|
Una nuova generazioni di politici cristiani Le esortazioni di Benedetto XVI da Cagliari. L’invito a rimettere Cristo nella nostra vita. Non vogliamo una Chiesa nel silenzio
Il recente viaggio di Benedetto XVI a Cagliari è stato la terza visita pastorale in Sardegna, dopo quella di Paolo VI (1970) e di Giovanni Paolo II (1985). Chi ne ha seguito l’evento solo dai telegiornali o dai quotidiani avrà pensato che il Papa si sia, ancora una volta, intromesso nella politica nazionale; e che l’auspicio di una “nuova generazione di politici cristiani impegnati” (particolarmente o esclusivamente riportato dalla stampa) fosse una critica a chi regge, o ha retto, le sorti d’Italia. Critica che ha permesso, a chi la riportava, d’interpretarla in funzione del proprio orientamento ideologico: alcuni giornalisti, infatti, hanno ipotizzato che il Papa si riferisse ai cattolici adulti del centrosinistra, tra i quali Prodi, la Bindi, Fioroni o Follini; altri, invece, che intendesse parlare di Berlusconi e soci. Ciò spiega perché le sue parole sono state, in genere, ben accolte ed apprezzate dalla maggioranza e dall’opposizione (benché non sia mancato chi ne ha approfittato per inveire contro “l’integralista Ratzinger che rafforza l'alleanza clerico-fascista” e tenta “d’imporre la monocultura cattolica in ogni sfera della vita pubblica e privata”), tanto da giustamente suggerire allo scrittore cattolico Vittorio Messori questo consiglio: “Non tiratelo a destra o a sinistra. Il Papa vuole sbarrare la strada in Italia al modello anticlericale di Zapatero. La soluzione, quindi, è spargere politici cristiani in tutti i partiti”. In effetti, il Pontefice non fa politica, parla ai signori delle Istituzioni da uomo di Chiesa e da successore di Pietro. Di fronte alla progressiva perdita del patrimonio etico che ci viene dal Cattolicesimo, li invita a dare un’adeguata risposta cristiana ai problemi del mondo moderno; ad essere quindi, come diceva Sant’Agostino, “capi ma solo se servono al bene di qualcuno”. Il nostro modo attuale di vivere, di concepire la libertà personale nonché i progressi della scienza tendono ad escludere “Dio dalla visione dell’Uomo”. Perciò nell’omelia, durante l’incontro con i giovani e nella supplica letta alla Patrona di Cagliari, la Madonna di Bonaria, ha augurato ai politici e a tutti noi di ritrovare il cammino della fede; di esser sì laici, senza però dimenticare l’insegnamento di Gesù. A tal fine auspica che “Maria vi aiuti a portare Cristo nelle famiglie, oggi più che mai bisognose di fiducia e di sostegno sia sul piano spirituale, sia su quello sociale; a trovare le opportune strategie per far sì che Cristo sia incontrato dai giovani, oggi spesso vittime del nichilismo; a rendervi capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica… e di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”. Non fa politica, il Papa, ma s’ispira al Vangelo, quando prega per la famiglia, oggi profanata dai troppi divorzi, dalla facilità con cui si ricorre all’aborto, dalle innumerevoli convivenze “che in realtà famiglia non sono”. Non fa politica ma catechizza con passione e con amore, quando invita i giovani a non cedere ai “nuovi ideali del guadagno e del successo”; a non dare valore solo a chi "ha fatto fortuna", a chi ha "notorietà", a chi conquista ricchezze e "l'applauso della gente", perché altrimenti “si rischia di essere superficiali, di percorrere pericolose scorciatoie… consegnando così la vita ad esperienze che suscitano soddisfazioni immediate, ma … precarie e fallaci". Non fa politica ma assolve al suo compito di pastore, quando prega perché la famiglia e i giovani si salvino dalla deriva alla quale tendono a spingerci la mentalità corrente, i postumi di quel marxismo che considera la religione “oppio dei popoli”, l’eccessiva libertà di usi e costumi. Non fa politica, Benedetto XVI, ma ricorda valori “non negoziabili”, quando esorta i politici a non disinteressarsi della cosa pubblica, a non scivolare nel laicismo e nella dissacrazione delle regole morali, ma considerare tale impegno come “forma esigente di carità”. Parla da pastore quando ricorda i valori del Cristianesimo ed esorta a rispettarli; quando sollecita ad abbandonare il relativismo della cultura moderna e cerca di ridestare il senso morale che la nostra società consumistica e libertaria tende a dimenticare. Non fa politica, il Pontefice, ma da cattolico auspica una conversione ecologica degli uomini in segno di rispetto per il creato. Non fa politica ma stimola i confratelli, quando l’incoraggia a non cedere ai frequenti inviti al silenzio, a non intromettersi nella politica nazionale, a chiudersi nelle sacrestie, e li esorta: “Non vi spaventino, né vi scoraggino le difficoltà. Il grano e la zizzania, lo sappiamo, cresceranno insieme sino alla fine del mondo. E' importante essere chicchi di buon grano che, caduti in terra, portano frutto”. Non fa politica ma compie il suo dovere di uomo di Chiesa, quando invita ad una maggiore formazione culturale e religiosa, che oggi manca. Tirare il Papa “a destra o a sinistra”, come rileva Messori, significa solo svilire la portata dell’appello cristiano ed umano che egli, da sempre, lancia al mondo. E significa scivolare, ancora una volta, in quell’ opportunismo tutto italico che fa contestare o applaudire gli interventi, suoi e degli uomini della Chiesa, in funzione dell’interesse personale o di partito. Con un’incoerenza che ha ben poco a che fare con la laicità. Egidio Todeschini
|