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L’Occidente sotto ricatto
Allawi agli Europei: “Non potete tirarvi indietro”.
Il mondo arabo moderato prende posizione. La spaccatura
dell’Europa giova solo
ai fondamentalisti
Ormai
non dovrebbero esserci più dubbi sulle motivazioni che armano le
mani dei terroristi e che trasformano in assassini alcuni fanatici del
Corano: vogliono islamizzare l’Occidente. Per riuscirvi, non guardano
in faccia a nessuno, sia esso giornalista o politico, cristiano o
musulmano, pacifista o “mercenario”, militare o civile, adulto o
bambino: ammazzano e basta. Diffondono il terrore e seminano morte con
una barbarie che non trova giustificazione. E che rende insulso, per non
dire incosciente, quel termine di “resistenza” con cui l’estrema
sinistra, in Italia e all’estero, cerca di nobilitarne gli atti.
Non dovrebbero più esserci dubbi. Perché hanno ampiamente
dimostrato, con gli sgozzamenti, i proclami, gli ostaggi, i rapimenti e
le auto-bomba, che il loro obiettivo finale non è il ritiro
dall’Iraq delle forze militari, sentite come “occupanti”, bensì
quello, ben più subdolo, di impedire ad ogni costo in quel Paese
l’instaurazione della democrazia, di boicottare al massimo le libere
elezioni che dovrebbero aver luogo a gennaio 2005, di sfruttarne la
ricchezza dell’oro nero per mettere sotto ricatto tutto l’Occidente.
Se fossero semplicemente “resistenti” non se la prenderebbero
con la ricostruenda polizia locale; non massacrerebbero i loro
correligionari in preghiera nelle moschee, non tenderebbero continui
agguati ai ministri dell’attuale Governo provvisorio, non
truciderebbero barbaramente un giornalista come Enzo Baldoni, pacifista
convinto e per di più volontario della Croce Rossa. Non
minaccerebbero attentati perfino al Vaticano che ha sempre invocato la
pace e non tenterebbero, con un ultimatum che sa molto di invadenza
nella sovranità di uno Stato, di indurre
la Francia
, che pure ha contestato l’intervento bellico degli Stati Uniti e che
non ha inviato sue milizie sul posto, a modificare una sua legge, solo
perché ad essi non piace.
Saranno pure una minoranza rispetto alla totalità dei
musulmani, i terroristi, apparterranno anche a fazioni o etnie o sette
religiose diverse (sciiti piuttosto che sunniti) ma rappresentano una
minaccia che non possiamo più sottovalutare, pena il declino
dell’economia, della democrazia, forse del credo religioso, certamente
del senso di appartenenza alla nostra civiltà. Non è un
caso se il Presidente del Governo iracheno, Iyad Allawi, mette in
guardia l’Europa dal rischio di “ritrovarsi il terrorismo in casa”,
come del resto è già avvenuto, e continua a succedere, a
Madrid, ad Istanbul e a Mosca. Per contrastare il quale gli Europei non
“devono tirarsi indietro”.
Una minaccia subdola e pericolosa peraltro troppo a lungo
sottovalutata dall’Europa. Per un infondato complesso di colpa, per
antiamericanismo ideologico o semplicemente perché era tranquillizzante
pensare che il Vecchio Continente, così rispettoso delle altrui
religioni e dei diritti umani, così aperto a tutte le culture
culture, così solidale verso i poveri e gli emarginati, così
garantista e così difensore della libertà di opinione e
della tradizione democratica, fosse fuori dal mirino del fondamentalismo
islamico. Per il quale invece è diventato cantiere ove forgiare
combattenti ed aspiranti martiri, grazie anche alle divisioni
ideologiche, agli errori politici e alle arroganze nazionalistiche dei
singoli Stati e della stessa Unione Europea.
Inutile negarlo, buona parte dell’Europa non ha capito,
o non ha voluto capire, la sfida lanciatale non dal mondo islamico bensì
dalla corrente fanatica ed assassina dell’Islam. Forse per rifiuto dei
costumi, a volte corrotti ed osceni, dell’Occidente, ha guardato con
simpatia alla medievale severità di Khomeini. Per sintonia nei
confronti di un popolo senza territorio, ha finanziato Arafat e, tramite
questi, il terrorismo palestinese. Per un infondato complesso di colpa,
non ha reagito agli eccidi di massa dell’Algeria, così come
sottovaluta, oggi, i genocidi del Sudan. Ha, per dirla con Fassino,
“assunto le differenze religiose come comodo alibi per giustificare
violazioni che mai avremmo accettato da noi”. Ed ha creduto di
conquistarsi l’immunità sventolando le bandiere arcobaleno,
rifiutandosi di richiamare le radici cristiane nella Costituzione
dell’UE e criticando oltre misura Bush, la sua guerra preventiva e i
suoi errori.
L’uccisione di Baldoni ed il ricatto alla Francia, se da una
parte dimostrano quanto fosse vana e fallace l’illusione europea,
dall’altra hanno sortito l’effetto contrario a quello che i
terroristi si aspettavano. Per la prima volta, infatti, la reazione del
mondo arabo moderato è stata unanimemente di condanna. Per la
prima volta a Bruxelles (Prodi) ed a Roma (Fassino e Ranieri, tra gli
altri), a Parigi (Chirac) e a Bagdad (Al Sistani), vi è stata una
presa di coscienza della disumanità di quel terrorismo che non ha
frontiere e che si vanta della propria criminale crudeltà.
S’incomincia, pare, a comprendere qual è il rischio che
incombe sulla civiltà occidentale e anche sulla testa di quei
musulmani che aspirano solo a vivere bene ed in pace. Con la sola
eccezione della sinistra massimalista, specialmente italiana, che, per
ideologia e per pregiudiziale conformismo, non si rende conto di quale
danno procuri all’Italia e all’Europa stessa offrendo ai
fondamentalisti islamici l’immagine di un Paese e di un Continente
diviso. E, per ciò stesso, più vulnerabile.
2.9.2004
Egidio Todeschini
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