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L’immigrazione non è solo un problema E’ una grande risorsa per il cammino dell’umanità. A patto che ci sia la necessaria reciprocità di diritti e doveri. Il messaggio del papa
Non sono affatto sicuro che tutti gli Italiani abbiano totalmente condiviso il pensiero del Papa, espresso per la XIX domenica dedicata ai Migranti. Può non essere piaciuto quell’invito a “tutelare gli immigrati e le loro famiglie mediante l’ausilio di aiuti legislativi, giuridici ed amministrativi”; a garantire loro “i diritti e la dignità delle famiglie” assicurando “ad esse un alloggio consono alle loro esigenze”. Una disapprovazione forse tacita ed in intimo contrasto con l’italica predisposizione alla solidarietà; in conflitto con il nostro temperamento, poco propenso alla xenofobia e al razzismo, o con lo spirito cristiano che, riconoscendo in Dio il Padre di tutti, ci fa sentire reciprocamente fratelli. Un dissenso, probabilmente, solo momentaneo ma, temo, alquanto diffuso. Non condivisibile, ma che ha una sua giustificazione. Ad accettare benevolmente il “diverso” non aiutano i tanti fatti di cronaca nera, nei quali sono spesso coinvolti gli extracomunitari, clandestini o regolari che siano. Ciò può portare ad identificare l'immigrazione con la criminalità. Certo, molte volte, a spingere alla delinquenza è proprio l’istinto di sopravvivenza, quel bisogno di procurarsi in qualche maniera quel che serve per campare. Crea comunque un pregiudizio nei loro confronti; lo stesso che, a strage di Erba appena compiuta, ha spinto subito tutti, procuratori, opinionisti e gente comune, ad indicare come omicida il marito-padre-genero tunisino degli uccisi. Né spinge alla benevolenza l’appurare che certi giudici fanno sfoggio di eccessivo buonismo nei confronti degli extracomunitari, quando rimettono subito in libertà i loro traghettatori, benché recidivi e colti in flagranza; o riducono la pena ad un omicida in nome “dell’emarginazione sociale, dell’arretratezza culturale e della giovane età” (è recente la sentenza della Cassazione a favore di un rumeno assassino, condannato a soli 17 anni). Non facilita le cose il constatare la strumentalizzazione degli immigrati che ne fa la sinistra radicale (attualmente alleata con Prodi al Governo). La quale, per godere del loro appoggio elettorale, pensa di ridurre a 5 anni di residenza gli attuali 10 necessari per ottenere la cittadinanza; o, per l’errato e sbilanciato concetto di multiculturalismo, crede di poter zittire (ed insultare) la Chiesa quando essa condanna l’aborto o i Pacs ma accetta che l’Ucoii (Unione Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia) ponga i suoi diktat allo Stato. O finge di ignorare il diffuso fenomeno della poligamia (e spesso relativo “ripudio” senza garanzie per le ripudiate!), anzi cerca di legittimarla, sia pure in maniera indiretta. Argomento sul quale ora la stampa nazionale tace, ad eccezione de il Giornale e del solo Magdi Allam su il Corriere della Sera. L’abbiamo già rilevata la tendenza dei media, scritti o parlati che siano, a far calare il silenzio su certi temi o ad estrapolare da un contesto ciò che all’opinionista di turno o alla mentalità dominante piace o convince di più, alterando così il significato vero e più profondo di ciò che è stato detto o proposto. Del messaggio pontificio, anche questa volta, sono state prevalentemente riportate le frasi a favore degli immigrati e delle loro famiglie; quelle che, insistendo sul dramma dell’abbandono del Paese d’origine, dei parenti, della lingua e dei costumi della propria terra, invitano a favorire l’accoglienza, l’aiuto tangibile, il ricongiungimento familiare. Tralasciando, invece, o minimizzando, l’esortazione esplicita del Santo Padre alla reciprocità di diritti e di doveri. Il messaggio di Benedetto XVI era chiaro ed inequivocabile: “Soltanto il rispetto della dignità umana di tutti i migranti, da un lato, ed il riconoscimento da parte dei migranti stessi dei valori della società che li ospita, dall’altro, rendono possibile la giusta integrazione delle famiglie nei Paesi di accoglienza”. Valori tra i quali c’è anche quello della monogamia e della difesa delle dei bambini e delle donne, spesso sessualmente sfruttate e schiavizzate. Solo tale reciprocità consente, infatti, di costruire una “casa comune”, sinonimo anche di progresso culturale. Perché l’emigrazione non è né fatto nuovo, né esclusivamente un “problema”. E’ vero, negli ultimi decenni ha avuto un incremento notevole, toccando cifre – riportate nel discorso - mai viste in passato: 200 milioni circa, i migranti, ai quali vanno aggiunti i 9 milioni di rifugiati politici e i 2 milioni di studenti. Per questo il Papa auspica non un illogico aprire le porte a tutti, bensì una “gestione bilanciata dei flussi migratori… cominciando con misure concrete che favoriscano l’emigrazione regolare”. Ma ad invogliare all’amore del prossimo non è solo la fede di Benedetto XVI che parla da Papa ma anche da profondo conoscitore della Storia. A saper leggere la quale ci si convince che le emigrazioni sono, o possono essere, “una grande risorsa per il cammino dell’umanità”. A patto, appunto, di saper cogliere dalle diverse culture, quelle stanziali e quelle in arrivo, ciò che c’è di positivo e di valido, e di avere il coraggio e la volontà di contrastare, non con le armi, come si faceva un tempo, ma con coerenza, con lungimiranza e con discernimento, quelle nefaste. Abbiamo saputo farlo, in Italia. Ove gli esuli della Magna Grecia hanno portato la filosofia, l’arte e la nozione di democrazia dell’antica Ellade; ove i Latini, discendenti dal fuggitivo troiano Enea, fecero di Roma la caput mundi; ove i primi Cristiani provenienti dall’Asia Minore non sfuggirono alle persecuzioni ma riuscirono ad importare e diffondere i Vangeli; ove i nomadi Longobardi adottarono il Diritto romano ed aderirono poi al Cattolicesimo; ove gli stessi “conquistatori” Arabi non poterono imporre la religione islamica ma c’insegnarono la loro numerazione. E ove i Vandali, che portavano solo inciviltà, furono debellati. Erano i secoli bui del paganesimo e del Medio Evo. Dovremmo arrenderci ora che abbiamo acquisito la “luce” della ragione e le regole del vivere civile? Egidio Todeschini
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