Festa di Risurrezione per la nostra vita

La società attuale esprime mille contraddizioni che inquinano il nostro modo di vivere e di pensare. Il significato salvifico della Pasqua

 

 E’ veramente una strana epoca la nostra. Vi si trova di tutto ed il contrario di tutto: la globalizzazione che mette a contatto culture diverse e l’isolamento dell’individuo che si chiude nel guscio di un web; l’esaltazione della libertà di opinione cui fa riscontro la condanna di chi non si adegua alle idee ritenute “politicamente corrette”; l’apertura al multiculturalismo che si accompagna al generalizzato rifiuto del “diverso”; l’assenso alle regole imposte dalle diverse religioni ma il rigetto di quelle cristiane.

C’è contrasto anche tra la difesa della vita e il disinteresse intorno alla morte. Infatti la scienza e la ricerca dell’uomo, i progressi della medicina e della chirurgia, le tecniche dei trapianti, le cure per ringiovanire i tessuti, tendono a prolungare la vita umana e ad abbassare la mortalità infantile. Eppure, proprio in questa società germogliano oscuri fermenti di morte e di dissoluzione; restiamo indifferenti di fronte ai grandi eccidi di tante popolazioni; chiediamo l’aborto libero, il diritto all’eutanasia e al suicidio assistito; ogni festività è una strage sulle strade.    Sono contraddizioni che registriamo un po’ ovunque, in politica ed in famiglia, in Italia e all’estero, tra la gente comune e i personaggi noti, nelle metropoli e nei piccoli centri urbani; che caratterizzano l’esistenza al punto che non ci si accorge neppure che il nostro modo di vivere ha poco del vero cristiano; che non fanno cogliere l’assurdità di elevare l’uomo al rango di un dio-padrone libero di violentare la Natura e le sue leggi; che spingono ad accettare tutto ciò che è, o sembra, moderno e piace, anche se ciò contrasta con la morale, con la dignità dell’essere umano e con la cultura tramandataci nei secoli.

Tante contraddizioni che viziano il nostro modo di pensare ma sulle quali è doveroso riflettere, per prepararci alla Santa Pasqua. Che si festeggia ma dimenticando il significato della Passione, Morte e Risurrezione del Cristo. Certo, si mantengono ancora le tradizioni, ma probabilmente non ci si domanda perché sono nate, cosa significhino, cosa devono ricordare. Non si collega la colomba pasquale al suo valore specifico di “pace”, quella siglata da Dio con gli uomini; non si associa l’agnello al corpo innocente di Cristo sacrificatosi per noi; non si pensa che l’uovo con la “sorpresa” simboleggia il dono della vita eterna che Gesù ci offre con la sua Risurrezione.

Sembra che la società del terzo millennio non sappia ancora affrancarsi dagli errori di Adamo, anzi li ingigantisca. Che sottovaluti quel messaggio di speranza che ci viene dalla Pasqua, parola di origine ebraica che significa “passaggio”, cioè trapasso dalla morte ad una nuova vita; cammino dalle tenebre del peccato alla luce della redenzione; evoluzione dall’estraneità degli uomini alla trasformazione in “figli di Dio”, quindi fratelli. Sembra che non comprenda il valore di quel “comandamento nuovo” (Gv 14,34) che Gesù lascia agli apostoli e a tutti noi, di amarci l’un l’altro “come io ho amato voi”, dimostrando il suo amore con la sofferenza del Calvario e la Risurrezione, per dare a tutti la speranza della vita eterna.

Ecco cos’è la Pasqua: è invito alla speranza e promessa di salvezza. Purché lo si voglia, purché si facciano propri gli insegnamenti del Signore, purché s’impari ad amare e credere nel Cristo Dio che risorge e vince il male e la morte. Pasqua è credere che dipende anche da noi, da ogni singolo uomo, riuscire a ridurre, se non proprio ad eliminare del tutto, i macigni delle in­giustizie, delle malat­tie, della perdita dei valori e delle stes­se radici della nostra storia e della nostra fe­de. E’ sperare, nonostante i nostri fallimenti, di poter sempre ricominciare a camminare sulla strada che porta non al buio della tomba, ma alla pienezza della vita.

Spesso rischiamo di essere inconsciamente travolti dalla mentalità del mondo moderno ove il denaro, il prestigio, il potere ed il piacere diventano divinità di quel paganesimo che trasforma in dio le nostre voglie e il nostro egoismo. A volte ci definiamo cristiani ma accettiamo passivamente la clonazione e l’inseminazione artificiale o chiediamo allo Stato il diritto al divorzio, all'aborto, alle coppie di fatto o omosessuali; restiamo indifferenti di fronte al divario tra ricchezza materiale e povertà morale o trasformiamo le festività religiose, Pasqua compresa, in occasione di svago, di viaggi, di spese futili, magari di bagordi. Succubi di quella secolarizzazione che è anche “superbia della ragione”.

Per questo il Papa nella sua ultima enciclica “Salvati dalla Speranza” afferma che non è la scienza che redime l’uomo, per convincerci che certi aspetti del mondo moderno sono diaboliche tentazioni, come quelle alle quali cedettero Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, diversamente da Gesù che, nel deserto, trasse dalla parola di Dio la forza di resistere alle lusinghe di Satana. Una differenza notevole, quella del "giardino" vivo e tranquillizzante che l'uomo trasforma in "deserto" sterile e desolante, a dispetto della sua intelligenza, la quale dovrebbe farci ricordare che solo in Cristo troviamo un futuro migliore ed insegnarci ad uscire dai tanti controsensi della nostra società.

Egidio Todeschini

 15.3.2008