Il nuovo disegno di legge sull’immigrazione

Il quarto in 17 anni. Un fai e disfa, per motivi spesso ideologici, che disorienta. Anche il testo Amato-Ferrero suscita critiche e polemiche

 

Sembra fatale: ad ogni Legislatura, il Governo ritiene di dover modificare la legge sull’immigrazione approvata dalla maggioranza precedente. Poi, ad ogni nuovo provvedimento appena sfornato, l’opposizione prodiga critiche violente e l’opinione pubblica si spacca. E’ successo con la Legge Martelli del 1990, sostituita dalla Napolitano-Turco emanata nel 1998, poi con la Bossi-Fini del 2002, infine con il recentissimo disegno di legge Amato-Ferrero.

A creare il clima polemico e le modifiche legislative concorrono molti fattori, spesso più ideologici che logici, più presunti che reali, ma sempre antitetici: l’eccessiva o scarsa severità del testo; la supposta o vera ambiguità di alcuni articoli; il consenso o il rifiuto dei CPT (Centri di Permanenza Temporanea); il prevalere della “sicurezza” sulla “solidarietà” o viceversa; il preteso razzismo oppure l’ipotizzata rincorsa a voti elettorali. 

Indubbio, l'immigrazione avvantaggia il Paese ospitante e chi nella propria terra non trova mezzi di sostentamento. Ma l'afflusso inarrestabile e non controllato di "clandestini" e i conseguenti problemi di delinquenza, che purtroppo non mancano, non possono essere sottovalutati e rischiano di portare all'identificazione generalizzata dell'immigrazione con la criminalità. Il che non significa razzismo o xenofobia, sentimenti praticamente assenti, per indole e per storia, negli Italiani, ma spiega il clima di allarme riscontrabile a molti livelli. E forse, speculazione ideologica a parte, spiega anche il continuo rinnovarsi delle leggi che regolano l’afflusso degli stranieri.

Il cittadino comune ha scarse possibilità di valutare la validità delle diverse accuse rivolte alle singole leggi: perché l’informazione spesso è macchiata dal pregiudizio e risente dell’opinione politica di chi riferisce; perché la valutazione della nuova regola a volte varia in seno alla stessa coalizione politica che la ha emanata, magari trova oppositori perfino nel partito che l’ha proposta o suscita giudizi contraddittori nella gerarchia ecclesiale. Significativi i “no” dei Verdi ai CPT creati dalla Napolitano-Turco o il diverso parere del card. Tonini che ritenne la Bossi-Fini “Iniqua e da ritirare”, rispetto a quello di mons. Maggiolini che invece la giudicò “buona”.

Neppure serve molto sfogliare la legge per arrivare ad un giudizio obiettivo: per il lessico spesso burocratico, per la complessità delle norme, per le incertezze che può suscitare. Il testo Amato-Ferrero, per esempio, riabilita la figura degli “sponsor”, cioè di chi garantisce che il neo arrivato ha modo di sostentarsi, e l’estende anche ai privati, Italiani o immigrati che siano. Un buon esempio di solidarietà, certo, che però non elimina il dubbio di promuovere, nei filibustieri, la corsa allo sfruttamento di quei poveri cristi sottoposti, a permesso di soggiorno ottenuto, ad angherie di ogni genere.

Possiamo però tentare di appurarne differenze e somiglianze. Incominciando dalla Napolitano-Turco che prevedeva: l’espulsione forzata dei clandestini e di chi è considerato una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato; la creazione dei CPT; il limite temporale del permesso di soggiorno (variabile in funzione del motivo per cui è richiesto, fino ad un massimo di 3 anni); l’istituzione dello “sponsor” esclusivamente pubblico; la liceità al ricongiungimento familiare del coniuge e dei figli minorenni e/o maggiorenni, se impossibilitati a mantenersi; il potenziamento e coordinamento dei controlli di frontiera; il soggiorno per motivi di protezione sociale.

Valida? Forse, ma fu sostituita dalla Bossi-Fini che: limitava l’ingresso solo a chi ha già un contratto di lavoro, per cui, a fungere da uffici di collocamento, erano ambasciate e consolati italiani; diminuiva a 2 anni la durata del permesso di soggiorno; manteneva l’espulsione forzata del clandestino, previo soggiorno fino a 60 giorni negli appositi CPT; introduceva il reato penale a carico di chi rientra in Italia, benché espulso; abrogava la figura dello sponsor; prevedeva una sanatoria per colf e badanti irregolari, purché a favore di anziani o disabili; manteneva il ricongiungimento familiare dell’extracomunitario, compresi i figli maggiorenni non autosufficienti. Ipotizzava anche un trattamento speciale per minori non accompagnati da nessun parente, ai quali garantiva, una volta maggiorenni, il permesso di soggiorno, sottratto alle quote d'ingresso definite annualmente, se, residenti in Italia da almeno 4 anni, avevano partecipato ad un progetto di integrazione per 3 anni, erano iscritti a corsi di studio o possedevano un contratto di lavoro, anche se l'attività non è ancora iniziata. Gli infermieri professionisti facevano parte di categorie speciali, sottratte alle norme sui flussi (quote d’immigrazione consentite in funzione del settore produttivo e del contratto, stagionale o no), vista la carenza di tale figura nel nostro Paese.

Testo razzista? Ha permesso di concedere 694.224 permessi di soggiorno, su 705.404 domande, ma non piacquero alcune regole: la possibilità delle Forze dell’Ordine o della Marina militare di fermare, ispezionare e, nel caso, sequestrare le imbarcazioni; le previste sanzioni, penali per chi contraffa i documenti, amministrative per chi non comunica di ospitare un immigrato; l’inasprimento delle pene per chi sfrutta l’immigrazione.

Il centrosinistra non apprezzò e promise di rivedere la legge. Lo fa con la Amato-Ferrero che non piace all’opposizione la quale minaccia il referendum abrogativo ma convince il 68% degli Italiani (da un’indagine del Corriere della Sera). Il nuovo testo prevede: l’istituzione di due Centri – di espulsione, riservato a chi non si fa identificare, e di accoglienza, per gli immigrati collaboranti – al posto dei vecchi CPT; quote d'ingresso più elastiche, soprattutto per colf e badanti; il ripristino dello "sponsor" pubblico o privato, compreso lo stesso immigrato che potrà far valere conoscenza dell’italiano e titoli di studio; la firma, da parte di chi chiede la cittadinanza, di una Carta dei Valori che ribadisce l’uguaglianza tra uomo e donna e rigetta il ripudio.

E’ previsto anche un programma di rimpatrio volontario, alias sovvenzione statale, per chi collabora alla propria identificazione e vuole far ritorno in patria ma non ha mezzi per pagarsi il viaggio, nonché il diritto di voto (attivo e passivo) alle amministrative dopo 5 anni di permanenza in Italia. La programmazione dei flussi diventa triennale, con possibilità di modifiche di anno in anno. Entrerà in vigore? E’ esempio di solidarietà o tentativo di procacciarsi voti? Ai posteri l’ardua sentenza.

Egidio Todeschini

5.5.2007