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Lavoro per tutti e privilegi per pochi Il Parlamento vorrebbe lavorare solo tre settimane al mese. A remunerazioni invariate. E a dispetto della promessa riduzione degli sprechi
Impossibile negarlo: Bertinotti, oggi Presidente della Camera dei Deputati, non si smentisce mai. A suo tempo propose la riduzione a 36 ore settimanali dell’orario di lavoro della classe operaia ma non ebbe successo. Ora ci ha riprovato e questa volta pensa ai suoi colleghi Onorevoli. Ai quali ritiene opportuno limitare l’attività a tre sole settimane al mese. Motivazione ufficiale del provvedimento? Semplice: serve ad agevolare i 12 deputati provenienti dall’estero che così “possono mantenere i contatti con i loro elettori”. Il Fausto nazionale non fa in tempo a illustrare la sua “generosa” idea ed ecco il Presidente del Senato, Marini, coglierla al volo, spintovi - si giustifica - da una richiesta in tal senso arrivata dai Senatori provenienti dai Collegi fuori d’Italia. Sul momento, la notizia rimbalza sui quotidiani e alla televisione, con il solito alternarsi di pareri favorevoli o negativi e con le altrettanto immancabili interpretazioni, poi l’attenzione del pubblico è dirottata sui Mondiali di calcio e sulle polemiche relative al referendum costituzionale. E sulla proposta cade prima il silenzio, poi la “pausa di riflessione” suggerita dallo stesso Bertinotti. Fa piacere scoprire che si sia reso conto che la sua idea suscitava stupore e quel senso d’avvilimento che pervade tutti noi nel constatare l’incoerenza tra i quotidiani proclami sulla necessità di ridurre gli sprechi, risanare i conti pubblici, nonché ridare fiducia agli Italiani, e l’eventuale incremento di retribuzione, già notevolmente elevata, che Lorsignori si garantiscono a danno dell’economia nazionale. Indubbio, le Istituzioni costano. Tuttavia, ad alleviare la spesa non concorre certo la moltiplicazione dei Ministeri - con relativi ministri, vice ministri e sottosegretari - operata, per amor del quieto vivere o per sopravvivenza, dal Primo Ministro: un record in assoluto! Neppure ha giovato quella specie di costosissimo conclave, in villa d’epoca e a base di risotto al tartufo, indetto a Pentecoste da Prodi e che resterebbe iscritto negli annali della scampagnata “una tantum” se il Capo del Governo non avesse già annunciato di volerlo ripetere. Né aiutano, nel tentativo di pareggiare uscite ed entrate dello Stato, i 400.000 mila impiegati pubblici di troppo, sui tre milioni e mezzo in servizio, denunciati dal sindacato. Prepensionarli? Significherebbe perdere voti, meglio tenerli e pazienza se costano. Più tutti gli altri sperperi, dal costo esorbitante del Quirinale (superiore a quello della Casa Bianca!) ai milioni di euro annuali per l’attività giudiziaria d’intercettazione telefonica che risulta la più estesa del mondo. Ma venirci a dire che i parlamentari possono lavorare quattro giorni a settimana (oggi ne lavorano 3 e mezzo, da martedì a fine mattinata del venerdì) per tre settimane al mese e mantenere intatti retribuzione e privilegi vari, era decisamente troppo, quasi un insulto alla miseria, quella vera, quella che il Governo dice di volere alleviare. Era tutto, tranne che equa ed umanitaria spartizione della ricchezza. Era l’antitesi di quel “rigore” che quotidianamente ci viene consigliato per ridare “credibilità al Paese”. Era il classico predicar bene e razzolare male che suona come una sberla ai salariati. Quelli che di giorni lavorativi ne fanno cinque, settimana dopo settimana; che mediamente guadagnano in un mese – se lo guadagnano - quanto “l’eletto dal popolo” intasca in un giorno. Per i parlamentari si prospetta, invece, una vita ancora più facile, se la proposta di Bertinotti, dopo la riflessione, dovesse ritornare in vita e passare: 10 giorni e mezzo al mese di sedute camerali - alle quali, però, non è obbligatorio partecipare - e retribuzione immutata. Che già ora non è proprio da buttar via, a stare alle cifre che ho viste pubblicate: stipendio mensile netto pari a 5.419 euro al quale va aggiunta la “diaria” di 4.003 euro per il soggiorno a Roma. Certo, hanno tante spese, i responsabili del Parlamento. Devono poter mantenere un equo “rapporto con gli elettori” (dei quali possono anche tradire la fiducia, cambiando partito!), ed allo scopo intascano 4.190 euro al mese a titolo di rimborso forfettario. Devono potersi settimanalmente spostare dall’aeroporto a Montecitorio o Palazzo Madama e viceversa (i pedaggi autostradali ed i biglietti aerei, ferroviari e marittimi sono gratuiti), e quindi ricevono 1.108 euro per farvi fronte. Devono potersi scambiare opinioni, valutare proposte, magari fare raccomandazioni, ed ottengono, a tale scopo, 258 euro per spese telefoniche. Ai 18 eletti all’estero ne arrivano altri 258 per il settimanale espatrio. Sommi e t’accorgi che i parlamentari si ritrovano in tasca 1.088 euro. Al giorno, non al mese! Certamente non poco. Una bella cifra che arriverebbe a 1.451, se i giorni di presenza alle Camere diminuissero: non male, come risposta alla necessità di maggior rigore economico! Non solo, perché è sufficiente una Legislatura per conquistare il diritto alla pensione. Senza contare che moltissimi deputati e senatori continuano, sia pure a tempo in parte ridotto, la loro attività professionale con i relativi introiti; e che possono cumulare alla retribuzione parlamentare precedenti indennità pensionistiche. Il tutto a carico del contribuente. Il quale forse non sa, però paga, tace ed approva, se boccia perfino la riforma costituzionale che avrebbe almeno fatto diminuire il numero di questi fortunati nostri rappresentanti. A proposito di Costituzione, da qualcuno considerata intoccabile o, come afferma l’ex Capo dello Stato, Ciampi, sacra come “una Bibbia laica”: in essa si legge che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Tutti, tranne evidentemente i Signori delle Istituzioni, attuali o precedenti, che già ora godono di tanti di quei benefici da far venir voglia di suggerire una modifica all’articolo primo della Carta Suprema, quello che recita che l’Italia è “una Repubblica fondata sul lavoro”. Non sarebbe più onesto aggiungervi la chiosa: “E sui privilegi riconosciuti ai felici personaggi delle Istituzioni”?
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