Meno menzogne per vivere in pace

Il discorso di Benedetto XVI per la giornata della pace. Un appello agli uomini di buona volontà affinché seguano la via della verità 

Da sempre i popoli cercano la pace, senza trovarla. O la invocano, senza ottenerla. Basta sfogliare un qualunque libro di storia, antica, moderna o contemporanea, per trovarvi un interminabile elenco di conflitti, con tutto ciò che, in termini di morte e distruzione, di soprusi e vendette, di odii e rancori, ne è conseguito. Un’infinità di guerre, internazionali e civili, dichiarate e combattute a volte per motivi ideologici (razziali o di classe) o per smania di potere, a volte per ragioni apparentemente più “giuste”, quali la difesa dell’identità religiosa di una società o dell’autonomia di uno Stato o del valore della democrazia. Sempre, però, con il fatale risvolto di dolore, lutti, povertà e desiderio di rivincita. 

Continuiamo ad auspicarla, la pace, ma gli scontri, tra popoli o etnie diverse di uno stesso Paese, esistono ancora. E’ vero, a stare alle statistiche, decrescono: tra il 1989 ed il 2002 ne sono terminati quasi 100; nel 1992 se ne combattevano 50, nel 2003 ne imperversavano “solo” 29, nel 2004 sono scesi a 22 (non ho trovato dati sul 2005. Di certo in 36 Stati nel mondo esistono tuttora gravi motivi di contrasti che spesso sfociano in episodi di violenza e di belligeranza interna). Tuttavia non c’è da rallegrarsene più di tanto, sono ancora troppe. E troppe le motivazioni ingannevoli che le scatenano.

C’è invece da riflettere, magari più di quanto abbiamo fatto negli anni precedenti, sul testo del Pontefice redatto per la Giornata della Pace (Capodanno). Ha un sapore innovativo proprio perché invita a cercare la “verità” per sconfiggere la “menzogna” che trovasi alla base di ogni guerra. E’ un’interpretazione inedita ma teologicamente fondata delle realtà belliche che, tra l’altro, permette a Benedetto XVI di chiarire i motivi del suo opporsi a nichilismo e fondamentalismo (o fanatismo religioso).    

Per avvalorare la sua tesi, il Papa si rifà a quel peccato originale dei nostri progenitori, sottolineandone il rapporto di causa/effetto: la pace di cui Adamo ed Eva godevano nel Paradiso terrestre è stata violata dalla “menzogna” del serpente. L’alterazione della “verità”, prima trasgressione registrata dagli umani, persiste tuttora, alimentando fanatismi, razzismi, discriminazioni, furori ideologici, quindi conflitti.

La “pace”, dice il Santo Padre, “non è solo assenza di guerra”; è armoniosa convivenza dei singoli cittadini; soprattutto è “rapporto di verità degli uomini con Dio”. Rapporto che, in questo secolo, è alterato dalle falsità propagandate dai nichilisti, i quali non riconoscono nessun Valore assoluto, e dai fondamentalisti che invece accampano la pretesa di esserne i soli difensori. In questo modo, però, gli uni e gli altri trasmettono soprattutto disprezzo per l’uomo e per la vita, quindi per l’Essere Onnipotente del quale i primi negano l’esistenza, i secondi sfigurano il volto misericordioso.

E’ un discorso puramente di fede, quello del Papa, che tende a rinvigorire, nell’umanità scristianizzata, la figura di Dio; e a sollecitare, dalle popolazioni non cristiane, un sentimento di fratellanza. Condanna il terrorismo (nel quale “sono presenti motivazioni culturali, religiose ed ideologiche”, non solo economiche) e biasima il nichilismo. Soprattutto ne sottolinea tutte le “menzogne” sulle quali si basano: nel primo, il nessun valore della vita, propria ed altrui; la promessa di un premio nell’al di là; la presunzione di assecondare la volontà di Allah. Nel secondo, il sostenere quella totale parità di tutte le culture e di tutti i valori che inevitabilmente sfocia nella negazione di un’unica “legge morale”.

Benedetto XVI non si limita alle parole. Porta due esempi concreti delle conseguenze nefaste delle menzogne: solo la mistificazione della verità ha potuto, nel secolo scorso, alimentare “gli aberranti sistemi ideologici e politici” che hanno portato alla morte milioni di persone. Sono solo le falsità di alcuni musulmani, che si servono di una fallace interpretazione del Corano per realizzare quel sogno di potere cui aspirano, a dar forza al terrorismo che fa vivere l’Occidente nell’ansia e nell’inquietudine. Potremmo aggiungerne altri perché, purtroppo, l’elenco delle menzogne correnti è lungo. E, forse, nel nostro piccolo contribuiamo a divulgarle.

Il passaggio dal discorso teologico alla realtà politica attuale era inevitabile ed il Papa non se ne sottrae: invita infatti le comunità internazionali a “rilanciare il processo del disarmo”; carica una gravissima responsabilità – e qui è evidente il riferimento all’Iran, ma non solo – sulle “autorità che fomentano nei cittadini sentimenti di ostilità verso altre nazioni”; condanna “l’esaltazione esasperata delle differenze” tra popoli e nazioni; auspica un rinnovo “istituzionale ed operativo dell’Onu, che lo metta in grado di rispondere alle mutate esigenze del mondo”; esprime il suo apprezzamento per “i tanti soldati impegnati in operazioni di composizione dei conflitti”; ricorda che “in una guerra nucleare non vi sarebbero vincitori ma solo vittime”.

Per concludere, Benedetto XVI ritorna alla sua tesi di partenza, a quella “verità” sulla quale poggia il vivere pacifico. E, per rispondere alla domanda sul “chi e che cosa può impedire la realizzazione della pace”, cita ancora la Sacra Scrittura, laddove “mette in evidenza la menzogna pronunciata, all’inizio della storia, dalla lingua biforcuta”. Cioè dal diavolo. Raro trovare, dopo il Concilio Vaticano II, accenni al demonio in un testo papale. Il Pontefice ha avuto il coraggio di farlo. E anche questa è sicuramente una novità del suo discorso.
Egidio Todeschini

 

31.12.2005