Criminalità e relativismo vanno a braccetto

E’ terrificante la cronaca quotidiana che segnala un continuo aumento della delinquenza. Il Papa insegna come essere buoni laici 

 

Mi capita sott’occhio una recensione del libro sul quarto Convegno della Chiesa italiana, tenutosi a Verona nell’ottobre scorso. Ad attirarmi l’attenzione è non tanto il titolo del volume (“Alla ricerca di una sana laicità”), curato da Gaetano Quagliariello, fondatore e presidente della fondazione Magna Charta, ma piuttosto quello dell’articolo che lo presenta: “Papa Ratzinger insegna come essere buoni laici”. Lo leggo con interesse. Poi vado su Internet a cercare il testo integrale del discorso papale.

Vi trovo anche i commenti di alcuni lettori. Li scorro velocemente e scopro, stupito e sconcertato, che sono tutti negativi, quando non addirittura insultanti ed offensivi: su 11 firmatari, non uno che dimostri di aver capito il senso delle parole del Pontefice; non uno che risulti sfiorato dal dubbio che il relativismo possa essere un male e non un bene; non uno che riconosca a Benedetto XVI il diritto di parlare, di chiarire l’insegnamento della Chiesa, di invitare a coniugare fede e ragione. E mi pongo la domanda: tutti relativisti e laicisti, gli Italiani, o quel 100% è frutto di inquietante censura?

Non so rispondermi. So solo che, in ogni caso, dovremmo ammettere che aveva ragione, il Papa, quando a Verona, parlando dell’Italia, espresse il suo allarme per “una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare”. Ed invitò gli Italiani ad “imparare a resistere alla secolarizzazione interna” che li insidia.

Non poco, a stare a ciò che si legge e si sente. Rivado con il pensiero agli ultimi mesi della politica e della nostra quotidianità nazionale. C’è di che indignarsi. Lasciamo perdere i tanti fatti istituzionali che scandalizzano, dall’affare Visco-Guardia di Finanza alle divergenze in seno al centrosinistra, che solo la paura di perdere il potere riesce a contenere; dalle incongruenze di un Primo Ministro che riceve un Capo di Stato contro il quale manifestano i parlamentari della sua maggioranza alla continua proliferazione di partiti che ci rende unici al mondo: ormai purtroppo lo sappiamo che la nostra politica è malata e più portata a difendere interessi corporativi che quelli d’Italia.

Rifacciamoci invece alla cronaca nera: ogni giorno si viene a conoscenza di un susseguirsi di delitti, dallo sfruttamento dei minori all’infame bullismo, dagli ingenti furti agli imbrogli a danno dei più deboli e agli omicidi per futili motivi. Vicende di violenza fisica e psicologica che si ripetono quotidianamente, anzi si sommano nelle stesse ventiquattrore. Succede di tutto, ormai, al punto che non sai più se scandalizza e fa inorridire maggiormente il marito che ammazza la moglie in avanzato stato di gravidanza o il figlio che fa a pezzi i genitori e li butta nella spazzatura; chi stermina un’intera famiglia o chi specula sulla fame per incrementare la prostituzione.   

C’è di che allarmarsi. No, non si tratta solo di maggiore diffusione dell’informazione, come qualcuno ancora sostiene, dimenticando che 50 anni fa c’erano già televisioni e quotidiani. Le statistiche parlano chiaro: aumentano i casi di pedofilia, le morti causate per abuso di droga e di alcolici, gli omicidi, le rapine, il traffico dei clandestini, le ragazze, anche minorenni, dell’Europa orientale, dell’Africa ed ora anche dell’estremo Oriente, ingannate con una falsa prospettiva di lavoro e poi buttate sulla strada, malmenate e minacciate di morte, se denunziano chi s’arricchisce a loro spese.

Certo, i Caino ci sono dai tempi biblici, le Medee pure, la prostituzione é vecchia come il mondo, gli infami, gli assassini, i ladri non sono mai mancati. Non è il permanere di tali devianze ed orrori a preoccupare, piuttosto il loro incremento; che contrasta con le migliorate condizioni economiche, con la lotta all’analfabetismo, con il rinnovato richiamo dei diritti dei fanciulli e dell’essere umano, con la presunta conquista di civiltà.

E’ quindi lecito addebitare tale crescita della criminalità alla perdita del senso del bene e del male; alla diffusa presunzione di poter godere di ogni libertà, anche a costo di violare quella altrui; al relativismo che spinge ad accettare tutte le culture, anche le più abbiette; che pretende di escludere la religione dalla politica, dalla cultura e dalla vita quotidiana; che subordina l’etica al piacere e all’utilità. Quel relativismo per effetto del quale, come ha rilevato Papa Ratzinger a Verona, “viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, in cui, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo, anzi estraneo”.

Prevedo l’obiezione: tale concezione filosofica moderna che sovradimensiona la ragione ed esclude la fede non è solo italiana. Vero. Ma il nostro è lo Stato in cui il termine “laico” è ancora vissuto, purtroppo, come contrapposto a “cattolico”, quasi fossimo tuttora nei secoli del cosiddetto “potere temporale” della Chiesa. E’ il Paese nel quale si può impunemente offendere il Papa, definendolo “talebano”, o minacciare i Vescovi. Dove ci si mobilita, nelle piazze e a livelli istituzionali, fino a cedere a vergognosi ricatti, per ottenere la liberazione del giornalista Mastrogiacomo ma, a distanza di pochi giorni dal rapimento, nessuno parla più di don Bossi sequestrato nelle Filippine alle cui autorità statali la Farnesina lascia la scelta sul come intervenire.  

Il Paese in cui maggiormente si rileva la contraddizione di quei presunti laici che impongono alla Chiesa il silenzio anche su questioni essenzialmente etiche, in nome, dicono, della libertà, dei diritti umani e della dignità dell’uomo, ma non comprendono che, ad alimentare le ostilità del fondamentalismo islamico e a motivarle, è proprio la scristianizzazione dell’Occidente, la decadenza dei suoi costumi morali, lo sfoggio di libertà che sanno più di licenza e di mancanza di rispetto, per sé e per gli altri.    

 E’ giusto dare a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare: a dirlo fu lo stesso Gesù Cristo al quale fece seguito Cavour con il suo “Libera Chiesa in libero Stato”. Il guaio è che, oggi, si tende a sopravvalutare i poteri di Cesare e a misconoscere quelli della Chiesa. Con la conseguenza di registrare nella politica e, soprattutto, nella quotidianità sociale gli effetti del nostro voler essere del tutto svincolati dalla morale. Perché non basta essere laici, occorre soprattutto diventare buoni laici. “Solo in questo modo si potrà contrastare efficacemente quel rischio per le sorti della famiglia umana che è costituito dallo squilibrio tra la crescita tanto rapida del nostro potere tecnico e la crescita ben più faticosa delle nostre risorse morali”. Sono parole del Papa sulle quali dovremmo riflettere.

Egidio Todeschini

16.6.2007