In Italia più immigrati e meno sicurezza

Alcuni gravi fatti di cronaca in contemporanea con i dati Caritas sull’immigrazione. Tante le polemiche, pochi e forse inefficaci i rimedi

 

A volte è facile essere indovini. Quando, l’anno scorso, il Governo emanò (per aderire - disse - alle disposizioni UE in materia di immigrazione) il decreto che comportava una maxi-sanatoria per 350mila clandestini, riduceva da 6 a 5 anni il tempo necessario per ottenere la “carta di soggiorno” e facilitava il ricongiungimento familiare degli extracomunitari, l'on. Isabella Bertolini (Forza Italia) previde che la "scellerata maxisanatoria" avrebbe comportato un notevole aumento dell’immigrazione, “rendendo la situazione ingestibile ed incrementando sempre di più i già gravi problemi di ordine pubblico".

Le fece eco Gasparri di An, che definì il testo “una sorta di mega spot propagandistico che attrae disperati di tutto il mondo e motiva i trafficanti di persone al loro turpe affare” (per l’Onu il giro d'affari dei traghettatori è di 230 milioni di euro l'anno!). Accusati allora di fare le solite sparate “razziste e fasciste” trovano conferma nelle cronache e statistiche attuali: sono in aumento le tragedie in mare - 500 morti nel 2007, contro i 302 del 2006 (Fonte: Fortress Europe) - come quella di pochi giorni fa, ove sono annegati almeno 20 profughi; aumenta la delinquenza firmata da clandestini (l’uccisione, da parte di un Rom, della signora Reggiani è solo un caso); cresce il numero d’Italiani che pensano di potersi fare giustizia da soli (come a Roma vergognosamente ferendo quattro persone “colpevoli” di avere un passaporto rumeno).
Nel contempo, la Caritas-Migrantes fornisce i dati sugli immigrati regolari nel 2006: 3.700.000, dei quali 1.475.000 hanno un lavoro, gli altri essendo o nati in Italia o arrivati per ricongiungimento familiare. Rappresentano il 6,2%
della popolazione italiana, contro la media europea del 5,6%; la metà proviene dall’UE, Romania in testa con il 15,1%. L’incremento in un anno è stato del 21,6%: poco più di 658 mila persone, 127 mila delle quali disoccupate.

Incerti, invece, i numeri relativi ai clandestini (si parla di 4 milioni), candidati alla criminalità per cultura (vedasi i Rom) o perché, in un modo o nell’altro, devono sopravvivere. Dice niente che
le aggressioni subite dai tabaccai nel 2007 siano cresciute del 10,5% rispetto al 2006 e del 22,3 rispetto al 2005? (Fonte: Federazione nazionale tabaccai)? O che, come ha rilevato il Ministro Amato, agli immigrati si devono, tra altri reati, il 68% dei borseggi, il 51% dei furti nelle abitazioni, il 39% delle violenze sessuali?

Comprensibile il senso d’insicurezza che pervade gli Italiani. I quali si rendono conto che, contrariamente agli altri Paesi europei, ad incrementare la criminalità contribuiscono fattori tutti nostri: le lungaggini giudiziarie; l’ambiguità di alcune leggi; la bonomia di qualche giudice; i contrasti dei politici più polemici che concreti; anzitutto il “buonismo” del centrosinistra, che sa molto di compravendita di voti. Le attuali dispute sul pacchetto “sicurezza”, trasformato in decreto dopo la mortale aggressione alla Reggiani, ne sono la prova.

Non è un caso se Cristian David, Ministro romeno dell'Interno, si è rammaricato per gli episodi di violenza dei suoi connazionali, ma ha aggiunto che nel nostro Paese le pene sono incerte e meno severe, i processi più lunghi e c'è molto meno polizia in strada rispetto alla Romania. Anche l'ispettore generale della polizia romena stigmatizza le politiche italiane “più permissive che hanno attirato soggetti criminali”. Ne è responsabile l’attuale Governo (soprattutto l’estrema sinistra alla quale, però, Prodi cede sempre) “europeista” a parole ma non nei fatti. E non solo in tema d’immigrazione.   

Che indubbiamente serve al Paese. Ma a patto di saper distinguere “tra il buon grano e la zizzania” senza “fare di ogni erba un fascio”, come consiglia il segretario di Stato Vaticano, Card. Tarcisio Bertone. Distinguere, per esempio, tra Rumeni e Rom, popolazione nomade che da generazioni vive di delinquenza; che ubbidisce a leggi proprie, non ultima quella di spingere i figli al furto e all’elemosina (per un reato simile un genitore italiano perderebbe la patria potestà!), e si rifiuta in genere di adottare quelle del Paese ospitante.

Oggi in Italia ce ne sono circa 200.000, ai quali - si dice - non si può più rifiutare l’ingresso perché entrati nell’UE. Però esiste una direttiva comunitaria del 2006 che consente agli Stati membri di derogare, per un certo numero di anni, alla norma che prevede la libera circolazione dei cittadini UE, adottata nei confronti della Romania da molti Paesi, tra i quali Lussemburgo, Germania e Gran Bretagna. L’Italia di Prodi invece no!

Il Card. Bertone ha invitato anche a valorizzare “la nostra antica tradizione di accoglienza” ma anche ad “essere fermi con coloro che si rendono protagonisti di reati e non accettano le regole fondamentali della convivenza”. Il Papa ha aggiunto che occorre saper “far uso dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli ». “Essere fermi” con i delinquenti significa processi rapidi, pene certe ed espulsioni immediate; tra i doveri c’e il rispetto delle leggi nazionali.

L’estrema sinistra invece chiede - ed ottiene - che l’allontanamento sia convalidato da un giudice “togato”, non “di pace”, con inevitabile dilazione dei tempi. I giudici di pace possono però non convalidare - è successo a Bari - un decreto di espulsione firmato dal prefetto “perché non è scritto in idioma Edu”! Sparisce anche la certezza della pena, se - cito una tra tante sentenze anomale - il Tribunale di Modena può sospenderla ad una nomade che, colta 5 volte in fragranza, ha sempre fornito generalità diverse. Le espulsioni non sono “immediate”, perché il decreto sicurezza prevede un ordine da rispettare entro un mese, non il trasporto obbligato all’aeroporto o al porto. Ed il Governo stanzia milioni di euro per l’insegnamento della lingua e della Costituzione agli immigrati, ma lascia loro la libertà di decidere se imparare o meno.

Un “buonismo” interessato che demolisce gli argini contro l'immigrazione clandestina nel momento in cui nel resto d'Europa si adottano politiche più restrittive e norme più severe. Ho già detto: fermezza non significa rifiutare l'aiuto a chi ne ha di bisogno. Vuol dire invece non dover più leggere, sui quotidiani, di traghettatori arrestati in Italia cinque volte e cinque volte rilasciati; vuol dire far comprendere che l’emigrazione clandestina non è accettata. E vuol dire far capire a chi arriva che le leggi d'Italia non possono essere aggirate, pena l’espulsione o la galera. Lo capiranno i Signori della Maggioranza? Sarò pessimista, ma temo di no. E temo che, passata l’onda emotiva del momento, le cose resteranno ancora e a lungo come sono.

 Egidio Todeschini

9.11.2007