Il Papa lodato in Africa, irriso in Occidente

All’Onu ed all’Ue non piace la sua condanna dell’aborto e il parere negativo sui preservativi. Ma le statistiche gli danno ragione

 

Al rientro a Roma di Sua Santità, il vaticanista de il Giornale, Andrea Tornielli, scrive: “Visitando l’Africa, nei suoi 6 giorni di permanenza nel Continente nero, Benedetto XVI ha compiuto due viaggi”. Il primo, reale, è “segnato dal contatto con le folle del Camerun e dell’Angola… dall’impatto con le contraddizioni di due capitali dove ricchezza e povertà estreme convivono fianco a fianco”; il secondo, “virtuale”, è quello descritto da “commentatori, burocrati e sondaggisti occidentali che hanno accusato Ratzinger di irresponsabilità per aver detto che… la distribuzione di preservativi non è il metodo efficace per combattere la diffusione dell’Aids in questi Paesi”. E per aver contestato la liceità dell’aborto terapeutico che non riduce “i mali che affliggono l’Africa”.

L’articolista ha voluto porre l’accento sull’intrigo della “macchina mediatico-politica” che ha ridotto a due frasi i 16 discorsi pronunciati dal Pontefice sulla povertà, lo sviluppo, i diritti umani di quel Continente vissuto, dalle organizzazioni internazionali, Onu ed UE comprese, come “terra di sfruttamento”. Puntare il dito sull’opinione papale circa i contraccettivi e l’aborto ha permesso, infatti, di non dare il giusto rilievo ai suoi messaggi a favore della lotta alla povertà, della dignità della donna, dell’educazione scolastica, dell’invito agli Africani a reagire alla corruzione locale, ai soprusi e alle guerre intestine.

Una strategia del silenzio che contrasta con il dovere dell’informazione, soprattutto con il rispetto della realtà e della libertà di opinione che sembra essere sacrosanta solo quando coincide con il pensiero dominante, ideologico o calcolatore che sia. Espediente cui si aggiungono gli insulti, gli inviti a dimettersi, le vignette offensive, le pretese di suggerirgli gli argomenti da trattare e come. Non stupisce, quindi, la legittima reazione del Presidente della Cei, Mons. Angelo Bagnasco, il quale ha assicurato, a nome di tutti i vescovi, che “non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso".

Benedetto XVI ha visitato i due Paesi con il maggior numero di cattolici: il 70% in Angola, il 50% in Camerun. Un’evangelizzazione che non è mancata neppure altrove: in tutta l’Africa, i battezzati sono aumentati dai 2 milioni, in parte europei, dell’inizio del 900, ai circa 130 milioni di oggi; sono moltiplicati, nello stesso lasso di tempo, i sacerdoti africani da 10 agli attuali 14.000, più di 400 dei quali Vescovi. A dimostrazione che la Chiesa ha dato loro speranza e indicato la via del riscatto. Un’evangelizzazione congiunta ad aiuti materiali e sanitari. Più di quanto ottenuto dai Paesi occidentali che non hanno ancora saputo, nonostante i notevoli aiuti finanziari, portare l’Africa sulla strada della pace, dello sviluppo, del rispetto dei diritti umani, della democrazia e della preparazione scolastica.

Certo, i soldi servono ma non bastano per fare incamminare verso il progresso un continente sconvolto da guerre (dal 1960 al 1998 ce ne sono state 72, oltre a 112 colpi di Stato!); da dittatori sanguinari (tra gli altri, Mugabe nello Zimbabwe; Omar al-Bashir nel Sudan; Isaias Afewerki in Eritrea; Idriss Deby nel Ciad; Maaouiya Ould Sid Ahmed Taya in Mauritania ove ancora permane il problema della schiavitù); da corruzione (la Nigeria è ricchissima, grazie al petrolio, ma i soldi incassati dalle élites dominanti finiscono nelle banche svizzere!); da decadenza economica; da analfabetismo (secondo i dati di “Human Development Report 2005” dell’UNDP gli ignoranti in Guinea sono il 41%, in Senegal il 39,3%, in Mali il 19,0, in Niger il 14,4, nel Burkina Faso il 12,8, in Sierra Leone il 29,6, e via elencando); da carestie, epidemie, soprattutto di malaria ed Aids, anche perché i bilanci statali dedicano alla sanità solo l’1,5%.

Ma pure perché l’Occidente ha creduto di contenere l’Aids con i contraccettivi e con l’aborto. Ed ora attacca il Papa per la sua condanna dell’uno (il Governo spagnolo ha deciso di inviare in Africa un milione di preservativi!) e dell’altro, volutamente ignorando che “il largo impiego di condom non ha contenuto l’epidemia e non la sta contenendo in Europa orientale”, come ha rilevato il medico epidemiologo Leonardo Palombi, responsabile scientifico del progetto “Dream” della comunità di Sant'Egidio. Ha rilevato il professor Gianluigi Gigli, già presidente della Federazione mondiale dei medici cattolici: “Dove ci si è basati solo sul profilattico, non si è ottenuto nulla: la situazione è peggiorata. Se ci si limita solo al profilattico, il rischio si moltiplica a causa del moltiplicarsi dei rapporti che la falsa sicurezza stessa genera».

In effetti, la pandemia è diminuita solo nei Paesi nei quali, attraverso l’annuncio del Vangelo, si sono modificati i comportamenti sessuali e gli stili di vita. Il Papa ha solo ribadito ciò che i fatti hanno dimostrato e che studi scientifici e statistici hanno sancito; ha invitato ad abolire “quello spirito di egoismo che… divide le famiglie e… conduce inevitabilmente all'edonismo, all'irresponsabilità sessuale, all'indebolimento del legame matrimoniale, alla pratica della violenza e dello sfruttamento sessuale delle donne”. Sa che occorre partire dal popolo ed educarlo. Perciò, tra gli applausi, ha detto: “Africa, alzati e mettiti in cammino per costruire un domani migliore... Guarda al futuro con speranza, confida nelle promesse di Dio e vivi nella sua verità. In questo modo… lascerai alle generazioni future un'eredità durevole di riconciliazione, di giustizia e di pace". E di salute. Davvero merita irrisioni ed insulti?

Egidio Todeschini

 

 27.3.2009