La morte di Eluana divide ancora l’Italia
 

Il decesso è avvenuto prima del previsto. Adesso la parola passa

al Parlamento. Necessaria una legge che regoli la materia

 

 È morta all’improvviso, Eluana Englaro, mentre in Senato si discuteva sul disegno di legge che le avrebbe fatto restituire l’alimentazione. Sembra che, fuori dalla casa di riposo “La Quiete”, ove la giovane si è spenta senza neppure il conforto dell’ultima carezza dei genitori, nell’apprendere la notizia qualcuno abbia vergognosamente applaudito. C’è da chiedersi cosa ci sia di tanto bello, nella provocata morte di una persona, da spingere al battimano. E’ passata a miglior vita nello stesso giorno in cui sul Corriere della Sera il neurologo milanese che da anni l’aveva in cura, Carlo Alberto Defanti, garantiva che durante la prima settimana non avrebbe corso grossi rischi, dato che “lo stato fisico è ottimo, non ha organi vitali interni usurati o lesionati... Al di là della lesione cerebrale, Eluana è una donna sana…Probabilmente sarà in grado di resistere anche più a lungo della media”.

Invece se n’è andata prima del previsto. Inevitabile che ciò suscitasse sospetti ed accuse che solo il responso totale dell’autopsia, quando arriverà, potrà eliminare o confermare. Per ora, possiamo solo prendere per buone le parole di Francesco Maria Pisarro, direttore dell’unità di risveglio del San Giovanni Battista: “Normale che se ne sia andata in 4 giorni. Sarebbe stato altrettanto normale se fosse sopravvissuta a lungo senza nutrienti e idratazione artificiali. Per persone come lei non ci sono certezze. La scienza deve ancora capire tutto, o quasi”. La Scienza ma anche noi, Italiani e cristiani, frastornati ed addolorati. Anche del fatto che di questa tristissima vicenda qualcuno ha approfittato, non solo per reiterare le accuse alla Chiesa ma anche per incattivire ancor più il già bellicoso clima politico nazionale, dando così origine ad un dibattito violento e polemico in cui si sono mescolate accuse al Capo del Governo e fandonie madornali sui dettami della Costituzione.

Davvero il Presidente Napolitano ha avuto ragione a bloccare il decreto legge auspicato da Berlusconi ma ritenuto anticostituzionale? L’ex Capo dello Stato, Cossiga, nega. Perché quella della Cassazione non è una “sentenza definitiva”, bensì una decisione; perché sulla “necessità ed urgenza di un decreto l’unico giudice è il Parlamento”; perché sulla costituzionalità di una norma “è la Consulta che deve pronunciarsi”.

Ovvio che, in una situazione del genere, i pareri possano divergere, tuttavia devono essere articolati sulla base del buon senso, non dell’ideologia. Soprattutto della conoscenza del nostro modello di Stato, che è “parlamentare”, non “presidenziale”; che riconosce pochi poteri al Capo del Governo, ma ancor meno al Presidente della Repubblica. Naturale anche che ci sia disaccordo tra chi considera il nutrimento artificiale come accanimento terapeutico e chi, invece, contesti tale presa di posizione. Ciascuno è libero di avere le proprie opinioni. Ma non esiste un “diritto di morire” o di far morire, perché altrimenti non sarebbero considerati reati il suicidio e l’omicidio. Può esistere solo, se riconosciuto da una legge, quello di rifiutare le cure totalmente inutili ed eccessive, anche se è difficile stabilire dove esse inizino. Da tempo si parla di testamento biologico. Però, come spesso accade in Italia, alle parole non sono seguiti, finora, i fatti, anche se in Parlamento sono stati depositati più disegni di legge sulla questione.

Ora un testo che li sintetizza c’è e in primavera sarà presentato alle Camere; ribadisce il no all’eutanasia ma riconosce la possibilità di rifiutare alcune terapie. Se passa, stabilirà in merito regole precise (scadenza ogni tre anni del testamento, firmato da un medico ed autenticato da un notaio), ma esclude la possibilità di sospendere l’alimentazione ed idratazione artificiale considerata atto umano che va garantito a tutti. Eluana sarà così la prima e l’ultima vittima di una decisione presa dalla Cassazione - la stessa che, per un testimone di Geova, aveva ritenuto invece indispensabile una “dichiarazione articolata, puntuale ed espressa” - sulla base di testimonianze parziali e di valutazioni “della personalità, dello stile di vita, delle inclinazioni, dei valori di riferimento e delle convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche” della ragazza. Che, all’epoca dell’incidente aveva solo una ventina d’anni!

Forse, nel decreto della Magistratura e nella presa di posizione del Presidente della Repubblica c’è veramente, come ha detto il Capo del Governo, “tutta la cupezza di un armamentario culturale figlio di una stagione che non è ancora tramontata”; o forse, come scrive sul Corriere della Sera Claudio Magris, il problema è stato “usato per un disegno di sovversione politica, inteso a colpire le regole dello Stato di diritto”. Non mi pronuncio in merito, giudichino i lettori. Rilevo però che qualcuno dice che i casi “Eluana” sono più numerosi di quanto si pensi. Ma che in Italia ci sono migliaia di persone che continuano a vivere, benché impossibilitate a reagire e a comunicare, perché sorrette dall’amore solidale dei familiari. Che, non pretendendo, in nome della "dignità umana", un diritto contrario all'etica cristiana, si affidano alla preghiera. Convinti che la vita è e rimane un dono di Dio.  

Egidio Todeschini

 

21.2.2009