I difficili rapporti tra Chiesa e Stato

La lotta tra laici e cattolici dalla Questione Romana ad oggi. Il connubio bimillenario tra Santa Sede e Italia e il suo peso nella nostra Storia

C’è una battuta di Montanelli che dice: "Dio ha creato gli Italiani per equilibrare le troppe bellezze dello Stivale". E, a giudicare da certe reazioni, non sempre composte, a fatti o ricorrenze che coinvolgono più del necessario e al di là di ogni logica, viene da pensare che qualcosa di vero ci sia in tale giudizio sulla nostra gente storicamente portata a seguire più l'impulso delle passioni che la ponderatezza del ragionamento e il distacco dell'analisi.

Mi riferisco in particolare al duello, riaccesosi negli ultimi tempi, tra cattolici e laici, tra clericalismo ed anticlericalismo. O, se vogliamo usare termini storici, tra "guelfi" e "ghibellini". Acutizzatosi in occasione del Gay Pride (non a caso il mio articolo sull’argomento e la lettera di puntualizzazione alla Direzione di Melisenda Ramstein hanno suscitato vibrate, ma non sempre calibrate, proteste), ha trovato il culmine in occasione dell'anniversario (130 anni!) della "breccia di Porta Pia", di quell'evento, cioè, che ha messo fine al potere temporale della Chiesa. Ed è polemica che si alimenta con le prese di posizione contro il Card. Biffi e con le discussioni sull'opportunità o meno di alcune decisioni legislative in materia di biogenetica, di clonazione, di riconoscimento delle famiglie di fatto, anche se omosessuali, e via elencando.

E' scontro trasversale che prescinde dall'ubicazione, a destra, al centro o a sinistra, di chi lo effettua ma anche dalla fede che si professa: cattolici convinti plaudono al progresso della scienza medica e laici, altrettanto convinti, fanno proprie le riserve della Chiesa; alcuni credenti, anche prelati, contestano le paure di Biffi, ritenute invece legittime da qualche sostenitore della "laicità" dello Stato. E' come se non riuscissimo ancora ad uscire dal tunnel dei contrasti che, attraverso i secoli, hanno opposto Italiani e Chiesa; ma neppure dall'influenza reciproca che la bimillenaria convivenza ha necessariamente determinato. Per amore o per forza, il "connubio", non sempre felice, è durato mille ed ottocento anni, prima del "divorzio" sancito nel 1870 a Porta Pia e regolato dalla Legge delle Guarentigie (1871) e dai due Concordati (1929 e 1984).

Certo, la Storia d'Italia non può essere svincolata da quella della Santa Sede, Stato Pontificio o Istituzione universale; ed è innegabile pure che l'itala gente deve alla Chiesa la sua fortuna (l'ha protetta dai barbari, l'ha educata ai valori cristiani, ha conservato e trasmesso il patrimonio culturale greco-romano, ecc.), ma anche buona parte della sua "sfortuna", riassumibile nella mancata unificazione e nella non educazione ai valori civili.

E' difficile eliminare l'eredità di 18 secoli, soprattutto se la politica dei 13 decenni successivi viene meno, per tanti motivi, al ruolo formativo del cittadino; ma si sente, nell'attuale polemica mascherata da laicismo, la stessa strumentalizzazione che suggerirono i falliti tentativi "rivoluzionari" (Garibaldi) precedenti alla conquista "statale" di Roma capitale. Allora – siamo tra il 1860 e il 1870 –, dopo il successo dei "moderati" (Destra storica) nel processo di unificazione del Paese, per la corrente democratica risorgimentale (Sinistra) la questione romana rappresentava il cavallo di battaglia per recuperare un'identità e una presenza politica significativa. Si prestava bene allo scopo, perché turbava i difficili equilibri nella rete di alleanze tessuta dai moderati nel contesto europeo, e perché, ponendola in termini rivoluzionari, avrebbe significato mettere in gravissima difficoltà la destra. L'inseparabilità della questione "politica" dalla problematica religiosa esasperava la contrapposizione tra l'anticlericalismo dei democratici e la logica compromissoria di parte della destra.

Oggi i fronti hanno nomi diversi ma la stessa strategia, con il tocco però di "malizia" supplementare del doppiopesismo che fa gridare i "laici" allo scandalo se la Chiesa predica, com'è suo dovere, contro l'aborto o la famiglia omosessuale, e spinge gli stessi a spellarsi le mani in applausi se invece invita, com'è suo dovere, a ridurre il debito al Terzo Mondo o alla pace. E che, in nome del rispetto delle diversità e della libertà, invocano l'intervento di un'Autorità (statale, ma sempre autorità!) anche nei cantucci più riposti della vita individuale.

A parte il fatto che, a stare alle pretese delle comunità musulmane in Italia e alle ingerenze degli ebrei nei fatti giuridici (caso Priebke) e religiosi (beatificazione di Pio IX) non sono i "laici" a protestare né la Chiesa a interferire ma piuttosto esponenti di altre religioni. Forse è il caso di ragionarci su.

Egidio Todeschini