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Questa volta meglio non votare Scarsa e subdola l’informazione sui referendum del 12 giugno. Far vincere il “sì” significa autorizzare ad uccidere un essere vivente
Lo confesso, sul prossimo appuntamento referendario ho cambiato idea. Nello scorso gennaio sostenevo su queste colonne che “non votare è inopportuno, perché il referendum è forma insostituibile ed efficace di democrazia”. Inoltre scrivevo che “poche volte come in questo caso esso rappresenta il barometro della coscienza morale degli Italiani”. Ora invece mi sono convinto che ponevo troppa fiducia nei mezzi d’informazione e nell’onestà concettuale di filosofi, scienziati e politici. Ho capito che, quando mi chiedevo se non era “il caso di coinvolgere i cittadini; di appurare cosa veramente pensino in materia; di spiegare le ragioni del sì e del no e d’invitare a decidere secondo coscienza”, confidavo nella divulgazione di notizie obiettive, di ragionamenti pacati, di un legittimo scambio di opinioni basate su scientifici dati di fatto, non su ideologiche prese di posizione. Non c’è stato niente di tutto ciò, perciò non voterò. Una scelta, la mia, che non è per ubbidire all’invito a disertare le urne, rivolto dal Card. Ruini e da altri prelati. Piuttosto perché è mancata un’informazione corretta: non è un caso se, secondo un recente sondaggio, solo il 19,8% degli Italiani dichiara di conoscerne bene gli argomenti. Di per sé complessi, ma resi ancora più ostici dai tanti distinguo, dai pareri contrari degli scienziati, dalle eccessive incertezze, dai troppi “diritti” – alla prole, alla salute, ai figli “sani”, ecc. – invocati a vanvera ma sempre a danno di un povero essere innocente, il concepito. E sempre senza fare una distinzione tra ciò che è moralmente giusto e ciò che è solo scientificamente possibile. Perfino le schede che ci sono state consegnate in questi giorni sono sibilline. Ne riporto una ad esempio: “Volete voi abrogare l’art. 9, comma 1, limitatamente alle parole “in violazione del divieto di cui all’art. 4, comma 3?” Bravo chi ci capisce qualcosa! Certo, se n’è parlato nelle ultime settimane. Ma per lo più in termini di “scontro”, spesso fasullo. Si è fatto appello al credo politico degli elettori, inventando un braccio di ferro tra destra e sinistra, che non esiste, visto che la scelta del sì, del no o dell’astensione è trasversale. Si è tirato in ballo l’antagonismo tra clericali e laici, dipingendo i primi quali “sudditi” di una Chiesa “retrograda ed integralista”: il che non è vero, perché la legge 40 in questione, pur contenendo elementi positivi (fissa regole chiare, colmando una lacuna legislativa, e riconosce l’embrione come soggetto “portatore di diritti”) non è per nulla “confessionale”. Qualcuno, come Michele Ainis su La Stampa, si è inventata persino una violazione alla norma costituzionale (art. 48) che sancisce il “dovere civico” del voto, per dimostrare che l’assenteismo nelle consultazioni referendarie è “un trucco”, peggio, “una frode della Costituzione”. Ed è una bufala, perché la stessa Costituzione, articolo 75, lo ammette, riconoscendo validità all’esito referendario solo se “ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto”, come dire se si è raggiunto il famoso “quorum” del 50%+ 1 di votanti. Ai promotori dei referendum (Radicali, Verdi ed estrema sinistra) non va che la procreazione assistita sia consentita solo ai coniugi e tirano in ballo la “libertà di scelta” di chi vuole diventare genitore: dimenticano però il diritto di un bambino a sapere di chi è figlio. Fanno appello all’equità (“la legge è ingiusta perché i ricchi possono recarsi all’estero, i poveri no!”) ma non si chiedono se sia moralmente accettabile trasformare la filiazione in diritto egoistico dell’individuo. Invitano a non frenare i progressi della scienza (“la coltura delle cellule staminali permette di guarire malattie altrimenti penalizzanti e/o letali”), tuttavia omettono di dire che ciò significa usare l’essere umano implicito nell’embrione come “strumento”; che le cellule staminali si possono anche ottenere dall’organismo adulto, senza bisogno di manipolare l’embrione umano; che la fecondazione eterologa (in cui si chiama in causa un donatore di seme esterno alla coppia) mira anche a dare la possibilità di avere figli a coppie di lesbiche, con tanti saluti al bene del bimbo che nascerà in simili condizioni. Liberissimi di pensarla come vogliono, questi signori. Ma non imbroglino gli Italiani e li lascino liberi di decidere se convenga disertare le urne. Senza contare che votare significa obbligare lo Stato a versare quel milione di euro (due miliardi di vecchie lire!) che va, per legge, ai promotori dei referendum, qualunque sia il risultato, purché il quorum sia raggiunto. Dicano piuttosto la verità: che la legge 40 si allinea con quelle esistenti in altri Paesi occidentali, tra i quali Norvegia, Germania e Austria; che l’embrione è un essere vivente e che la vita inizia con il concepimento; che ad affermarlo non è solo la Chiesa ma la Scienza stessa; che esistono ancora notevoli dubbi sull’effettivo utilizzo delle cellule staminali a fini terapeutici; che, su 100 embrioni ibernati, 30 muoiono ma non si sa quanti, dei rimanenti, possano essere deteriorati; che selezionare gli embrioni o destinarli alla ricerca vuol dire ucciderli. Che differenza ci sarebbe tra noi e i nazisti che eliminavano nei lager gli indesiderati e i malformati? Che coerenza c’è nel chiedere l’abolizione della pena di morte ma acconsentire alla soppressione di un essere vivente solo perché malato? O alla sua distruzione per curare un altro? E che logica c’è nel rifiutare il mais geneticamente modificato (OGM), ma battersi per poter applicare la stessa tecnica scientifica ad un figlio? Non voterò, così contribuisco a mantenere la legge attuale, con quei divieti che almeno limitano il precedente Far West della fecondazione assistita. Egidio Todeschini
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