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Dal Natale un messaggio di speranza Le contraddizioni del mondo moderno che sostituisce Dio con l’uomo e i suoi comandamenti con la scienza Il Natale non è una festa qualunque.
E’ la ricorrenza della nascita di un Bambino che è Dio,
incarnato nelle deboli carni dell'uomo per portare all'umanità un
messaggio di amore e di civiltà. Il Natale è, o dovrebbe
essere, giorno di gioia, quella che allarga il cuore e dona la pace
interiore. La gioia che viene dal sapere che il Bambinello del presepe
non è solo un simbolo, un'icona muta e fredda, ma il Figlio di
Dio che veglia su di noi, immagine visibile e concreta della
misericordia del Signore. Difficile da eliminare, tale sconforto, ma non impossibile, se ci affidiamo alla preghiera. Diventa più tragico e pesante se invece nasce dalla constatazione di un fenomeno, la secolarizzazione della società occidentale, che va sempre più generalizzandosi, che è intriso di incredulità e di arroganza, che si esprime attraverso la contraddizione tra il dichiararsi cristiani ed il vivere da immemori o indifferenti ai precetti del Cristianesimo. E' sconforto che non fa dubitare dell'esistenza di Dio, che ci ha offerto la via della salvezza, ma fa piuttosto perdere la speranza nell’uomo. Sono tanti, troppi, i segnali sociali che nutrono tale avvilimento, che si accalcano nel breve lasso di qualche giorno, che arrivano dall'Italia e da altri Paesi europei. La Svizzera, per esempio, che ha recentemente riconosciuto lo stato pseudomatrimoniale dei gay, pur proibendo loro l'adozione e il concepimento "assistito". O la Francia, la cui commissione di "saggi" nominata da Chirac ha consigliato al Presidente di abolire nei luoghi pubblici, per legge, i simboli delle religioni. Tutti, senza distinzione di sorta, crocifissi compresi, da togliere dai muri ma anche dal collo di studenti o funzionari di Stato. E mi domando se anche i sacerdoti o i frati dovranno fare a meno, per legge, di quel simbolo della loro missione che portano al bavero della giacca o pende sulla tonaca. La stessa Europa rinnega le proprie origini, quando si rifiuta a maggioranza (12 Paesi su 15!) di introdurre nella Costituzione il richiamo a quell'identità cristiana dalla quale sorge e si sviluppa la sua civiltà, fatta di conquiste sommatesi nei secoli, sia pure con errori, ripensamenti, sopraffazioni e cedimenti alle tentazioni del potere. E non solo l'Europa ufficiale, quella dei burocrati e dei politici di professione, ma anche quella della gente comune, se sostituisce la ricorrenza dei Morti con la pagana festa di Hallowin, se preferisce nelle case il nordico albero natalizio alla francescana capanna di Betlemme. E se ritiene che il figlio sia, non un dono di Dio, bensì un diritto da soddisfare a tutti i costi. E' questo che sconcerta, più delle polemiche sorte intorno alla legge appena varata dal nostro Parlamento sulla fecondazione assistita. E' l'appurare che la maggioranza della gente sta con i cosiddetti "laici" che l'hanno contestata. E' l'accorgersi della leggerezza con la quale si sostituisce il Dio Creatore e Padre con l'illuministica dea Ragione e la sua gemella, quella Libertà che consente di fare comunque tutto, se piace e quando piace. Si arriva così all'assurdo di depenalizzare la bestemmia ma considerare reato l'esposizione della Croce della nostra fede. Di riconoscere il diritto di esprimere l'orgoglio omosessuale ma di criminalizzare come retrogrado chi difende i principi cristiani. Di esaltare la libertà, di azione e di coscienza, e al contempo accusare di oscurantismo o peggio di fondamentalismo i cattolici, che in Parlamento votano in base al proprio Credo. Di professarsi difensori della Natura e negarne però, in nome della scienza, l'inviolabilità delle leggi. Di appellarsi alla laicità dello Stato, quasi che essere laico significhi necessariamente essere non cristiano. Di non riconoscere all'embrione, che può essere distrutto, la dignità di persona (sull'Unità una giornalista l'ha definito "ricciolo di materia"!) e tuttavia negarne, giustamente, il commercio. Sono contraddizioni che rivelano il vuoto morale del nostro tempo. Che esalta il diritto alla procreazione, ma nega al figlio il diritto di conoscere la propria identità genetica o di vivere in una famiglia "normale". Che nel desiderio "a tutti i costi" di avere un bambino, rifiutando l'adozione, dimostra più egoismo personale che non sentimenti parentali. Sono contraddizioni che acclamano la volontà dell'uomo e dimenticano quella suprema di Dio. Del cui Figlio, a giorni, celebriamo però con sfarzo la nascita.
Egidio Todeschini 18.12.2003 |