Garantire sicurezza non è xenofobia

Il decreto legge emanato dal nuovo Governo. Le ingiustificate accuse di alcuni ministri spagnoli che ignorano il malessere dei cittadini

  

Imperversa in Italia il dibattito sulle decisioni governative improntate a maggiore severità nei confronti dell’immigrazione clandestina e dei tanti crimini ad essa imputabili. Una presa di posizione del nuovo Governo che, nella prima seduta del Consiglio dei Ministri, ha emanato un decreto legge sulla sicurezza – che entra subito in vigore ma che dovrà essere confermato dal Parlamento - grazie al quale, tra l’altro, si potranno espellere gli stranieri senza permesso che commettono reati, condannare chi affitta case «in nero» ai clandestini ed arrestare chi guida ubriaco o sotto effetto di droghe, confiscandogli il mezzo. Il reato d’immigrazione clandestina sarà invece esaminato dalle Camere alle quali spetta anche decidere modi e tempi di ristrutturazione dei Centri di Permanenza Temporanea (Cpt), che dovranno trasformarsi in Centri di identificazione ed espulsione e dove gli stranieri senza permesso potranno rimanere fino a 18 mesi.

Provvedimenti che s’imponevano, dati i quotidiani episodi criminosi, a firma di un clandestino o di uno zingaro, che vanno dallo stupro alla rapina, dal rapimento di bambini all’omicidio, dai borseggi, anche ad opera di minorenni, al traffico di droga. Un elenco interminabile di reati, purtroppo, che genera insicurezza e paura nella popolazione italiana. E che solo la malafede o il pregiudizio ideologico non fanno cogliere. Alla maggiore protezione chiesta, il Governo ha risposto prontamente, anche a costo d’incorrere nelle accuse, del tutto infondate, di xenofobia e di scarso senso democratico, addirittura di un neo fascismo pronto ad emanare nuove leggi razziali e a rinchiudere i “diversi” nei moderni lager mimetizzati sotto il nome di Cpt. 

Certo, chi ha abbandonato il proprio Paese e la famiglia per cercare, nell’ipotetico paradiso europeo, quel sostentamento, per sé ed i propri familiari, che non aveva nella terra natia, spesso delinque per sopravvivere, se si ritrova senza lavoro e senza permesso di soggiorno. Il che è comprensibile ma non giustificabile. Mai, soprattutto se la criminalità è legata ad una tradizione culturale quale quella che caratterizza i cosiddetti “rom”, neologismo politicamente corretto per indicare gli zingari di etnia rumena ma non solo. Avvezzi a non lavorare, a vivere di sotterfugi, ad educare figli e bambini al furto e all’elemosina, ad ignorare le più elementari regole dell’igiene e a rifiutare ogni forma d’integrazione con il Paese ospitante. Da qui quel senso d’insicurezza che pervade gli Italiani e che li spinge, a volte, a farsi giustizia da soli, come successo recentemente nella periferia di Napoli. Reazione inaccettabile, d’accordo, ma motivata anche dal fatto che, in Italia, contrariamente agli altri Paesi europei, ad incrementare la criminalità contribuiscono fattori tutti nostri: l’ambiguità di alcune leggi, la bonomia di qualche giudice, i contrasti dei politici, il “buonismo” interessato del centrosinistra.

Ma non solo. Ad aggravare la situazione, concorrono fattori legati a cattive abitudini nazionali, quali il ricorso a mano d’opera straniera pagata in nero, il che inevitabilmente trasforma l’immigrato in clandestino; o l’affitto, sempre in nero e con un giro d’affari lucroso, di appartamenti nei quali questi poveri cristi convivono in condizioni igieniche miserevoli e spesso in situazione di sovraffollamento. Senza contare che, ad incrementare la paura degli Italiani e la loro domanda di più severità, concorrono anche i tanti casi di teppismo firmati dai bulli nostrani, i numerosi furti o omicidi commessi dai concittadini, le lungaggini e le incongruenze della Giustizia.

Occorreva porre un freno al dilagare della delinquenza, sia straniera che nazionale, ricorrendo all’aggravio delle pene, alla loro certezza e all’assunzione di quelle norme più severe che la situazione impone e che altri Stati, Svizzera compresa, hanno già adottate e che aiutano a frenare la delinquenza dei clandestini. Questo il risultato che il decreto legge testé emanato intende ottenere. Il che non significa andare contro la solidarietà sociale e l’aiuto a chi soffre, piuttosto, come ha auspicato il Card. Bertone, ad “essere fermi con coloro che si rendono protagonisti di reati e non accettano le regole fondamentali della convivenza”.

Come succede all’estero, appunto. L’Inghilterra considera reato l’immigrazione clandestina ed espelle immediatamente chi è privo di permesso di soggiorno; idem in Grecia ove la recidiva comporta un raddoppio della pena; la Francia può interdire per almeno 3 anni il rientro ad un espulso; la Germania detiene i clandestini nei Cpt per più di un anno; la Spagna espelle perfino gli immigrati regolari se disoccupati; il Belgio sta approvando leggi più severe in materia. Gli Stati europei possono, l’Italia no?

Inaccettabili, quindi, le accuse di razzismo che alcuni ministri spagnoli hanno insinuato, forse dimenticando che il loro Paese ha preso a cannonate le zattere dei migranti e ha eretto un muro lungo lo stretto di Gibilterra. Ancor meno quelle di neo fascismo che i nostrani eurodeputati di estrema sinistra hanno urlato nel Parlamento europeo. Il decreto legge mira ad evitare casi di delinquenti arrestati in Italia più volte e più volte rilasciati; a combattere lo spaccio di droga, gli omicidi, i furti, gli stupri, l’inquinamento igienico delle periferie, specialmente a Roma e a Napoli, ove l’eurodeputata Mohacsi, inviata da Bruxelles, ha trovato i campi rom in “condizioni tremende”.

L’Italia non ha saputo finora assolvere al compito istituzionale di garantire sicurezza ed ordine pubblico, rinunciando anche ai “soldi previsti dall'Ue per l'integrazione delle minoranze etniche” (è sempre la Mohacsi a dirlo). Era ora che s’incominciasse a farlo.

Egidio Todeschini

 27.5.2008