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Napoli fra immondizia e decadenza Un degrado morale che deturpa la città ma che troviamo anche in altre parti d'Italia. Le cause vengono da lontano e i cattivi esempi dall’alto
Una decina di morti ammazzati in pochi giorni, qualche immagine della città sommersa dai rifiuti e scoppia il “caso” Napoli. Le Istituzioni intervengono, i giornali riportano fatti e commenti, la Tv sforna dibattiti, gli amici ne parlano al bar. E’ l’argomento del giorno, insieme alla discussa Finanziaria e al sì o no alla condanna a morte di Saddam Hussein. Come se il degrado ambientale, civico e morale della città partenopea, ove impera la camorra, fosse nuovo ed inatteso. Purtroppo non è così e bastano un paio di riflessioni ed un ripasso di storia per capirlo. Incominciamo da quest’ultimo: il fascismo era riuscito ad eliminare i clan camorristici sorti, come sempre accade quando un sistema politico muore, alla caduta del Regno Borbonico. Ce l’aveva fatta perché era “regime”, cioè Stato autoritario dall’efficace apparato poliziesco. Ma anche perché la visione colonialista aveva spinto il Duce a fare di Napoli una città benestante, rendendo il porto di primaria importanza ed incrementando le attività siderurgiche, industriali e manifatturiere. Poi la guerra, della quale la capitale campana paga un duro prezzo: martirizzata dai bombardamenti e diventata bersaglio degli Alleati, ne uscì, nel 45, devastata, affamata e dedita, per sopravvivere, ad ogni forma di criminalità. Basta leggere “La pelle” di Curzio Malaparte per rendersi conto del dramma, quindi del degrado della città, incrementato dalla resurrezione della camorra alla quale ricorrono, per strategia militare, persino i caporioni dell’esercito alleato. Da allora non si è più ripresa. In effetti, la neonata Repubblica non aveva, all’inizio, i mezzi, forse neanche la volontà, per intervenire. Scelse la via meno civile: finse di non vedere tutte le illegalità (contrabbando, ricettazioni, abusi, false dichiarazioni, ecc. ) che la fervida fantasia dei Napoletani sapeva inventare. Troppa tolleranza e troppo buonismo dai quali è derivata la mancanza di senso civico: come si fa ad amare lo Stato se lo Stato non esiste o, peggio, si scredita da solo? Napoli oggi è un inferno, a dispetto della favola bella del suo “rinascimento”, da più parti raccontata a onore e gloria del diessino Bassolino che, grazie alla fama di “duro” acquistata all’epoca di tangentopoli, prima ne diventa, per due volte, sindaco, poi bissa la vittoria a Governatore della Regione. Ottiene anche, dall’Associazione dei giornalisti europei, il premio Gold star “per l'impegno politico e istituzionale profuso per la promozione turistica e culturale di Napoli”. Che però resta quell’inferno nel quale si uccide e si delinque. E qui s’impone una prima riflessione. Certo, in gran parte dei Campani manca la coscienza capace di reagire al degrado; manca la cultura della legalità, ragion per cui il crimine si ramifica e i giovani crescono diseducati al senso civico. Vero, siamo di fronte ad una vita malavitosa che infligge un duro colpo all'immagine dell'Italia. Ma da dove viene il cattivo esempio se non dall’alto, dai politici disposti a tutto, al nepotismo, al trasformismo, allo sperpero clientelare, pur di mantenere il cadreghino ed il potere che ne deriva? Salvo, quando il disastro viene a galla, scaricare responsabilità e colpe su altri. Nel decennio bassoliniano il turismo ha registrato un calo del 40%, nonostante i costosi megaconcerti e notti bianche (7 milioni di euro, l’ultima!). I debiti della Regione sono quasi decuplicati (a dirlo è la Corte dei Conti!), ma i servizi non sono cresciuti, la criminalità impera, il termovalorizzatore che trasformi la spazzatura in energia non è stato costruito, la Polizia non ha più uomini e più mezzi. Né si è potenziato lo sviluppo economico della città, così da ridurre la disoccupazione e la criminalità indotta dalla miseria; o controllato che l’obbligatorietà scolastica sia osservata per limitare di conseguenza le gang di giovanissimi pronti a rubare. Il denaro pubblico è servito per sovvenzionare lautamente consulenze, rappresentanze all'estero (vedi la sede diplomatica napoletana a New York), il “Corso per veline televisive”, ed altre cosette del genere che portano voti, non benessere alla gente. Si sono trovati i 538 mila euro per la delegazione recatasi negli Stati Uniti per il Columbus Day di quest’anno: 160 persone guidate da Sandra Lonardo, coniugata Mastella. Non per sanare il buco nei conti della sanità, per migliorare l’igiene o ridurre il passivo di 30 milioni di euro delle 37 società miste volute dalla Regione. Intanto le cronache, sempre impietose e sempre insensibili alla lusinga dell’adulazione, dipingevano un quadro tutt’altro che edificante della metropoli campana. Dal quale emergono tutti i mali e i drammi che la deturpano: furti, scippi, risse, omicidi, vendette, abusi, prostituzione, prepotenze, illegalità varie. E quelle due incredibili particolarità che la rendono subito riconoscibile: le nauseabonde montagne di spazzatura diffuse per strada e gli assalti popolani contro le Forze dell’Ordine intente a compiere il loro dovere. Quanto basta per emettere giudizi trincianti contro il solito “Meridione” parassita e criminale. E qui s’impone la seconda riflessione: tale cultura malavitosa, purtroppo, non è tipica del Sud. E’, piuttosto, l’effetto di una mentalità moderna che invita al consumo, meglio se di lusso; che spinge all’arricchimento con tutti i mezzi; che eleva l’astuzia a livello di merito; che attribuisce il valore di “diritto” a tutto ciò che piace e che si vuole; che fa quotidianamente registrare, anche al Nord, episodi di violenza, di frode, di degrado morale; che trasforma i ragazzini in piccoli delinquenti. E che ci fa sentire Italiani solo in occasione dei mondiali di calcio. Egidio Todeschini |