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La libertà di stampa non è in pericolo A dispetto di chi in Italia sostiene il contrario e trasmette all’estero una immagine falsata del Paese. Con scarso patriottismo e molta malafede
Incredibile che, in un’Italia sconvolta da terremoti, nubifragi, crisi economica, disoccupazione, abusi amministrativi, stupri ed omicidi, invece di suggerire soluzioni, si continui a polemizzare, offendere e calunniare. E sorprende che si spenda tempo e denaro per organizzare una manifestazione, come quella indetta a Roma il 3 ottobre scorso dalla Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), cui hanno partecipato molti giornalisti, la Cgil, l’Arci, partiti e leader dell’opposizione di sinistra, dal Pd all’Idv fino a Rifondazione, mentre scendevano in piazza, a Londra e a Bruxelles, anche gli Italiani all'estero, spintivi da varie associazioni sociali, culturali e politiche. Nella Capitale sono arrivati trecento pullman e 60.000 persone, in maggioranza pensionati, per difendere la libertà di stampa, minacciata, secondo i manifestanti, dal Capo del Governo che ha querelato, in sede civile, i quotidiani Repubblica e Unità (che da mesi insistono a pubblicare gossip sulla sua vita privata), come se fosse una anomalia senza precedenti ed una censura all’informazione o addirittura l’esordio di una specie di dittatura. Ognuno è libero di pensarla come vuole, di condividere o meno la politica di Berlusconi, di parteggiare per il PdL piuttosto che per un partito di opposizione. Tuttavia scandalizza rilevare che i presunti difensori della democrazia non abbiano remore, non solo a screditare il Primo Ministro e a definire “servo, idiota ed immaturo” chi lo ha votato; ma perfino a diffondere all’estero notizie che incrinano il prestigio del Paese. Tanto da spingere l’inglese Economist a scrivere che “era dai tempi di Mussolini che un Governo non interferiva con i media in maniera così lampante e allarmante. I giornalisti, e gli altri italiani, hanno tutte le ragioni per protestare” e a concludere con un pronostico inquietante: “L’Italia di Silvio Berlusconi si sta allontanando dall’Europa occidentale per somigliare sempre di più alle deboli democrazie dell’Est”. Non è il solo giornale straniero a manifestare allarmismo in proposito. Apprensioni inevitabili dato che, a comunicare al britannico Herald Tribune che nel nostro Paese “la democrazia è in pericolo” è stato il leader dell’Italia dei Valori (Idv), quel Di Pietro che, pur avendo incriminato 357 volte i giornali nazionali, incassandone 700mila euro, non ha esitato a presentare una denuncia, all’Europarlamento, sulla libertà di stampa a rischio in Italia. Anche Ezio Mauro, direttore della querelata La Repubblica, si è permesso di riferire a L’Indipendent che da noi “non esiste più un’opinione pubblica”. Per cui Reporters sans frontières, organizzazione impegnata nella difesa dei giornalisti in tutto il mondo, afferma che “l’Italia è il paese dell’UE dove la libertà di stampa è più gravemente minacciata”. Sono bugie che forse servono a racimolare voti ma che di sicuro danneggiano l’immagine dell’Italia all’estero. Certo, libertà di stampa significa anche libertà di esprimere opinioni diverse, di essere o no a favore del Cavaliere, di approvarne o meno lo stile di vita e le prese di posizione. E l’opposizione politica ha tutto il diritto di contestare l’attività del Governo e discuterne le decisioni. Ma rispettando la verità. Che invece si trasforma in calunnia quando si afferma, come ha fatto il professore comunista Asor Rosa in un’intervista, che “da tutti i punti di vista il berlusconismo è peggio del fascismo”; o nel doppiopesismo di chi vede nella querela presentata da Berlusconi “una minaccia alla libertà” ma ritiene legittima, anzi doverosa quella a Il Giornale di Fini; oppure nelle incoerenze contraddittorie alla Massimo D’Alema che partecipa alla manifestazione pur avendo, a suo tempo, da Ministro e da Capo del Governo, querelato Il Corriere della Sera, la Stampa e la stessa Repubblica. Strana concezione del pluralismo dell’informazione, quella che permette di aggredire ed imbavagliare chi ha un’opinione diversa. E singolare difesa della libertà dei giornalisti quella di chi (tra gli altri Gentiloni del Pd e Siddi della Fnsi), condanna con dichiarazioni aggressive, chiedendone perfino il licenziamento, il direttore del Tg1, Minzolini, solo perché, nell’editoriale televisivo pronunciato dopo la manifestazione, ha ricordato che “negli ultimi anni la maggior parte delle querele contro giornalisti sono state presentate da esponenti del centrosinistra”; e si è domandato come mai “la libertà di stampa sia stata messa in pericolo solo dalle querele di Berlusconi”. Dov’è il presunto “controllo dell’informazione” messo in atto da Berlusconi che, anche a Mediaset, ospita o ha ospitato giornalisti e commentatori decisamente a lui contrari, da Costanzo a Chiambretti, compreso Santoro che dovette riconoscere di non essere stato mai censurato? E dove il bavaglio messo dal Cavaliere alla Rai? Qui, ogni giorno, vanno in onda trasmissioni di approfondimento politico condotte, in genere senza contraddittorio, se si esclude l’imparziale Vespa di Porta a Porta, da personaggi dichiaratamente di sinistra, quali Fabio Fazio, Giovanni Floris, Daria Bignardi, Lucia Annunciata, ai quali si aggiungono i “compagni” di Santoro, Marco Travaglio ed il vignettista Vauro. Non a caso oltre il 52% degli Italiani nega che ci sia, nella Penisola, un reale pericolo per la libertà di stampa. Che tra l’altro vanta un’infinità di testate antiberlusconiane, molte di più delle 4 favorevoli all’attuale Capo del Governo. Quotidiani o settimanali che spacciano per “libere e veritiere” notizie che invece rivelano spesso la presunzione di parlare a nome dei “migliori”. Dando origine ad una guerra mediatica che nasconde il notevole vuoto politico di molti partiti dell’opposizione. E soprattutto nuoce allo sviluppo e al buon nome dell’Italia. Egidio Todeschini 10.10.2009 |