I figli-padroni tra sesso e bullismo

Poco confortante l’ultimo rapporto Eurispes sulla gioventù moderna.

Troppa permissività dei genitori e troppi esempi negativi dalla società

 

 Da un recente comunicato Ansa apprendiamo che “nelle case italiane spadroneggiano i figli: bambini ed adolescenti che hanno genitori timorosi che eccedono in permissivismo. Lo rileva il rapporto annuale Eurispes, realizzato con la collaborazione di Telefono Azzurro, che parla di “pedofobia” (paura dei piccoli NdR) e stila un atto di accusa ai genitori: troppo impegnati, rientrano a casa stanchi, eccedono nell'essere accomodanti fino a rasentare l'indifferenza. A fronte di un figlio-padrone c'è un genitore permissivo, incapace di stabilire regole e di farle rispettare”.

Avvilente l’ultimo resoconto presentato dall’Eurispes, centro autonomo d’informazione ed orientamento dell'opinione pubblica. Mette in evidenza un dato di fatto che, purtroppo, non appartiene solo al nostro Paese e che ho già più volte rilevato e commentato. Speravo tuttavia che si trattasse di mentalità diffusa ma non maggioritaria, cui la stampa dà un rilievo tale da spingere ad una generalizzazione. Purtroppo invece m’ingannavo. Il rapporto Eurispes non parla solo di bambini sempre più tecnologici, il che sarebbe positivo se non «enfatizzassero l'immediatezza e il presente”, senza un’idea del futuro né prospettive. Porta statistiche tutt’altro che consolanti sui “figli padroni”, avallate da due indagini svolte in 52 scuole. Ne esce un “identikit del bambino” tra i 7 e gli 11 anni e quello dell'adolescente dai 12 ai 19 anni, che - dice il Presidente Eurispes, Gian Maria Fara - ritrae una “now generation”, cioè una generazione portata al “tutto e subito”, con conseguente crescita dell’intolleranza nei confronti dei coetanei, dei professori e dei genitori. Da qui l’invito accorato di “restituire centralità ai valori e al ruolo pedagogico della famiglia”. E, aggiungerei io, della scuola, della televisione, dei politici e, perché no, della Giustizia.

Per comprendere la gravità del fenomeno, basta indugiare su alcuni dati del rapporto. Dal quale si apprende che il 50% dei giovanissimi possiede un cellulare, ritenuto “indispensabile” dall'11,8% degli intervistati; che il 30% dichiara di “non poter rinunciare alla Tv”, il 20,2% alla Playstation; che la prepotenza si fa strada anche tra di loro, sia pure in percentuali minime ma da non sottovalutare: solo il 3,2% di essi ammette di compiere atti di cyber-bullismo inviando alle vittime materiale offensivo o informazioni false.

Un’emancipazione che cresce con l’età. L’87% degli adolescenti, infatti, ritiene di poter liberamente decidere sulle future scelte lavorative e l’85,3% sul modo di vestire; l’84% si dichiara libero di scegliersi gli amici e l'81,9% l’indirizzo scolastico. Con gli anni si attenua la passione per la Tv, scalzata dal telefonino e dal computer (il 78,1% naviga regolarmente in rete); aumentano i casi di bullismo: il 35,6% dei ragazzi dichiara di subire provocazioni e prese in giro, il 25,8% di ricevere offese e il 19,1% brutti scherzi. E diminuisce il colloquio con i genitori ai quali non raccontano più molto della loro vita quotidiana.

Il tutto in nome di una libertà che però li vede schiavi delle mode. Come quella della “sniffata” che, a stare ad un’indagine della UE, mette gli adolescenti italiani ai primi posti (il 44,3%). O quella dello shottino, la “sparata in gola” di un superalcolico, prima di entrare in discoteca. O l’altra del botellon, cioè il ritrovarsi, con una bottiglia di vino o di alcolici, in un gruppo pronto a condividere, oltre alle bevute, giochi, musica improvvisata, chiacchiere e magari atti di teppismo. In effetti, dal rapporto emerge che il 49,3% dei ragazzi si ubriaca qualche volta, l'11,3% spesso e l'1,8% tutti i giorni. Trincano meno ma iniziano prima dei coetanei stranieri: a 12,2 anni contro i 14,6 della Ue. Non è un caso se, annualmente, ne muoiono 2.500 in incidenti stradali legati ad eccesso di alcool.

Inevitabile che, tra sbronze ed adeguamento alle mode, decada il senso del pudore. Lo si nota nell’abbigliamento femminile, ma soprattutto nelle esperienze sessuali che, per il 75%, iniziano tra gli 11 e i 13 anni (secondo la Sip, Società italiana di pediatria, tra i 12 ed i 14 anni). Per puro piacere, non per passione, se solo il 49,1% vede la sessualità come simbolo di amore: aumentano infatti i rapporti occasionali, passando dall’82% del 2002 al 92,3% del 2007. Neanche le bambine si sentono in colpa per questo, neppure quando fanno le “baby squillo” perché obbligate o per aiutare “il compagno” che deve pagarsi i debiti del gioco d’azzardo. Nessuna titubanza nemmeno ad immaginare un futuro “da velina, cubista, show girl o ballerina” o a spendere molti euro, ogni sabato pomeriggio, nelle discoteche per ragazzini (solo a Milano ce ne sono due!) dove vanno a ballare e a “fare l’amore”.    

Ovvio, a papà e mamma non lo dicono, “tanto, mica rubiamo o ammazziamo”. Però chiedono i soldi, facendo aumentare le spese in famiglia ove, in media, un figlio costa 2.887 euro al mese! Uno standard di vita ai quali i genitori non sanno ribellarsi ed infatti l’Eurispes muove, nei loro confronti, un atto d’accusa benché riconosca che “sono sempre più spesso soli, hanno meno tempo per i figli e meno supporti da parenti ed amici”; non solo: che sovente sono “alla ricerca spasmodica del secondo ed anche del terzo lavoro”. Troppo impegnati, rientrano a casa stanchi ed eccedono nell’essere permissivi: da una parte c’è un figlio-padrone, dall’altra un padre o una madre timorosi di possibili reazioni aggressive, quindi incapaci di stabilire regole e di farle rispettare, e convinti che si tratta “di piccoli capricci cui non conviene opporsi». Ma non si rendono conto che, così, i figli crescono insicuri e con un gran vuoto esistenziale ed affettivo.

Da qui il bullismo. “Il bullo è un debole che per sentirsi forte ha bisogno di evidenziare la debolezza altrui”. Vittima è un altro debole, “l'emarginato, il timido o il secchione”. A dirlo è uno psicologo che incolpa di ciò gli insegnanti “assenti o distratti”. Certo, la scuola, come i genitori, non educa più; ed alcuni magistrati ci mettono del loro, allorché condannano il docente o il padre “troppo severo”. Anche la televisione ha le sue responsabilità, come rileva il Capo dello Stato, quando “mostra brutture e violenze” che i ragazzi non dovrebbero vedere. O quando indugia su oscenità, invita a facili guadagni, solletica il protagonismo e favorisce il nepotismo. Come fanno molti politici capaci solo d’impinguarsi le tasche, di trasformarsi in star, di violare la morale, di favorire amici e parenti.   

Non è un bell’esempio quello che la società attuale dà ai giovani sui quali poggia il futuro del Paese. Ai quali, però, se continuano così, mancheranno senso di responsabilità e capacità decisionali. E’ il caso, invece, di rendersene conto e di prendere in tempo provvedimenti.

 Egidio Todeschini

22.11.2007