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Il mondo avvelenato dal degrado morale Il Pontefice denuncia l’inquinamento dei costumi che intossica menti e cuori. Una verità indiscussa che però passa sotto silenzio
Nessun commento, nessun esame di coscienza, nessun elenco delle degenerazioni comportamentali che hanno spinto il Papa, nell’omelia di Pentecoste, a porre l’accento sull’odierno “inquinamento morale del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l'esistenza spirituale”. In effetti, il giorno successivo, stampa e televisione si sono limitate a riportare, senza commentarle, le veritiere parole del Pontefice, sulle quali poi è caduto il silenzio. Come se non esistesse veramente l’inquinamento morale che “intossica l'animo soprattutto delle nuove generazioni e finisce poi per condizionarne la stessa libertà”; che “corrompe lo spirito” degli uomini ed assuefa ad una vita di depravazione, di quel malcostume di cui parlano quotidianamente statistiche e cronache; al quale, invece, “sembra che ci si abitui senza difficoltà”, interpretandolo come emancipazione, mentre sarebbe necessario reagire, esattamente come si fa per ridurre i veleni dell’aria e l’alterazione atmosferica che motiva la “priorità dell’impegno ecologico”. Eppure, “la metafora del vento impetuoso di Pentecoste fa pensare a quanto sia prezioso respirare aria pulita, sia con i polmoni, quella fisica, sia con il cuore, quella spirituale, l'aria salubre dello spirito che è l'amore”. Rilievi saggi e rigorosi, quelli di Benedetto XVI, che non si limita a citare “le conseguenze tragiche, come Hiroshima e Nagasaki” di un uso autonomo del “fuoco”, cioè delle potenzialità donateci da Dio; che ricorda come la Chiesa, “malgrado i limiti e le colpe degli uomini, continui ad attraversare l'oceano della storia, sospinta dal soffio di Dio e animata dal suo fuoco purificatore”, perché non è solo “un’agenzia umanitaria” o “una solida e complessa istituzione sociale”, o “un movimento storico”, ma è fede e anima, grazie appunto allo Spirito Santo; che non omette neppure di auspicare che i membri della Chiesa, oggi troppo affannati in varie attività fino a dimenticare la “necessità della concordia e della preghiera”, siano più dediti alla pratica religiosa. L’omelia del Papa è ispirata da quanto accade ai nostri tempi, in Italia e nel mondo, e dal modo di vivere e di pensare dell’uomo moderno che, credendosi “autonomo, libero, adulto”, tende ad “affermare se stesso come dio e voler trasformare il mondo escludendo, mettendo da parte o addirittura rifiutando il Creatore dell'universo”. Proprio per questo, meritava più sostanziosi commenti, a condanna di quei comportamenti e di quelle mode di oggi che ubbidiscono alla licenziosità, al protagonismo, al conformismo e all’egoismo del singolo, ma non alle leggi della Morale. Non basta citare i dati statistici dai quali risulta che ormai il primo rapporto sessuale avviene intorno ai 13 anni; che anche le ragazzine lo compiono non per amore ma per apparire moderne, con lo stesso spirito conformista che invita a seguire la moda dell’abbigliamento. Limitarsi a studiare un fenomeno, senza condannarlo o metterne in rilievo le conseguenze, è come riscontrare che l’eccesso di anidride carbonica inquina l’aria e contribuisce ad indebolire la Natura, senza però far nulla per porvi rimedio. Ed è come rilevare l’eccesso della deforestazione, senza tuttavia insistere sui rischi che ciò comporta, il limitarsi a produrre statistiche sui matrimoni che cedono il passo alle coppie di fatto; sul numero crescente di quelle omosessuali; sui divorzi che si moltiplicano in maniera impressionante; sulla scarsità della natalità, limitata anche dagli aumentati aborti. Certo, riportano dati di fatto ma servono a ben poco se non si cerca di contrastarne l’andazzo; di mettere bene in evidenza la sofferenza che la separazione dei genitori comporta ai figli, specialmente se minorenni; di ricordare che il buon Dio - o, per chi è agnostico, la Natura - ci ha differenziati in maschi e femmine; di sottolineare che mettere al mondo figli, educarli, con amore ma anche con severità, e prepararli alla vita significa salvarli da una possibile caduta nel “vuoto” e perpetuare l’identità culturale, linguistica, storica e religiosa di ogni etnia. Non c’è progresso, ma inquinamento morale, se non riusciamo a mettere un argine a quell’idea di libertà assoluta che finisce poi con il trasformarsi in licenza. E’ avvelenare la morale e la società abbandonarsi ad ogni forma di dissolutezza, l’arricchirsi a danno di altri, usare violenza fisica o morale sul più debole, infangare la politica con i gossip. Ed anche trasformare la giusta accoglienza del diverso in rinuncia alla propria specificità; o chiedere che siano aboliti i Crocefissi nelle classi o nelle aule dei tribunali; oppure imporre, come il sindaco di Lugo di Romagna, di non esporli nei cimiteri; e fare come don Bonzani, parroco a Genova, che a Natale ha inserito una moschea nel presepe e recentemente, durante una preghiera interconfessionale, ha invitato i fedeli a non fare il segno della Croce, “per non offendere i Musulmani”. Che lo Spirito Santo ci illumini! Egidio Todeschini
5.6.2009 |