Laici sì, ma con coerenza

Scontate ma inconsistenti le polemiche sul "vademecum" del Vaticano al crestiano impegnato in politica. Nessuna ingerenza, piuttosto il riconoscimento della libertà politica e religiosa

C'era da aspettarselo. Appena sono trapelate le prime indiscrezioni sul tenore e sui temi della "Nota dottrinale" messa a punto dalla Congregazione per la dottrina della fede, si è dato il via all'artiglieria della "laicità". E, sullo slogan della "Chiesa che non può interferire sulle decisioni dello Stato", è ripreso il secolare attacco dei cosiddetti "laici". E' bombardamento durato, però, solo qualche giorno. Poi, spento da altre notizie più drammatiche e politicamente più rilevanti (la guerra all'Iraq, i processi Berlusconi, la crisi economica, le riforme istituzionali), è partito il "cessate il fuoco" e sulla Nota è scesa la coltre del silenzio.
Ma sono veramente da dimenticare i consigli, resi pubblici il 15 gennaio scorso dal Vaticano in nome di un giusto cammino di fede, dati ai cristiani, gente comune o politici che siano? Sono giustificabili le accuse di ingerenza del potere spirituale (Chiesa) in quello temporale (Stato)? E realmente la Santa Sede offende la laicità delle Istituzioni? Vale la pena tentare di dare una risposta a tali domande, solo formalmente disgiunte ma, nella sostanza, collegate tra loro.
Cosa ricorda, ai cittadini e ai politici, la Congregazione vaticana? Ribadisce la loro libertà politica, implicitamente ed esplicitamente con ciò riconoscendo che essi non sono tenuti ad aderire ad un "partito cristiano" ma lasciati liberi di scegliere quello nel quale maggiormente si riconoscono, per assonanza di idee e di programmi, per comunione di scopi e dei mezzi per raggiungerli, per fiducia nella competenza e nella credibilità dei suoi esponenti. Il che, a valutare a fondo e con buon senso, equivale a riconoscere il valore della laicità nella convivenza civile, intendendo per "laicità" il superamento del confessionalismo o dell'ideologismo che inevitabilmente sfociano nell'intolleranza.
Ma, aggiungono i Vescovi, autonomia dalla sfera religiosa non significa autonomia dalla sfera morale. Vuol dire piuttosto che la libertà di appartenenza politica non esime dall'essere coerenti non solo con la propria fede religiosa, ma soprattutto con quei valori etici, legati al concetto stesso di umanità, che esigono il rispetto della persona, la tutela dei diritti, l'uguaglianza dei doveri, la salvaguardia della dignità umana, la difesa dei deboli e degli innocenti, l'osservanza delle leggi naturali. Quei valori che fungono da Legge Costituzionale imprescindibile alla quale le leggi dello Stato devono attenersi, pena l'anarchia e il relativismo o, peggio, le devianze dittatoriali.
Il Vaticano nella sua Nota ricorda che c'è una "morale" immutabile ed assoluta, al di sopra delle variabili temporali, legate alle usanze e alla mentalità che cambiano nel tempo e nello spazio. E' vero, è morale che non ha fatto parte da sempre del patrimonio culturale e normativo del Paese, in fondo neppure della Chiesa, ma ciò non significa che non esistesse, piuttosto che le nostre intelligenze hanno avuto bisogno di secoli, di sangue, di lotte, anche di orrori, prima di raggiungere quella maturità che ha permesso di riconoscerla e codificarla. Invocarne ora il rispetto, anche in considerazione che essa coincide con la dottrina di Cristo, rappresenta veramente un’interferenza con la laicità dello Stato?
No. La Chiesa, che è arrivata, sia pure in ritardo e a fatica, ad ammettere la libertà religiosa, si limita a dire ai credenti: siate coerenti. Coerenza che comporta la scelta razionale, non ideologica, del partito; che richiede la valutazione dei programmi e degli obiettivi non solo in funzione degli interessi materiali che essi possono soddisfare, ma anche, direi soprattutto, in base alla loro corrispondenza con gli imperativi del nostro credo e della morale naturale; suggerisce la diffidenza nei confronti del multiculturalismo male inteso e male applicato, quello che tende ad interpretare come "apertura" a culture diverse, quindi come "conquista", ciò che è, in realtà, solo una sconfitta se porta all'avvilimento delle norme morali, nonché delle proprie convinzioni di fede.
E si limita, la Nota vaticana, a ricordare ai politici che coerenza non significa imporre come legge dello Stato una regola prettamente religiosa, come ancora avviene nei Paesi islamici, perché ciò equivarrebbe a limitare la libertà di fede. Piuttosto vuol dire non dare sostegno a forze partitiche e a movimenti politici che, sulle questioni etiche fondamentali, esprimono una "liberalità" che in effetti è solo violazione della morale, umana e divina. E vuol dire mettere in atto la tattica del "male minore", scegliere cioè la soluzione meno traumatizzante – per esempio legittimare la fecondazione artificiale tra coniugi ma rifiutare quella eterologa -qualora fossero confrontati con provvedimenti legislativi che possono, se eccessivamente permissivi, violare le leggi naturali. A dispetto di ogni critica, è "memento", questo della Chiesa, che esalta la laicità dello Stato, non la riduce. Ed è bene capirlo.

Egidio Todeschini
31.1.2003