Questa guerra era proprio necessaria?

Gli orrori e le incertezze del conflitto in Iraq. Inevitabile lo scontro tra coscienza cristiana e ragioni politiche. Tesi ed antitesi per formarsi un giudizio.

L'influenza dell'antiamericanismo

Dopo tre e più mesi di polemiche e parole siamo arrivati al fatto tragico della guerra. In Iraq, mentre scrivo, già da 7 giorni si combatte, si soffre, si spera e si muore e nulla lascia pensare che il conflitto si risolva in fretta. Si svolge in terre lontane, di cui magari avevamo dimenticata la geografia, ma entra prepotentemente nelle nostre case, ventiquattr'ore su ventiquattro, dal video e dai giornali. Vediamo ed ascoltiamo. Commenti e bombe. Immagini e missili. Prigionieri e feriti. Smentite e mitragliate. Si alternano, o forse si sommano, i fragori del conflitto e i rumori della cronaca e della propaganda. Parlano di fuoco e fiamme, di morte e distruzione, di eroismi e vigliaccherie, di dolore ed esultanza, di polemiche e speranze, di certezze ed illazioni. Doveva essere una guerra lampo. E pareva una partita impari, ingenti forze ed armi "intelligenti" e micidiali da una parte, dall'altra un esercito più o meno allo sbando, con soldati se non disarmati, quanto meno desiderosi di liberarsi del regime che li opprime. Invece si prospetta più lunga del previsto e meno "facile" la vittoria.
  L'orrore ci invade e suscita dubbi: si doveva proprio fare, questa guerra? Erano realistiche le alternative ipotizzate per disarmare l'Iraq e detronizzare il tiranno di Bagdad? L'Onu è veramente l'organismo internazionale, democratico ed efficiente, senza il beneplacito del quale un conflitto diventa illegale? Gli Usa l'hanno voluto, preparato ed ora attuano lo scontro bellico per mire colonialistiche (qualcuno dice imperialistiche!) ed avere il dominio del petrolio o, in via preventiva, per evitare un altro 11 settembre? E Francia, Russia e Cina che hanno opposto il veto, sono più "pacifisti" o hanno difeso interessi nazionali? Tante domande ma tante anche le risposte contraddittorie che ci vengono offerte, e qualcuna menzognera; e c'è l'invocazione alla pace del Papa ed il suo richiamo al giudizio di Dio per chi la infrange. Difficile raccapezzarsi, difficile scindere fede cattolica e convincimento politico.
  Il commediografo latino, Terenzio, diceva: le opinioni sono tante quante sono le teste. Perché ciascuno interpreta la realtà alla propria maniera, in funzione del carattere, del credo religioso, degli ideali politici, delle simpatie personali, dell'idea che si è fatta basandosi su quello che sa. O che crede di sapere. E che magari non è vero o è vero solo in parte. E, dopo aver interpretato, a volte si resta indecisi, combattuti tra una verità repellente, per esempio i misfatti di Saddam, ed il rifiuto della guerra per ciò che essa comporta in distruzione e morte.
  Per chiarirsi le idee occorre mettere a confronto tesi ed antitesi, il pro e il contro, cercando di distinguere il vero dal falso, il pragmatico dall'ideologico, se non addirittura dall'utopistico, scartando a priori il pacifismo di chi dice no alla guerra "senza se e senza ma", di chi proclama "né con Bush né con Saddam", di chi oggi chiede in piazza la pace ma non si ribella e non si è ribellato per le atrocità commesse in Cecenia piuttosto che nel Sudan, nel Tibet o in Cambogia, o nella cinese piazza Tiennhamen. Questi non parlano in difesa della dignità umana ma per antiamericanismo – lo ammette anche Prodi -, di matrice sovietica o antiglobale.
  Cosa dicono gli alleati, comunque i sostenitori degli Usa? Che la loro è guerra al terrorismo invisibile, eliminabile solo colpendone le strutture di sostegno là ove si fabbricano armi. Che punire preventivamente uno "Stato canaglia" serve da deterrente. Che, se è vero che non è provato il rapporto tra Iraq ed Al Qaeda, né il possesso di armi micidiali da parte di Saddam, non è provato neppure il contrario. Anzi che non è provabile, perché le armi chimiche e batteriologiche sono facilmente nascondibili. Che fermare Saddam significa togliergli il controllo del mondo arabo (sappiamo che ha invaso l'Iran integralista, occupato il Kuwait, massacrato gli sciiti del Sud, "gasato" il Kurdistan e sovvenziona ancora l'Intifada palestinese). E che l'Onu non è quell'organismo morale e democratico al quale solo compete dichiarare le guerre.
  Ognuna di queste teorie ha la sua antitesi che a loro volta può generare altre obiezioni. La guerra americana, dicono gli oppositori, è per il dominio del petrolio e Bush ha interessi personali nel settore. Che il concetto di "guerra preventiva" non esiste nel Diritto internazionale ed è pericoloso, chiunque potendosene poi avvalere per motivi di pura aggressione. Vero. Ma il Diritto internazionale non è statico e difficilmente uno Stato vilmente aggressore troverebbe alleati.
  Sì, dicono i contrari alla guerra, ma per disarmare Saddam bastava dare tempo all'Onu e alle sue risoluzioni, come ha ripetutamente chiesto la Francia. Già, la Francia. Siamo sicuri che non parli per mania di "grandeur", soprattutto per difendere i propri interessi. Sarà un caso, ma quando Saddam nazionalizzò i pozzi petroliferi, riconobbe solo alla Francia (e parzialmente alla Russia) il diritto di mantenere la gestione di quelli già in suo possesso. Quanto all'Onu, è veramente struttura morale ed efficiente? Le "risoluzioni" disattese dal raìs, che ha perfino scacciato gli ispettori internazionali, sono già 16. Perciò ha sancito e mantiene ancora le sanzioni. Però in 10 anni non ha raggiunto lo scopo, se perfino Kofi Annan teme il prossimo uso di armi chimiche irachene, finora non utilizzate grazie al "messaggio" deterrente di Chirac ("qualora le usasse, la Francia entrerebbe in guerra"). Tuttavia, si sostiene, occorreva il suo beneplacito per attaccare l'Iraq. Giusto. Ma non c'è stato neppure a sostegno del conflitto contro la Serbia di Milosevic, grazie al "veto" della Russia. E Milosevic oggi è sotto processo all'Aia. E dov'è la democrazia di un organismo che, su 189 membri, riconosce un diritto di veto, che equivale al diritto del più forte, solo alle 5 Potenze che nel 1945 vinsero la Guerra? Va modernizzata ma non stravolta, tanto meno disattesa, ammettono i suoi sostenitori. Ma sembra affermazione da cane che s'insegue la coda, perché ogni modifica si scontrerà proprio contro quel potere di "veto" di chi ce l'ha e non lo vorrà perdere.
  Potrei continuare con i pro e con i contro. Sufficienti comunque per comprendere quanto sia difficile avere una granitica certezza sull'opportunità o meno del conflitto armato e sulla validità o meno di alcune affermazioni. Ma l'incertezza, sulla legittimità, sui tempi, sul numero di morti e di danni, sui risultati, è tipica di ogni situazione bellica. Possiamo solo sperare – e pregare – che, visto che è stata dichiarata, dia i migliori frutti possibili. Fossero anche solo in termini di libertà e di democrazia per gli Irakeni.

 

Egidio Todeschini