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Tante domande senza risposta sul 2009 L’anno è iniziato con i problemi relativi alla crisi economica e alla guerra israelo-palestinese. Importante non abbandonarsi alla sfiducia
Gli anni bisestili, per antica tradizione popolare, sono considerati infausti. In effetti il 2008 non è stato particolarmente felice, né per l’Italia né per il resto del mondo ove, per ragioni climatiche, telluriche, politiche, economiche e sociali, si sono registrati molti eventi gravi e dolorosi. Non è lecito, però, imputarli sempre e solo al potere funesto dell’anno bisesto. Non può farlo Prodi, nel nostro Paese: la sfiducia, votatagli dal Senato il 25 gennaio 2008, ha trovato origine nella discordia esistente nella sua coalizione, non certo nel giorno in più di febbraio. Ed anche i politici del nuovo Pd possono addebitare alle faide interne e alle indagini giudiziarie i travagli dei quali già soffre il neonato partito.Se guardiamo ai fatti internazionali, il giudizio non cambia. I due avvenimenti più gravi iniziati l’anno scorso, la crisi finanziaria e il sanguinoso conflitto sul territorio di Gaza, nascono, la prima da sballate attività bancarie, la seconda dal terrorismo islamico di Hamas che nega ad Israele e agli Ebrei il diritto all’esistenza. Anche lo scontro tra Russia e Georgia fu determinato da prepotenze politiche. Il “destino” non c’entra: di questi eventi, come delle sanguinarie lotte intestine in Africa e nel Medio Oriente, gli unici responsabili sono gli uomini che li hanno alimentati e voluti.Tante, quindi, le incertezze per l’immediato futuro, italiano e mondiale. Ci si domanda se il neo Presidente americano, Barak Obama, sarà all’altezza della situazione e se rinnoverà veramente, come ha promesso, la politica interna ed estera degli Stati Uniti. Ci s’interroga sul come e a costo di quante vite umane terminerà la guerra israelo-palestinese; se l’Onu, che ora per bocca di Richard Falk, rappresentante del “Consiglio per i diritti umani” delle Nazioni Unite, parla di “aggressione israeliana” a Gaza, facendo così propaganda pro-Hamas, sarà in grado di formulare più equi giudizi. Incertezze e dubbi anche sulle conseguenze della crisi economica in atto. Il buon senso spinge anche a chiedersi se l’Europa, Italia compresa, riuscirà a ritrovare l’orgoglio della propria identità cristiana e culturale, la cui perdita oggi le permette di abolire i presepi ed i crocifissi per paura di offendere i Musulmani. I quali, in Piazza Duomo a Milano e davanti a San Petronio a Bologna, prima manifestano contro Israele, ne bruciano le bandiere ed equiparano la Stella di David alla svastica nazista, poi s’inginocchiano in preghiera (che valore ha dopo una simile dimostrazione di odio?) obbligando alla chiusura delle due chiese, quindi alla celebrazione della Messa prefestiva. E c’è da domandarsi se e quando si smetterà di accusare Israele di “reazione sproporzionata” e di “uccisione di civili”, come se non si sapesse che da mesi Hamas spara razzi sul suo territorio e nasconde armi e terroristi nei sotterranei delle moschee, delle scuole e delle abitazioni. Molti anche gli interrogativi, relativi al futuro del nostro Paese, che gli Italiani giustamente si pongono ed alle quali aspettano risposta dalle Istituzioni: ci sarà l’accordo tra maggioranza ed opposizione per effettuare finalmente quelle riforme, della Costituzione, della Giustizia, del Federalismo fiscale, delle leggi elettorali, delle quali la Penisola ha bisogno? Si riuscirà a controllare l’immigrazione clandestina, con tutto ciò che comporta in spese e polemiche? I politici ed i giornalisti adotteranno finalmente la prima regola della democrazia che impone di rispettare gli avversari, di perdere la cattiva abitudine degli insulti gratuiti, di non raccontare panzane per puro spirito di parte, di non fare i catastrofisti ad oltranza, prevedendo regimi inesistenti o alimentando quel funesto pessimismo che certo non aiuta a superare le difficoltà economiche del momento? Ci si chiede anche se si arriverà mai, nel nostro Paese, a sconfiggere corruzione e nepotismo; a veder drasticamente ridotti i molteplici benefici di cui godono le tante “caste”, da quella politica a quella sindacale o universitaria; a non essere più sommersi e frastornati dalle centinaia di sigle partitiche e di leggi inutili che limitano la sovranità popolare; ad eliminare quella faziosità che trasforma maggioranza ed opposizione in forze l’una contro l’altra armate; a godere di una Giustizia imparziale e rapida; a riacquistare quei primati – della scuola, per esempio, o del senso della famiglia – che una volta incrementavano il prestigio dell’Italia all’estero. Quesiti legittimi ai quali, date le incertezze attuali, nonché la storia italica, è difficile rispondere. Si riferiscono a problemi, locali ed internazionali, di non facile soluzione ma che vanno affrontati con imparzialità, con il giusto ripristino dei valori morali e sociali, soprattutto con fiducia, con la “speranza” che va mantenuta, nonostante “l'odio e la violenza distruttrice che non cessano di insanguinare molte regioni della Terra”, come ha osservato Benedetto XVI al termine della liturgia dell'Epifania, in perfetta conformità con l’invito del nostro Capo dello Stato, nel suo discorso di fine anno, a “liberarci dalle paure che non fanno ragionare…Non c’è da abbandonarsi alla sfiducia, ma da proporre, decidere, operare”. Una sintonia da sottolineare e da non sottovalutare. Egidio Todeschini
23.1.2009 |