E sulla Giustizia si litiga ancora

Scontro tra partiti, istituzioni ed opinionisti. Le critiche a Berlusconi visto come nemico della democrazia. E l’Italia ci rimette

  

Non è durato a lungo il “dialogo” tra maggioranza ed opposizione, promesso in campagna elettorale. E’ bastato l’emendamento “blocca processi” al decreto “Sicurezza” per inasprire il clima e contribuire al rinnovo del solito scambio di accuse, critiche ed illazioni. Soprattutto per riportare all’antiberlusconismo e agli scontri con i magistrati. A peggiorare la situazione hanno influito anche la volontà governativa di limitare le intercettazioni telefoniche; la lettera del Premier al Presidente di Palazzo Madama, con la quale informa di aver ricusato il giudice di Milano, Nicoletta Gandus, titolare del processo per concorso in corruzione in atti giudiziari, e nota per le critiche espresse, su siti Internet, contro leggi varate dal precedente Governo Berlusconi; il proposito di riesumare quanto prima il testo del “lodo Schifani”.

Qualche dato informativo, per chi non è al corrente degli argomenti. Intercettazioni telefoniche: il Ministro della Giustizia, Angelo Alfano, ne stigmatizza l’abuso e la diffusione mediatica, ed elabora un disegno di legge con cui limitarle nel tempo (non oltre 3 mesi); renderle lecite solo per reati che comportano una pena di almeno 10 anni, esclusi quelli di mafia, terrorismo e corruzione pubblica; proibirne la pubblicazione, con reclusione fino a 5 anni per chi le rivela e di 3, oltre ad una sanzione amministrativa, per chi pubblica.

Contemporaneamente, al fine di snellire le procedure giudiziarie nei confronti di chi compie reati gravissimi, il Sen. Vizzini, del Pdl, presenta al Senato un emendamento al decreto “Sicurezza”: sospensione per un anno, prorogando la prescrizione, di tutti i processi di primo grado per crimini commessi entro il 30 giugno 2002, suscettibili di pene inferiori ai 10 anni, con l’esclusione dei reati contro i minori, di violazione delle norme di sicurezza sul lavoro, di terrorismo e delle associazioni per delinquere. Approvato la settimana scorsa dal Senato, se passa anche alla Camera, mette in mora il processo sul quale La Gandus avrebbe dovuto emettere sentenza il 7 luglio. L’udienza è ora rinviata al 10 luglio, in attesa della decisione della Corte di Appello di Milano sull’istanza di ricusazione. Nel frattempo, si assiste agli attacchi del Premier contro alcuni “magistrati sovversivi” e alla reazione, da parte di molti togati, ad "invettive tanto veementi quanto ingiustificate".

Ne è conseguito il recupero del “lodo Schifani”, per tutelare da azioni giudiziarie le alte cariche istituzionali (i Capi di Stato, di Governo e della Corte Costituzionale, nonché i Presidenti delle Camere) per il tempo del loro incarico. Il testo, contestato come legge ad personam voluta da Berlusconi, era stato redatto nel 2003 dal giurista dell’opposizione, Antonio Maccanico. Approvato dal Parlamento, decadde quando, nel gennaio 2004, la Corte Costituzionale lo considerò illegittimo, in quanto lesivo di due articoli della Costituzione, il 3° (principio di uguaglianza dei cittadini) e il 24° (diritto alla difesa). 

Si potrà essere d’accordo o meno sulle iniziative governative; sulle critiche derivate; sugli attacchi ai togati; sulla politicizzazione della Giustizia; sull’opportunità di condannare i giornalisti che pubblicano le intercettazioni. Mi astengo dal dare un giudizio in merito, per rispetto della libertà di opinione di chi mi legge. Che, però, per meglio comprendere e valutare, deve essere al corrente di alcuni dati e di qualche valutazione di esperti ed opinionisti.

Intercettazioni. Certo, a volte è necessario ascoltare quanto detto al telefono dagli indagati. A stare ai dati forniti da Alfano, ma contestati da sinistra, sembra che in Italia si esageri: 100.000 l’anno, contro le 20.000 della Francia, le 5.500 dell’Inghilterra, le 3.700 dell’Olanda, le 2.300 della Svizzera e le 1.705 degli Usa. Con una spesa annuale di 280 milioni di euro. Indubbio che, a pubblicarne i testi ad indagini ancora non terminate, si alimenta l’abitudine, tutta nostra, di processare in pubblico, prima di qualunque sentenza definitiva. E che si usano criteri diversi, in funzione del personaggio coinvolto: gli esponenti del Pd, che oggi si dicono contrari al disegno di legge, gridarono allo scandalo quando furono pubblicate le intercettazioni delle telefonate di D’Alema e Fassino!

Emendamento Vizzini. Bocciato da molti perché contrario all’obbligatorietà costituzionale dell’azione penale. Però, con 3 milioni l’anno di giudizi pendenti e i tempi lunghissimi dei processi, i magistrati finiscono con lo scegliere quelli che più rispondono alle loro idee politiche o ideologiche. A dirlo è il consigliere CSM, Saponara, che infatti la definisce un “feticcio”. Senza contare che, se ci sia o meno incostituzionalità nella norma, tocca alla Corte Costituzionale stabilirlo, non al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ricusazione della Gandus. E’ probabile che, se un giudice contesta pubblicamente la politica di un imputato, può non essere imparziale nell’emettere una sentenza nei suoi confronti. Sarà anche vero che “chi governa il Paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale”, come afferma l’Associazione nazionale magistrati. Ma altrettanto certo che i magistrati devono essere neutrali. Berlusconi in 14 anni se n’è trovati contro 789! E il 60% degli Italiani non ha più fiducia nella Magistratura (sondaggio del quotidiano La Repubblica).  

Lodo Schifani. Lasciamo perdere che il primo a ribellarsi ad indagini giudiziarie fu il Capo di Stato Scalfaro, che oggi contesta, con il suo “non ci sto” emesso a reti televisive unificate. Ma è regola che esiste in tanti Paesi europei, e negli Stati Uniti. Che molti, compresi Violante e Fassino, ritengono opportuna; di cui si è parlato anche durante la Legislatura Prodi. E che ora Veltroni rifiuta solo per far fronte alle critiche, esplicite o sussurrate, con cui lo si tartassa. Facendo pagare all’Italia il prezzo della rottura.

Egidio Todeschini

 25.6.2008