Non sarà terrorismo ma è anticlericalismo
 Sconcerta la guerra dichiarata alla Chiesa. Insulti e minacce che possono spingere i sovversivi alla violenza.  Non sarebbe la prima volta

  

Mentre in Italia infuriava la polemica sulle battute satiriche lanciate contro le gerarchie ecclesiali da Andrea Rivera durante il concerto romano del I° maggio, mi sono chiesto: “Perché quel bel tomo se la prende solo con la Chiesa? Che sarebbe successo, in Italia e all’estero, se avesse ironizzato anche su Maometto?”.

Non è difficile trovare la risposta: basta rifarsi alla mentalità corrente. Ormai è di moda adeguarsi al conformismo che vuole, in nome della pretesa laicità dello Stato ed in contrasto con la sempre sbandierata “libertà di opinione”, mettere il silenziatore a Papa, Vescovi e Cardinali. Tanto da far pensare che, nella disunione politica che caratterizza l’attuale maggioranza, l’unico elemento che unifica, con poche eccezioni, il centro alle sinistre e ai radicali sia proprio l’anticlericalismo che vorrebbe proibire alla Chiesa di difendere i valori cristiani.

Ci si è messa a spararle contro anche l’Unione Europea che, il 26 aprile scorso, ha approvato una mozione, presentata da europarlamentari di Rifondazione comunista, Verdi e socialisti ma votata anche da esponenti della Margherita, tra i quali Vittorio Prodi, fratello di Romano, con la quale si accusa di “omofobia” il neo presidente della Cei, Mons. Bagnasco; si condannano “i commenti discriminatori formulati da dirigenti religiosi, in quanto fomentano odio e violenza”; si stigmatizza “la paura e l’avversione irrazionale nei confronti della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender)” delle gerarchie ecclesiastiche. E’ la stessa Unione che, in occasione del rinnovo della Commissione di Strasburgo, promosse un processo politico contro Buttiglione reo di non condividere l’orgoglio dei gay. Che però, guarda caso, ha accolto con sovrana indifferenza – come pure gran parte dei politici nostrani e della stampa - il recente “permesso” concesso dall’Onu alla Nigeria di “lapidare gli omosessuali”.

E’ quanto basta per dare risposta pure alla seconda delle mie domande: se Rivera si fosse permesso di beffeggiare anche la religione islamica, sarebbe successo non solo il finimondo nei Paesi musulmani che non accettano critiche, tanto meno sberleffi, ma avrebbe suscitato, da noi ed altrove, un coro di proteste e di condanne. Che invece sono praticamente mancate nel centrosinistra, se si escludono quelle dovute del Capo dello Stato e di Prodi, a conferma dell’esistenza di una diffusa mentalità anticattolica che si accompagna alla convinzione che dell’omosessualità, ormai, si deve solo parlar bene. E ciò per il semplice motivo che, per certa sinistra, la libertà di opinione è sacrosanta e la discriminazione sempre riprovevole, purché l’opinione sia conforme all’ideologia da essa sostenuta e la discriminazione non penalizzi chi la pensa allo stesso modo.

Sta di fatto che Rivera è passato dal quasi totale anonimato ad un’improvvisa notorietà fatta di applausi, interviste televisive e giornalistiche. Che importa se, facendosi beffe della Chiesa e dei suoi principi morali, abbia offeso milioni di cattolici! Che importa se, esprimendosi in quel modo, abbia messo soprattutto in luce la sua ignoranza storica. Che importa se, con le sue buffonate, può solleticare lo spirito violento di qualche malintenzionato! L’essenziale è che ribadisca un giudizio corrente, anche se irrazionale, soprattutto incolto.

Forse ha esagerato il giornale del Vaticano, l’Osservatore Romano, a definire terrorismo i vili attacchi contro il Pontefice di quel comico (che di comico ha solo il nome) per aver dichiarato: “Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta”. O per aver stigmatizzato “che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana. E’ giusto così. Assieme a Gesù Cristo non c’erano due malati di Sla, ma due ladroni”.

Più che parole da terrorista, sono giudizi da illetterato che non sa niente dell’evoluzione storica della Chiesa; sono rimbrotti di chi ignora che Cristo ha insegnato ad amare e a condannare il peccato, non il peccatore. Sono sparate di chi conta su facili ovazioni. O, per dirla con Ernesto Galli della Loggia (Corriere della Sera, 3 maggio) sono convinzioni di chi “ha, dalla sua, un’arma forte, l’ideologia. Che fa credere di essere dalla parte giusta, che vieta ogni esame di coscienza, che unisce a molti altri giovani che la pensano nello stesso modo, senza bisogno di tanti interrogativi”.  

Interrogativi che, invece, dovrebbero far riflettere sul peso degli insulti e delle minacce rivolti all’Arcivescovo Bagnasco e, a Palermo, allo stesso Pontefice “da mettere al rogo”; sulla pericolosità della dottrina che spinge ad imbrattare le pareti delle chiese o a danneggiare le statue dei Papi; sulla gravità dell’istigazione a delinquere rappresentata dal proiettile fatto pervenire in busta anonima al Presidente della Cei; sulla conseguente necessità di metterlo sotto scorta delle forze di polizia, cosa mai accaduta prima, “neanche durante il fascismo, l’occupazione nazista, il terrorismo; neanche nei territori di mafia, ‘ndrangheta e camorra”, come ha ricordato Cossiga.

Certo, non sono da terrorista le frasi pronunciate da Rivera. Ma si sommano al silenzio che si vorrebbe imporre alla Chiesa e ai cattolici su questioni, come le coppie di fatto, il matrimonio tra gay, la fecondazione assistita, l’eutanasia, aborto eccetera, che coinvolgono più la morale che non la politica; si aggiungono all’ipocrisia di chi, come Bertinotti, contesta l’exploit pseudocomico partito dal palcoscenico romano ma non ha nulla da obiettare alla mozione anticattolica sottoscritta a Strasburgo; soprattutto si riallacciano ad altri episodi, malauguratamente italiani, che hanno visto, a conclusione di reiterate critiche altolocate, l’uccisione a tradimento di personaggi “dissociati”, come i giudici Falcone e Borsellino o il giusvalorista Marco Biagi, il sindacalista D’Antona e tanti altri prima di loro. 

E’ significativo che, dallo stesso Vaticano, sia arrivato, per bocca del Card. Bertone, l’invito a darsi tutti “da fare per disinnescare le tensioni e per ricreare le condizioni per un dialogo sereno”. Necessario per ritrovare l’armonia nazionale e porre per sempre fine al terrorismo e a quella insurrezione invocata da chi predica la pace ma semina odio e violenza.

Egidio Todeschini

11.5.2007