|
Spesso il bene di vivere ho incontrato Le cronache parlano di perversioni e violenze. Perso il concetto di amore per sé, per gli altri, per gli animali? No, la realtà è diversa
A sfogliare le statistiche o a leggere le pagine di cronaca, nazionale ed internazionale, c’è da deprimersi: come se non bastassero le guerre in Medio Oriente e il terrorismo incombente, gli incidenti accidentali ed i disastri naturali, la fame nel mondo e i regimi dittatoriali, siamo ormai quotidianamente confrontati con quel che sembra un imbarbarimento generale dei costumi, al quale diventa sempre più difficile reagire, non fosse altro per l’assuefazione che crea. Se ne ricava la sensazione che ovunque regni la cattiveria, a volte fine a se stessa. Istintivo pensare che i comportamenti umani siano ormai dettati dalla totale insensibilità nei confronti degli altri, di se stessi, dei valori nazionali, degli animali, della Natura. Pare che la parola “rispetto” abbia perso significato e che l’amore, quello vero, quello disinteressato, non esista più. Apri il giornale o ascolti la televisione e trovi sempre il resoconto di un’umanità che pare senza anima: omicidi, stupratori, gang giovanili, spacciatori di droga, piromani, ubriachi che provocano stragi sulle strade, bimbi avviati alla prostituzione, pacifisti a senso unico, infami che affittano tuguri ai clandestini, facendosi pagare a peso d’oro. Scopri pure che ormai si registra, nel mondo, un suicidio ogni 40 secondi; che sono ben 800.000 le persone che, in un anno, decidono di togliersi la vita per i motivi più diversi, a volte futili, a volte più gravi; che la percentuale è alta anche in Italia ove, a compiere il passo estremo, sono per il 14% ragazzi dai 14 ai 24 anni. I quali, evidentemente, hanno chiuso le porte alla speranza e alla fiducia. I notiziari parlano anche, soprattutto nei periodi di vacanze, di baruffe e d’incidenti stradali provocati da giovani che in discoteca hanno fatto le ore piccole, sbronzandosi di alcool, di stupefacenti, di musica ad altissimo volume. Spesso riportano anche il giudizio di alcuni esperti secondo i quali nei night, “grazie alla fittizia uguaglianza, all’anonimato, al conformismo e all’ubriacatura, i ragazzi riescono a vincere la paura del domani ed il male di vivere”. Sarà ma a che serve se, finiti i bagordi, si schiantano o litigano e magari uccidono? O diventano tossicodipendenti? Anche gli animali subiscono la malvagità imperante. A stare alle statistiche, sono 15.000 le povere bestie, solo in Italia, delle quali, ogni anno, si ricambia l’affetto e la devozione abbandonandole per strada perché impicciano durante le ferie. Poco importa se poi muoiono di fame o se procurano involontariamente gravi incidenti automobilistici! Neanche la Natura si salva, a giudicare dai tanti incendi dolosi nei boschi. Inutile negarlo, c’è da disperarsi a seguire i fatti di cronaca; pare di vivere in un mondo perverso nel quale si è perso il concetto di Dio e di umanità. Nel quale non esistono più i principali valori dell’esistenza: la rinuncia, l’autocontrollo, la disciplina, la coerenza, il senso di responsabilità, la generosità. Nel quale i soli valori che sembrano contare sono il prestigio, la ricchezza, l’adeguamento alle mode, il conformismo culturale, la libertà di fare il proprio comodo. Nel quale gli uomini assomigliano alle belve, se si lasciano guidare più dall’istinto e dalla malvagità che non dalla coscienza e dall’amore. Un mondo che ha eliminato la gioia di vivere, creando un vuoto psicologico che spinge alla droga e ad ogni forma di eccesso; che dà per scontato che Dio è morto. In realtà non è così. Il quadro di nefandezze dipinto dalla stampa esiste ma non è generalizzabile. Certo, i malvagi, i criminali, gli sfiduciati, gli egoisti ci sono: Caino non è nato oggi! Ma sono e restano, comunque, una minoranza. A dimostrarlo è la presenza, solo in Italia, di ben 26.000 associazioni di volontariato ove lavorano centinaia di migliaia di giovani e meno giovani, disposti a dare una mano, a regalare un sorriso, ad ascoltare, a condividere un dolore, ad incrementare la speranza, a consolare un prigioniero, a far giocare o curare un bambino. Persone delle quali la stampa parla solo se e quando un evento tragico, il rapimento o la morte, li colpisce. L’ultimo caso, il giovane Angelo Frammartino, ucciso con una coltellata a Gerusalemme. L’umanità non è morta, semplicemente non “fa notizia”. A meno che, a stimolare il cronista di turno, non salti fuori un nome famoso. E’ il caso di due personaggi ben noti per le loro fortune: Bill Gates, l’ideatore di Microsoft, ed il finanziere Warren Buffett, i quali hanno saputo coniugare affari e solidarietà, e dedicare, dopo anni di duro e geniale lavoro, se stessi ed il proprio ricavato alla beneficenza, oltre che educare i propri figli alla carità. A dimostrazione che è difficile ma non impossibile entrare nel Regno dei Cieli anche se si è “capitalisti”! Cosa hanno fatto? Il primo consacra ora tutto il suo tempo – ed il suo denaro – ad un’organizzazione privata, la Bill e Melinda Gates, finalizzata a combattere, specialmente nel Terzo Mondo, le malattie infettive e a diffondere l’istruzione negli strati sociali più poveri degli Usa. Il secondo ha deciso recentemente di offrire l’85% del suo patrimonio, qualcosa come 44 miliardi di dollari, all’amico Gates e alle iniziative umanitarie dei suoi tre figli. Due casi sporadici che non fanno testo? Non credo. Credo piuttosto che ve ne siano molti altri dei quali non sappiamo nulla. E sono convinto che, per convenzione, per un errato senso del dovere d’informazione, per la natura stessa della “cronaca” che si autodefinisce nera, la stampa dia rilievo alla criminalità e dedichi ben poco spazio a chi, silenziosamente, segue le regole dell’amore e del vivere civile. Senza rendersi conto di alimentare, così, quella mentalità utilitaristica, egoista e sfiduciata che poi descrive, e, peggio, d’incrementare quel mal di vivere che spinge tanti giovani a rifiutare la vita o ad inebriarsi con la droga e con l’alcool. Egidio Todeschini
|