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La giornata della famiglia lascia il segno Non è stata una manifestazione politica ma etica e culturale. Gli insulti mascherati di democrazia dei massimalisti. Le parole del Papa
“E’ stata una testimonianza rispettosa e gioiosa sul valore della famiglia”. Con questa sola frase, Mons. Bagnasco commenta il “Family day” che ha portato a Roma un milione di persone e moltissimi politici, anche dell’attuale maggioranza. Poche parole ma ricche di significato, quanto basta per far comprendere a chi di dovere che non è solo la Chiesa a chiedere rispetto per il valore, naturale prima che religioso, del matrimonio bensì la gente comune. Praticante o meno che sia. Un’attitudine pacata e riservata, quella dell’Arcivescovo, che contrasta – e non poco – con gli insulti violenti che sono stati rivolti, guarda caso in nome della laicità e della democrazia, a lui e al Pontefice. Accusati, tra l’altro, di “fondamentalismo talebano” (Pannella); di promuovere “in ogni modo, attraverso i mass media più conformisti e le forze politiche più arretrate, una visione angusta e cristallizzata della famiglia” (Tranfaglia, sull’Unità), di “invadere la sfera politica del Paese” (le donne di Rifondazione Comunista e dei Verdi firmatarie, a Bologna, di una nota di protesta); perfino di negare “i diritti alle persone” (la socialista Pia Locatelli). Forse non si sono accorti, i tanti detrattori, che è un “laico”, non un prelato, il sindacalista Pezzotta a stigmatizzare a Roma: “Non possiamo essere applauditi quando ci schieriamo contro la guerra, contro la fame nel mondo, contro la pena di morte, quando ci impegniamo per l’economia civile e per la giustizia sociale ed essere considerati oscurantisti quando vogliamo valorizzare la famiglia”. E non hanno percepito che è una “laica”, non una suora, la giornalista, ex radicale ed ex militante del Movimento di liberazione della donna, l’Eugenia Roccella che rileva: “Non siamo qui a esibire le nostre famiglie, a ritenerci superiori a qualcuno o a giudicare gli altri. Le nostre famiglie sono come tutte le altre: belle, brutte, così così: famiglie in cui si litiga, in cui si soffre, magari non ci si capisce, e che qualche volta si rompono. Ma sono preziose in ogni caso, perché…attraverso la famiglia non si trasmette solo il patrimonio, ma soprattutto cultura, fede religiosa, tradizioni, lingua, esperienza”. Se Pezzotta mette in evidenza l’ipocrisia di chi riconosce la libertà d’opinione solo in funzione di quel che si dice, è la stessa Roccella a registrare altre contraddizioni. Nota infatti che chi sostiene che la famiglia è istituzione vecchia e superata, chiede poi “di poterla imitare, di replicarne qualche regola o rituale. Chi rifiuta il matrimonio e critica l’idea che l’amore possa essere riconosciuto dal cosiddetto “pezzo di carta” è spesso la stessa persona che pretende almeno un mezzo riconoscimento pubblico, una firma sul registro, insomma proprio il famoso pezzo di carta”. In effetti, c’era più coerenza e democrazia nella massa di persone, non politicamente schierate, confluite in Piazza San Giovanni per dire che buona parte degli Italiani si oppone alla deriva laicista e relativista dei nostri tempi, che invece alcuni esponenti del Governo e della maggioranza favoriscono. E ha un bel sostenere, Bertinotti, che quella gente rappresenta solo una minima parte del popolo. A contraddirlo ci sono i sondaggi dai quali si apprende che, nel giro di un paio di mesi, i contrari ai Dico sono aumentati, diventando maggioranza. Non certo perché strumentalizzati “da vescovi e papa”, come, dimenticando le maiuscole, commenta su internet un contestatore! Più probabilmente perché, acquisendo maggiori elementi conoscitivi del disegno di legge, hanno compreso che esso abbonda in diritti, trascura i doveri, rischia d’intasare i tribunali civili, comporta un onere notevole per lo Stato, può aprire le porte ad abusi (per avere la pensione di reversibilità, quanti Dico di comodo si stipuleranno?) e favorire l’immigrazione extracomunitaria. Non solo. Dice nulla il fatto che, ad attaccare il testo legislativo e a sollecitare dallo Stato più attenzione per le famiglie, partecipino anche le musulmane? Le quali, per bocca della Presidente dell’Associazione donne marocchine Souad Sbai, condannano quel disegno di legge. Non fosse altro perché essa potrebbe essere “un cavallo di Troia verso la poligamia”. Certo, a stare ai dati Istat, il numero dei matrimoni va declinando. Nel 2005 ne sono stati celebrati poco più di 250.000, contro i 419.000 del 1972. Di pari passo aumentano quelli celebrati con rito civile: uno su tre si svolge davanti al sindaco (un 32% contro il 20% di 10 anni fa). Aumentano anche le coppie, ormai oltre 500.000, che scelgono di restare fuori dal vincolo matrimoniale, pur non rinunciando ad avere figli: quasi 80mila all’anno, il doppio rispetto a 10 anni fa. Crescono pure separazioni e divorzi. Gli ultimi dati riferiti al 2004 indicano oltre 80mila separazioni l’anno e oltre 45mila divorzi. A tale fenomeno è collegato l’incremento dei secondi matrimoni (o successivi) riscontrato nell’ultimo decennio: attualmente in quasi il 10% delle nozze almeno uno degli sposi è alla sua seconda esperienza. Ma questi dati, anche se negativi, stanno a dimostrare che in Italia la famiglia ha resistito a lungo, nonostante l’abbandono in cui è stata lasciata per decenni dalla politica. Certo, da noi si fanno meno figli che altrove. Ma su tale fenomeno non influirà anche il fatto che nella Penisola si dedichi solo l’1,1% del Pil nazionale, contro il 3,9% della Danimarca, il 3,8% del Lussemburgo, il 2,5% di Francia, Irlanda ed Ungheria, l’1,3% della Svizzera? O che, grazie all’ultima Finanziaria, a parità di reddito il capofamiglia con 4 figli paga di tasse esattamente come un single? Benedetto XVI, in Brasile, ha invitato i giovani ad "impegnarsi per una società più giusta e fraterna", chiedendo loro “di avere rispetto per il matrimonio; di fare della castità … un baluardo delle speranze future"; di non cadere "facile preda degli assalti del materialismo e del laicismo". Ha trattato questioni di attualità italiana, forse sperando che i tanti denigratori capiscano che la sua non è ingerenza nella politica dello Stato, bensì difesa di valori che non appartengono solo alla morale cattolica ma all’etica dell’essere umano, di qualunque nazionalità sia. E che la famiglia è un bene da salvaguardare sempre e comunque. Non so se la manifestazione romana sia riuscita ad affossare i “Dico”. A giudicare dai commenti alle parole del Pontefice, temo però che, ancora una volta, non lo si voglia comprendere. Egidio Todeschini |