Ancora su quell’ideologia chiamata laicismo

Ben diversa dalla laicità, spinge a negare la libertà d’opinione, altera la storia, nega il valore della fede, scambia per verità le proprie idee

 

Ad un lettore non è piaciuto il mio articolo, pubblicato a gennaio, sul “Laicismo che diventa oppio dei popoli”. E mi contesta, esordendo con un “ la stimo molto come persona”, per poi affermare che “Lei, essendo prete e fedele al suo datore di lavoro, non può essere d’accordo sulla separazione tra Chiesa e Stato”. Dimentica che, prevedendo ciò, avevo ceduto la parola al laico Ernesto Galli della Loggia che definisce il laicismo una “laicità scomposta e radicaleggiante, sempre pronta ai toni dell'anticlericalismo”; quella “che vuole ascoltare solo le sue ragioni scambiandole per la Ragione. Che… non sa che cosa sia la tolleranza…; che dispensa i suoi favori e le sue critiche a seconda di come le torni politicamente utile”.

Non contento, il lettore mi ricorda che i personaggi da me citati nell’articolo fan parte del passato; spiega cosa intendeva Marx quando definiva la religione “oppio dei popoli” (“L’abolizione della religione e della felicità illusoria che promette è il presupposto per offrire al popolo la felicità vera”); afferma che “la Chiesa cattolica ha oppresso i popoli per centinaia di anni, attraverso l’Inquisizione”, inventandosi la favola secondo la quale “bastava non mangiare la carne di maiale per finire torturati in modo crudelissimo”; attribuisce al nazismo, che “per molti anni la Chiesa ha protetto”, la morte di don Tonino Bello, deceduto invece per un comune tumore nel 1993; dà una definizione aberrante del “buon cristiano” che sarebbe “chi è contro l’aborto, contro il divorzio, a favore dei preti pedofili, contro gli omosessuali, contro le donne, contro il progresso, contro la musica, il teatro e la pittura, contro la pace e contro la natura”; m’insegna che “la terra è rotonda”; si augura che il Papa ed il Card. Ruini lascino “a noi credenti e fedeli lo spazio per decidere per chi votare”, in modo che “chi vota per il Partito Democratico …non debba aver paura di andare all’inferno”.

Ritengo necessario ribattere. So bene che certi personaggi citati nel mio articolo fanno parte del passato; non ho mai negato la ferocia di alcune torture usate dai Tribunali dell’Inquisizione (tra cui, sulle donne, l’Annodamento dei capelli, ripreso in Russia nel corso della Rivoluzione Bolscevica nel 1917-1918!); ho sempre ammesso le colpe di alcuni ecclesiastici e l’ingerenza, nei secoli scorsi, della Chiesa nella vita e negli affari dello Stato, tanto da impedire in Italia la nascita di un sentimento nazionale. Anche se - a rilevarlo è il già citato Galli della Loggia - essa ha rappresentato “l’unico aspetto unificante della Penisola, l’unico elemento veramente «italiano»… influendo sul modo di trasformare l’astratta “pietas” in concreta solidarietà, in pronta risposta ai bisogni altrui, in umanità, in rispetto della morale”. E, aggiungo, contribuendo alla cultura del mondo occidentale, visto che ad essa dobbiamo anche la trascrizione e la conservazione di gran parte dei testi latini e greci.

Nel mio articolo insistevo sulle incongruenze del laicismo che rischia veramente di ottenebrare le menti dei popoli. Chiariamolo, dunque, questo concetto. Le definizioni abbondano. Nei dizionari, i due termini, laicità e laicismo, a volte sono considerati sinonimi (De Mauro), in altri (Zingarelli) assumono significati differenti ma similari, in altri ancora (De Agostini), la laicità è intesa positivamente, il laicismo è definito “atteggiamento ideologico”. Alcuni rilevano che l’ideale di laicità trova giustificazione nella sentenza di Cristo: "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".  

Io ritengo che il laicismo, come tutti i termini in “ismo”, comunismo e nazismo compresi, denoti soprattutto un’ideologia fatta passare per verità assoluta, in nome della quale si arriva anche a raccontar panzane, come fa il mio lettore quando insiste sulla correità con il nazismo di una Chiesa silenziosa o attribuisce all’Inquisizione colpe inesistenti. Un’ideologia che interpreta la libertà come licenza di fare ciò che piace, anche a danno di altri (abortire, per esempio); che pretende di trasformare le proprie opinioni in Verità assoluta, ritenendo ignoranti o servi di qualcuno chi la pensa diversamente; che imputa al Vaticano il reato di oppressione dei popoli, quasi che nella sua storia si registri solo l’Inquisizione (che, sia pure con ferocia, combatteva le eresie), o il cumulo dei poteri, spirituale e temporale, e non anche, anzi soprattutto, la spinta concreta alla solidarietà, alla fratellanza e all’aiuto reciproco; che divinizza la Ragione e la Scienza al punto da considerarle superiori perfino alle leggi della Natura e della Morale; che ritiene che la Fede sia radicalmente incompatibile con la società democratica e con una moderna visione del mondo; che pensa di poter tacitare il Pontefice e gli ecclesiastici, quando invitano i Cristiani tutti, non solo i Cattolici, a rispettare il Decalogo e la Dottrina trasmessaci da Cristo, spesso calpestati da alcuni partiti eccessivamente laicisti.

Questo, in sostanza, afferma il mio lettore. Che poi non esita ad accusarmi di essere contrario alla necessaria separazione tra Chiesa e Stato; che forse ignora che, nel Liechtenstein, ove risiedo, a detta separazione si oppongono proprio Governo ed Amministrazioni Comunali, contro il parere del Principe e del Vescovo, pretendendo persino d’intervenire sulla nomina dei parroci. E che non si rende conto, con il suo scritto, d’implicitamente avvalorare la mia tesi sul “laicismo oppio dei popoli”.

Egidio Todeschini 

10.3.2008