Meno parole e più aiuti alle famiglie

L’istituto familiare è in crisi, i drammi al suo interno numerosi, la procreazione scarsa. Ma la politica che fa per affrontare il problema?

 

 Il 22 febbraio scorso, su Il Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia, nelle poche righe del suo “Calendario”, individua “una grave debolezza nella posizione della Chiesa”. Che, a detta dell’articolista, “si presenta in pratica solo come un no. Un no insistito e continuo a tutte le proposte altrui, accompagnato però da un sostanziale silenzio su tutte le eventuali soluzioni alternative: le quali, si dice, esisterebbero, ma sulle quali poi non ci si esprime mai né con sufficiente chiarezza né con abbondanza di dettagli; laddove invece, come si sa, i dettagli sono tutto. La soluzione di diritto privato alternativa ai "Dico", per esempio, in sostanza come potrebbe funzionare?”.

Mi spiace contraddire l’esimio docente, ma sbaglia. E sbaglia due volte, sia ipotizzando che le gerarchie ecclesiali possano offrire allo Stato “laico” una concreta risoluzione legislativa; sia accusando il Vaticano di essere poco chiaro e carente nel fornire suggerimenti. Il Papa non detta ordini alle Istituzioni statali, si limita solo a ricordare ai credenti le norme inviolabili della Natura, dell’Etica e della Fede cattolica: se eccedesse, violerebbe il principio fondamentale del Concordato, rendendo così legittime le accuse di “ingerenza”. Accuse che, a riprova dell’opportunismo con il quale si accolgono le parole del Santo Padre e l’insegnamento del Magistero ecclesiastico, mancano quando egli, o un altro Prelato, invita alla pace e al dialogo o chiede alle Camere un atto d’indulgenza nei confronti dei carcerati.

Erronea anche la convinzione che la Chiesa si trinceri sempre dietro un “no” ma non dia spunti per affrontare e correggere le deviazioni culturali proprie dei nostri tempi, alle quali molte persone si rifanno per giustificare ed approvare alcune norme dello Stato, ritenute conformi alla “realtà” odierna. Prendiamo i “Dico” che lo stesso Galli della Loggia cita: rappresenterebbero, per qualcuno, un necessario adattamento all’evidente sfascio delle famiglie tradizionali. Ma con ciò ne deriva: la scarsa natalità che contraddistingue il nostro Paese, i sempre più frequenti casi di divorzio (le ultime statistiche dicono che se ne sentenzia uno ogni 4 minuti!), i tanti drammi familiari che la cronaca divulga quotidianamente.

Certo, la famiglia è in crisi; ma i politici che intendono scopiazzare (solo quando fa comodo) i sistemi vigenti all’estero, gli opinionisti che si conformano alle tesi prevalenti, i radicali che trasformano in diritto tutto ciò che piace ed anche i preti “supermoderni” si sono interrogati sul perché i matrimoni diminuiscono e comunque durano poco? Perché gli sposi sono riluttanti ad avere figli? Perché sempre più spesso si registra una tragedia in famiglia? Si sono domandati cosa facciano le Istituzioni e le personalità influenti per mettere un freno a tale dilagare di lutti? Si sono chiesti se tutto ciò non dipende anche dal “buonismo” e dalla irresponsabilità di alcune decisioni?

La Chiesa se li pone, questi interrogativi, e trova la risposta anche in quella continua violazione delle leggi naturali alla quale il legislatore dà man forte, legalizzando (o tentando di legalizzare) divorzio, aborto e coppie di fatto, con tutto ciò che ne consegue in termini di rivalse e vendette; trascurando d’intervenire con mezzi concreti – asili nido, tra l’altro – per venire incontro alle esigenze dei genitori; o non prevedendo pene efficaci per combattere la pedofilia; o anche infierendo con prelievi fiscali, indipendentemente dal numero di persone che compongono la famiglia.

Da decenni la Chiesa chiede leggi di protezione ed auspica la promozione di quanto può venire in aiuto dei nuclei familiari. Il risultato è sempre lo stesso: tante promesse ed un nulla di fatto. Il Governo Berlusconi era almeno intervenuto introducendo il concetto di “deduzione fiscale”, grazie al quale l’avere familiari a carico determinava un abbattimento dell’imponibile: a parità di reddito, cioè, l’importo in tasse diminuiva in funzione del numero di figli. Si agevolavano così le famiglie con maggiori problemi di bilancio.

Con la nuova Finanziaria si è tornati al vecchio sistema di detrazione, per cui l’imposta grava con la stessa percentuale di prelievo, il tot per cento sul reddito, indipendentemente dal fatto che la famiglia sia composta da due, tre o più componenti. Un sistema che colpisce soprattutto i redditi più bassi e che, quindi, scoraggia la procreazione. Senza contare che, al fisco statale, si aggiunge quello comunale, in crescita in oltre 700 città.    

Come si fa a pensare che i matrimoni non diminuiscano se, con la semplice convivenza, se ne possono avere tutti i vantaggi e piaceri, senza accollarsi i relativi oneri? Se, non risultando sposati, i due membri della coppia fanno dichiarazioni singole dalle quali risultano importi di reddito più bassi?  Da una recente rilevazione dell’Istat si rileva che le coppie che convolano a giuste nozze dopo un periodo più o meno lungo di vita in comune non durano più di quelle che il matrimonio lo hanno contratto subito. Che il motivo sia anche dovuto al maggior onere fiscale che ne deriva?   

E’ vero, nel nono dei 12 Punti con i quali Prodi ha richiesto la fiducia non si cita più il famigerato “Dico” e si parla di «Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia attraverso l'estensione universale di assegni familiari più corposi e un piano concreto di aumento significativo degli asili nido». Ottimo, se si manterrà l’impegno. Ma dove si prenderanno i soldi, stanti gli aumenti di spesa pubblica già approvati? Perché nel frattempo non si è corretto “l’errore” dell’ultima Finanziaria, quello che penalizza, con un onere fiscale più alto, le famiglie con figli disabili? E il disegno di legge sulle coppie di fatto, con relativa spesa statale che esso comporta, non è già al Senato che, tra una quindicina di giorni, ne inizierà la discussione? Certo, i Pacs esistono anche in Francia ove, però, la politica sostiene notevolmente le famiglie tradizionali. Non per caso vi si registra un incremento della natalità, benché l’85% delle donne francesi lavori, contro il 50% delle Italiane.  

  Da noi, invece, s’infliggono ulteriori colpi alla famiglia tradizionale, già notevolmente in pericolo, ed intanto si cerca d’imporre il silenzio alla Chiesa. In ossequio alla “cultura” imperante.

Egidio Todeschini

3.3..2007