e
gli ambientalisti si sono riuniti a Roma per farsi meglio sentire da
"quelli" dei Palazzi. "Quelli" che, a sentir loro,
avevano emanato una sentenza di morte per tutti gli abitanti di Scanzano.
Ho incominciato ad avere dei dubbi e mi sono reso conto che io -
e forse la maggior parte degli Italiani - non sapevo nulla del perché
della decisione, delle ragioni di quella scelta, della reale pericolosità,
dell'origine delle nostre scorie nucleari, dell'attuale loro ubicazione,
di come hanno risolto il problema gli altri Stati, quei Paesi limitrofi
che le loro centrali nucleari le hanno mantenute ed incrementate, non
smantellate come ha fatto l'Italia. Ho cercato di ridurre almeno la mia
ignoranza, leggendo sulla stampa quanto trovavo in materia. In realtà
poco e spesso contraddittorio: pare che il nostro Paese sia tra i
pochissimi a non avere assolto all'obbligo che ci viene dall'Unione
Europea di raccogliere in un centro unico, oculatamente scelto in base a
criteri scientifici, le scorie nucleari finora sparpagliate sul
territorio nazionale. E sembra che alcuni scienziati e tecnici del ramo
abbiano individuato in Italia solo 13 zone geologicamente idonee, tra le
quali quella di Scanzano, appunto, l'unica però a non essere a
rischio terremoti.
Ho letto che la pericolosità, fatti salvi alcuni
accorgimenti scientifici quali la "vetrificazione", cioè
impermeabilizzazione delle scorie stesse, è praticamente nulla, a
giudicare dalla Champagne, centro di stoccaggio scelto da Parigi, che
non ne ha risentito per nulla, né in termini di salute dei cittadini o
di produzione del suo spumante, né in termini di turismo. Ho intuito
che da un simile centro può venire anche un aiuto all'occupazione,
se in quello californiano vi lavorano 1500 persone. Soprattutto ho
appurato che in Italia questa "immondizia" è ora
stoccata in una decina di depositi provvisori (di cui uno a pochi
chilometri da Scanzano!), costruiti all'aperto, non a centinaia di metri
sotto terra come previsto, ben più pericolosi perché in balia di
eventi naturali o terroristici. Ed ho imparato che le nostre scorie
attuali provengono in massima parte da impieghi sanitario-ospedalieri.
Ma se le cose stanno così, mi son detto, perché tanto can
can? E mi è venuto in mente il Guicciardini, il politico del '500
che aveva capito quanto la storia ed il temperamento avessero
contribuito a forgiare negli "Italici" (lo Stato Italia non
esisteva!) la tendenza, tuttora dominante, a non voler far propri i
concetti di "generale" e "nazionale". Sui quali
faceva allora e fa ancora prevalere il senso del "particulare",
cioè dell'orto privato, del campanile. Siamo universali a parole,
provinciali negli atti. Tutti europeisti, però se qualche obbligo
dell’UE non ci piace, giù a protestare. Vogliamo l'elettricità
ma le centrali nucleari, per l'amor di Dio, fuori dal nostro territorio.
Lo scanner ben venga, però le scorie mandiamole altrove.
Se a tale atavico difetto aggiungiamo la mancanza di informazione,
mi dicevo, si spiegano le proteste, la pretesa di prevalere sull'interesse
nazionale, l'occupazione del suolo pubblico, che tra l'altro è
reato. In effetti è mancato un sufficiente ragguaglio sul
problema. I media e lo stesso Governo non hanno spiegato in tempo e a
sufficienza, non hanno preparato ad accettare una realtà il cui
rischio è minimo, che altri hanno già sperimentata, che l'Europa
c'impone, che il terrorismo consiglia, che la salute esige. Certo, se n'è
parlato ora, ma solo per qualche giorno, a rivolta scatenata, a stazioni
ed autostrade bloccate. Ma era più cronaca, di minacce e di
accuse, che non chiarimenti o spiegazioni. Era la fotografia di un
braccio di ferro tra un minuscolo Comune inviperito ed il Governo
alquanto indeciso.
Mi chiedevo come sarebbe andata a finire. E' finita nel
peggiore dei modi. Con un Esecutivo che approva il decreto ma lo emenda,
togliendo il nome di Scanzano e dilazionando la scelta della località
fra 12 mesi, durante i quali una commissione di esperti indicherà
il luogo più idoneo alla bisogna. E con un paese che, per ora,
festeggia per aver vinto "non una battaglia ma la guerra". Sul
terreno dello scontro rimane la figuraccia dei Ministeri che
implicitamente ammettono di aver scelto "a naso", senza
precise indicazioni degli scienziati; rimangono i depositi provvisori
con i rischi che ne possono derivare; rimane la convinzione che,
violando il codice ed occupando strade e stazioni, si può
ottenere ciò che si vuole. E ci troviamo anche la certezza che,
tra un anno, saremo punto ed a capo. Magari non a Scanzano ma altrove.
Per non smentire il Guicciardini.
Egidio Todeschini
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