Il Papa invita ad essere credenti e credibili

Come San Venceslao, patrono della Repubblica Ceca, gli Europei devono diffondere principi e ideali cristiani

 

 Il tredicesimo viaggio apostolico di Benedetto XVI si è svolto nella Repubblica Ceca, ove il 66% dei cittadini si dichiara ateo. E’ il Paese più miscredente d’Europa, benché la sua cultura sia stata “permeata dal Cristianesimo”, come ha ricordato il Santo Padre al suo arrivo a Praga. Una tradizione religiosa dovuta all’azione missionaria svolta nel IX secolo dai Santi Cirillo (cui si deve l’alfabeto cirillico) e Metodio, entrambi Patroni d’Europa, che “nel cuore del Vecchio Continente incontrarono gli evangelizzatori provenienti dall’Occidente latino”, rendendolo “punto d’incontro di popoli, tradizioni e culture diverse; il che talora ha causato frizioni, pur rivelandosi nel tempo un incontro fruttuoso”.

Il Papa sa bene - e non ha remore a dirlo - che a far perdere a questo popolo la fede sono stati i 40 anni di dominio sovietico durante i quali i Governi, ubbidendo alla convinzione che la religione è oppio dei popoli, zittirono la Chiesa e martirizzarono coloro “la cui fedeltà a Cristo si era fatta sentire con voce più chiara e più eloquente di quella dei loro uccisori”. Il Pontefice ne cita due: il card. Josef Beran, arcivescovo di Praga, ed il suo successore, il card. František Tomášek, “per la loro indomita testimonianza cristiana di fronte alla persecuzione”, ma non omette di rammentare i tanti sacerdoti e laici che, a prezzo della vita, cercarono di mantenere vivo l’amore per Gesù.

Un quarantennio che ha pesato notevolmente, se una così alta percentuale di Cechi, pur avendo recuperata la libertà, compresa quella religiosa, continua a non credere in Dio. Tanto da spingere il Santo Padre a fare, alla “Nazione che deve affrontare le sfide del nuovo millennio”, un “appello perché riscoprano le tradizioni cristiane che hanno plasmato la loro cultura ... La verità del Vangelo è indispensabile per una società prospera, poiché apre alla speranza e ci rende capaci di scoprire la nostra inalienabile dignità di figli di Dio.”

E’ durato 3 giorni il viaggio del Pontefice in queste terre, ove ha parlato, da Capo della Chiesa cattolica e da ex professore di teologia, al popolo, agli studenti universitari e, nell'Arcivescovado di Praga, ai rappresentanti delle altre comunità cristiane, rilevando che, a due decenni dal crollo del comunismo, in un'Europa, in cui è in atto “una difficile ma produttiva transizione verso strutture politiche più partecipative”, oggi “stanno emergendo, sotto nuove forme, tentativi tesi a marginalizzare l'influsso del Cristianesimo nella vita pubblica, talora con il pretesto che i suoi insegnamenti sono dannosi al benessere della società”. Influenza positiva incontestabile, invece, anche se qualcuno sostiene che tali radici fanno sì parte del passato, ma contrastano con il presente, soprattutto con il futuro.

In effetti, è all’evangelizzazione che dobbiamo i progressi in materia di giustizia, di responsabilità sociale, di libertà d’opinione, di rispetto dell’altro. Nozioni che continuano “in maniera tenue ma al tempo stesso feconda, a provvedere al Continente il sostegno spirituale e morale che permette di stabilire un dialogo significativo con persone di altre culture e religioni” e che è doveroso trasmettere alle generazioni future. Le quali non devono intendere le libertà come autorizzazione a fare, in tutti i settori della vita, ciò che più piace. Un modo di pensare che “chiede di fermarci a riflettere”. E’ evidente il riferimento a quella mentalità, oggi imperante, che pretende di relegare la fede religiosa alla sfera privata; che fa accettare tranquillamente l’aborto; che propende per l’eutanasia; che contesta la sacralità del matrimonio; che fa del relativismo una specie di nuovo dio; che riconosce alla scienza una supremazia totale anche quando viola i più elementari valori etici.

Certo, il progresso scientifico ha dato un contributo notevole al benessere degli uomini ed il Santo Padre non contesta tale verità storica. Ma, citando l’esempio di Johann Gregor Mendel, “l’abate agostiniano della Moravia le cui ricerche pionieristiche gettarono le fondamenta della moderna genetica”, spiega a chiare lettere che l’autentico progresso dell’umanità si basa sulla convergenza “tra sapienza della fede ed intuito della ragione”. Altrettanto indubbio che non sia facile “costruire una società ispirata ai valori del bene, della giustizia e della fraternità, perché l'essere umano è libero e la sua libertà permane fragile”. Ma, proprio per questo ammonisce: “il Cristianesimo ha molto da offrire sul piano pratico e morale, poiché il Vangelo non cessa mai di ispirare uomini e donne a porsi al servizio dei loro fratelli e sorelle”. In effetti, escludendo “Dio dall'orizzonte della scelte e delle azioni” degli uomini, questi “possono giungere a quelle assurdità della storia che l'esperienza del comunismo ha mostrato anche nella Repubblica Ceca”. 

Necessario, quindi, un cambiamento della mentalità moderna in una società ove la secolarizzazione è tanto avanzata; essenziale il riscoprire le radici cristiane; avere il coraggio di esortare uomini e donne ad una radicale evangelizzazione; e rispettare la dignità della persona umana, la democrazia e la libertà. Da qui l’invito del Papa a seguire l'esempio di San Venceslao, il re boemo buono e generoso ucciso nel 935 e divenuto patrono della Nazione ceca; a dedicarsi “non al proprio interesse egoistico, bensì al bene comune e pronti a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali s’ispira la loro azione”; soprattutto ad essere “credenti e credibili”. Un appello rivolto a tutti, non solo ai politici, come una certa stampa ha riportato magari alludendo solo a Berlusconi.

Egidio Todeschini

 

1.10.2009